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Oggi recensiamo questo libro edito da Terra Nuova EdizioniIl mio frutteto biologico, di Enrico Accorsi e Francesco Beldì. Il volume consta di 286 pagine di testo e costa 20 €. 

Il libro si propone come un manuale completo per chi affronta l'avventura di coltivare per conto proprio la frutta destinata alla propria mensa, ma da anche spunti validi a chi è già pratico di frutticoltura ma desidera provare a intraprendere una nuova strada nella coltivazione del proprio frutteto. 

Nella prima parte il volume affronta argomenti di carattere più generale, dalla classica domanda "perché biologico?" ai modi corretti per impiantare un frutteto, dalla gestione del suolo alla sua cura e nutrizione, dalla potatura alla raccolta dei frutti. Ho apprezzato molto i disegni presenti in questa prima parte del libro, chiari ed efficaci nell'illustrare soprattutto le fasi salienti della potatura. Occorre dire che tutto il volume è caratterizzato da un ottimo impianto iconografico, tante le foto e  le immagini di buona qualità.

La seconda parte del libro si occupa invece della lotta ai parassiti, alle malattie e alle avversità che possono colpire le nostre piante. Sono indicate anche le ricette di base per alcuni macerati; ottimi anche i suggerimenti per attrarre le varie tipologie di insetti utili nel frutteto.

La terza parte è formata da schede tecniche che riguardano nel dettaglio le singole specie o famiglie di piante del frutteto. Di ognuna di esse vengono indicate le esigenze pedoclimatiche, le varietà più adatte, i sistemi di allevamento, le cure colturali e le principali avversità. Utili le tabelle che trattano il calendario degli interventi da effettuare contro parassiti e malattie che di norma colpiscono più di frequente le varie piante.
Il volume tratta sia drupace e pomacee, le piante da frutto più comuni, sia i frutti di bosco, gli agrumi, l'actinidia, la vite e tante altre specie ancora.

Un'appendice finale contiene poi nominativi e indirizzi di ditte, produttori e vivaisti che possono risultare utili nel lavoro del frutticoltore.

Il volume è ottimo sotto molti punti di vista (avrei preferito forse la stampa su una carta differente, ma tant'è) ed è consigliabile a tutti, in particolar modo a chi sta iniziando l'impianto del proprio "angolo verde". Un bel volume per la biblioteca dell'agricoltore o dell'hobbista, anche grazie alla facilità di lettura e alla praticità dei contenuti.

Alla prossima!

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Potete trovare il volume su Amazon: 




ALTRE LETTURE INTERESSANTI

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La homepage del sito dell'agrimuseo "La Masseria". 

Oggi desidero segnalarvi il sito di un allevatore che ha fatto la storia della Polverara: il sito dell'agrimuseo "La Masseria" del rag. Antonio Fernando Trivellato.

Come abbiamo detto in tante altre occasioni, la razza Polverara è stata più volte sul baratro dell'estinzione. Il sig. Bruno Rossetto si adoperò per conservarne il patrimonio genetico, proteggendo gli ultimi capi per oltre 50 anni. Ma il merito della ricostituzione numerica della razza e della sua moderna selezione va dato ad Antonio Fernando Trivellato, polverarese. Verso la fine degli anni '90 del secolo scorso, infatti, il rag. Trivellato intraprese un lungo e difficile lavoro di recupero della razza, partendo inizialmente da incroci tra Padovana Gran Ciuffo e Cornish e inserendo poi 6 esemplari puri derivanti da uova ricevute dal sig. Rossetto. In seguito entrarono a far parte del suo lavoro di selezione anche altri esemplari di polli ciuffati meticolosamente e faticosamente raccolti nelle campagne del padovano. Dopo lunga selezione egli
Il Veneto dei contadini. 1921-1932.
Di Paul Scheuermeier. Angelo Colla Editore.
"Prima io non fui né folklorista né etnografo né geofrafo; ma io partii linguista e ritornai folklorista. La necessità di studiare la lingua del popolo, mi mise dentro la vita di questo e in mezzo alle sue cose".
C'era una volta un uomo.
Si chiamava Paul Scheuermeier, era un'etnografo svizzero e aveva ricevuto l'importante compito di raccogliere una notevole mole di informazioni su lingua, tradizioni e costumi delle popolazioni contadine per comporre l'Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale.

Era da poco finito il primo conflitto mondiale, e le nostre campagne avevano un'importanza molto diversa da quella che rivestono oggi. In esse esisteva un mondo di saperi, parole, leggende, strumenti e vissuti che sarebbe stato destinato a sparire di lì a pochi anni. Il giovane svizzero si muoveva di paese in paese, di città in città, raccogliendo dati, registrando parole, usi e costumi, annotando ogni cosa tramite lettere e disegni, e soprattutto fotografando. La macchina fotografica infatti rivaleggiava col taccuino degli appunti, fermando attimi di vita contadina, ritraendo volti, vestiti, attività, animali, abitazioni, tutti congelati in pochi attimi e sottratti forse per sempre al destino di non lasciar traccia di sè. 

Paul Scheuermeier (a destra) parla con un contadino.
In ogni paese che visitava cercava di trovare persone di fiducia, gli informatori, che avevano il compito di fare per lui da tramite con la popolazione locale. Con l'ausilio di speciali questionari, appunti e delle immancabili
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La natura non è morta. Essa vive e cresce. Tutto ciò che l'uomo deve fare è convogliare queste immense forze nascoste nella produzione [...]. Purtroppo, invece che usare questo enorme potere, la gente ha deciso di distruggerlo.
Masanobu Fukuoka

Immagina. 
Immagina che le piante del tuo giardino producano frutta senza che tu faccia nulla per loro. Senza potature, senza attenzioni, senza nulla.
Immagina di coltivare un campo senza arare, o un orto senza sarchiare. 
Ora guardati indietro, e scoprirai che qualcuno ha già provato ad ottenere tutto questo. Si chiamava Masanobu Fukuoka, e vi ho già parlato di lui in passato, qualche anno fa, quando se ne è andato alla verde età di 95 anni. Si trattava di un uomo che ha cercato per tutta la sua vita non di piegare la Natura ma di piegarsi ALLA Natura, nel suo nativo Giappone. 
Il titolo di questo libro è, in effetti, fuorviante. Fuokuoka col metodo di coltivazione biologica aveva poco a che vedere, il suo approccio era molto più radicale. Si poneva infatti di fronte alla Natura con lo sguardo più di un fedele (in senso religioso) che di un agricoltore.
Qual'era la sua filosofia di base? L'idea di partenza era quella di osservare come