giovedì 23 settembre 2010

La Biodiversità in cucina - L'erba amara (Tanacetum parthenium).

Erba amara (Tanacetum parthenium). Foto di Andrea Mangoni.
Come scrivevo in un altro post, la balsamita non è l'unica pianta a fregiarsi del nome di "erba amara". Ce n'è infatti un'altra, l'erba amara propriamente detta o partenio (Tanacetum parthenium).
Il partenio, noto anche come madrigale, è una piccola pianta della famiglia delle Asteraceae, originaria del Caucaso ma diffusa oramai nei giardini e negli orti di molti Paesi europei, Italia compresa. Raggiunge un'altezza di circa 60-70 cm, ha foglie finemente laciniate che ricordano quelle della ruta o del prezzemolo, e produce fiorellini simili a piccole margherite; in commercio si trova anche una cultivar in cui il centro dell'infiorescenza è bianco e ben rilevato, nota come "snowball" (vedi la foto sopra). Ampiamente utilizzata in erboristeria, con effetto emmenagogo, contro la febbre, i dolori articolari e la dismenorrea, per la maggior parte dei comuni mortali trova la propria consacrazione in cucina.
Erba amara (Tanacetum parthenium). Foto di Andrea Mangoni.Io l'ho scoperta per caso, nel giardino di mia suocera, dove cresceva nei vasi e si autoseminava a profusione in ogni intersitizio della pavimentazione. Del resto mia moglie viene dal mantovano, e più specificatamente da quei territori compresi tra Sommacampagna nel veronese e Mantova, dove tanto è diffuso l'utilizzo culinario di questa essenza. Essa è impiegata principalmente come ingrediente per saporite frittate e per il ripieno dei tortelli, proprio come la balsamita; a differenza di questa, però, essa manca del tutto dell'aroma di menta, mentre è molto più accentuato il gusto amaro; è proprio lei, a tutti gli effetti, la vera erba amara! Ne bastano infatti poche foglie per riempire di gusto una generosa frittata per 4 persone, magari già di per sè insaporita con un buon soffritto di cipolla di Tropea.
Una grossa differenza con la balsamita sembra essere anche la modalità di propagazione. In questo caso infatti la via più semplice è quella di moltiplicare la pianta per talea erbacea in estate, staccando i getti laterali, privandoli delle foglie basali ed interrandoli parzialmente in vasi riempiti con terriccio da giardino mantenuto sempre umido. In capo ad una settimana le talee inizieranno a radicare. Una curiosità: in teoria il tanaceto è una pianta perenne ma le mie piante, al secondo o terzo anno di vita, dopo la fioritura iniziavano a seccare completamente, a partire dalle cime fiorite. Ebbene, se le talee erbacee estive erano state fatte con rametti del secondo - terzo anno che portavano boccioli, fiorivano anch'esse e anch'esse alla fine seccavano proprio come se fossero state ancora attaccate alla pianta madre; le talee ottenute invece da rametti laterali privi di boccioli sopravvivono senza problema alcuno. Nella foto in basso è possibile vedere due vasi di talee, uno dei quali, a destra, mostra proprio delle pianticelle seccatesi dopo la fioritura. Il partenio però si autosemina vigorosamente, riempiendo di giovani piantine il proprio vaso e quelli adiacenti. La crescita in questo caso è però più lenta, e bisogna attendere alemno un anno prima di poter iniziare a utilizzare la pianticella in cucina.
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Erba amara (Tanacetum parthenium). Foto di Andrea Mangoni.

5 commenti:

Vera ha detto...

Nelle valli del Trentino, da cui proveniva mia madre, era abitudine preparare la torta di erba amara; un dolce povero ottenuto ammollando pane vecchio nel latte sbattuto con l'uovo, si aggiungeva un pugno di zucchero un po' di uvetta e un trito grossolano di partenium. Nient'altro, e si infornava nella tortiera "col buco"
Cresceva spontaneamente negli orti, nessuno si curava di piantarla o seminarla. C'era anche nell' orto della casa di Bolzano dove sono nata. Ora abito in Romagna e in qualche vaso di fiori portato da lassù qualche seme di erba amara doveva esserci. Adesso la trovo spesso anche qui attorno a casa (in principio non c'era) e guarda un po' mi hai fatto proprio tornar voglia della torta, quasi quasi me la faccio. Peccato che chi non ne conosce il gusto solitamente non lo apprezzi al primo assaggio. (per i neofiti meglio metterne poca d erbetta)

Il Sentiero della Natura ha detto...

Complimenti!
Che bel blog!

Andrea ha detto...

@Vera: grazie per aver condiviso ricordi e... "ricetta"! Mi fa piacere sapere che ti è tornata voglia di fare la torta. Mandami una foto, se ti va, con la ricetta completa, che la pubblichiamo come postilla al post!
@Sentiero: grazie mille!

Lau ha detto...

mia nonna usava una "erba amara" per fare la frittata, le veniva data da una amica, l'abbiamo 'persa' anni fa, ne era rimasta solo un vasettino, tenuto nella speranza di recuperarla! guardando le foglie pare proprio lei! grazie per aver scritto questa pagina!

Andrea Mangoni ha detto...

grazie a te per essere passata di qui! Se hai bisogno di questa pianta mandami una e-mail!