venerdì 8 aprile 2016

Perché mettere pietre e mattoni attorno agli alberi da frutta? - Tecniche di Permacultura

Un pesco trapiantato da poco, con un muretto di mattoni attorno.

Il trapianto di un albero di una certa dimensione spesso è un po' problematico. Può capitare, ad esempio di ottenere una pianta che abbia una zolla molto piccola rispetto alla chioma; è il caso ad esempio di un bel pesco ricevuto da un'amica lo scorso anno, che a fronte di una zolla piuttosto piccola aveva dei bei rami lunghi disposti a corona. Mi spiaceva tagliarli, ma avrebbero sbilanciato la pianta e per sostenerla avrei dovuto piantare dei tutori robusti, troppo vicino alle radici per i miei gusti, se avessi voluto evitare che collassasse al primo alito di vento. Mi è venuto in aiuto un ottimo permacultore, o meglio uno dei suoi libri: Sepp Holzer con la sua "Guida pratica alla permacultura".

In questa foto si vede bene la disposizione dei mattoni "a muretto". I mattoni sono però solo posati l'uno sull'altro. In questo caso proteggono una pianta di rovo senza spine.

Nel suo libro, Sepp Holzer parlando del trapianto dei giovani alberi affermava di fare dei cumuli di pietre attorno alla pianta stessa. I motivi sono molti e li andremo ad analizzare uno per uno. Per l'autore, che abita nelle Alpi, recuperare pietre e massi non dev'essere stato particolarmente difficile; per me, che abito in una zona pianeggiante della provincia di Venezia, con mari di
argilla e nessuna roccia più grossa di un sassolino, un po' meno. Ho scelto quindi un'alternativa che mi sembrava non solo valida ma anche esteticamente gradevole: vecchi mattoni provenienti da un fienile rustico oramai demolito. Mi sono limitato a disporli attorno all'albero a mo' di muricciolo, riempiendo poi gli spazi vuoti con rovinacci, mattoni rotti e simili detriti.

Un giovane alberello di pero malandato, trapiantato dopo anni di vaso in pieno campo e coi suoi mattoni protettivi.

Quali sono i vantaggi di questa pratica? Il primo e il più evidente è che i mattoni o i sassi appesantiscono la terra attorno alla pianta, bloccando la zolla e rendendo di fatto molto difficile che il vento possa far cadere l'alberello. Il peso stabilizzerà la zona e la pianta potrà superare il momento del trapianto con calma, producendo nuove radici che penetreranno nel suolo circostante. 

Rovinacci e pezzi di mattone, all'interno del muretto, stabilizzano il terreno e le radici della pianta. Lasciando qualche spazio vuoto nel terreno vi si possono coltivare attorno piante da fiore o aromatiche.

Un secondo vantaggio evidente è dato dal fatto che sassi e mattoni trattengono una maggiore umidità, e creano attorno al giovane albero un microclima più umido e favorevole. Sebbene pietre e mattoni non vengano legate con calce, ma solo posate, alla fine il terreno alla loro base vi aderisce così bene da impermeabilizzare leggermente il muricciolo e far sì che l'acqua versatavi dentro vi permanga fino a completo assorbimento, senza disperdersi attorno troppo.

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Questo risulta particolarmente utile quando si acquistano quei minuscoli alberelli da frutto nei supermercati o nei vivai, in prima vera, forniti di norma con le (poche) radici avvolte da sfagno o segatura umidi e infilate in un sacchetto di plastica. Il microclima più umido garantito da questo sistema aiuta la pianta nei primi mesi, soprattutto se il trapianto è stato fatto in primavera, prima dell'estate.

Un astone da vivaio, con pochissime radici. Si è avvantaggiato del microclima umido garantito dai mattoni.

Un terzo vantaggio è dato che queste strutture offrono riparo e dimora a innumerevoli creature, anche - e speranzosamente! - a piccoli predatori. Ragni, centopiedi, pseudoscorpioni, stafilinidi troveranno naturalmente rifugio tra pietre e mattoni e aiuteranno a tenere sotto controllo alcuni tipi di parassiti e fitofagi. Io, nel sollevare i mattoni attorno a un piccolo pero per fare le foto di questo articolo, ho trovato coleotteri carabidi, una piccola lucertola e una larva di lucciola, feroce predatrice di chiocciole. Ma anche orbettini e rospi potrebbero prender casa presso le vostre pietre.

Togliendo un paio di mattoni dalla struttura, ecco mostrarsi radici, miceli e un piccolo predatore: una larva di lucciola.

Ancora, pietre e mattoni impediranno che nella falciatura del prato gli alberi possano essere danneggiati dalla falciatrice o dal decespugliatore. Probabilmente, la struttura fatta coi mattoni risulta anche quella che garantisce una maggiore facilità di rifinitura del taglio dell'erba.

La forma regolare dei mattoni, oltre a essere esteticamente gradevole, aiuta anche la manutenzione del giardino.

Da ultimo, ma non meno importante, se riempirete l'area tra la truttura e l'albero con rovinacci e pietre, otterrete una pacciamatura presso che completa del terreno attorno all'albero, con la conseguente eliminazione della crescita delle erbacce; in seguito, facendo appropriati "vuoti"  in quest'area, potrete ad esempio piantare attorno all'albero erbe aromatiche o piante da fiore dalle radici superficiali e comunque non invasive.

Non solo alberelli traggono giovamento da questo metodo, ma anche piante da fiore ed erbe aromatiche, come la menta (sopra) e gli aster (sotto) di queste foto.

Insomma, un sacco di vantaggi per delle strutture così semplici da assemblare. Essendo solo posate sul terreno, il loro montaggio o al contrario il loro smontaggio sono questione davvero di pochi minuti. E ovviamente potrete adottare questo sistema non solo per alberi da frutto o arbusti, ma anche per delimitare e proteggere erbe aromatiche, ortaggi particolari e piante da fiore. Provate, e vedrete che non ve ne pentirete. Buon lavoro!



7 commenti:

Elena Bazan ha detto...

Caro Andrea, sono arrivata sul tuo blog cercando informazioni sulla gestione di un pollaio, mi é così piaciuto che l'ho letto da cima a fondo, finendo oggi. Complimenti per il bellissimo lavoro che hai fatto in questi anni, continuerò a seguirti con piacere, un saluto.

Andrea Mangoni ha detto...

cara Elena, ti ringrazio per il commento e sono lieto che ti sia piaciuto il blog! Spero di poter continuare a offrirvi contenuti interessanti. A presto!

Anonimo ha detto...

Salve, volevo porle una domanda. Sa se vi era un ceppo di quelle galline che lei chiama cucche in calabria? Da noi son note come "gadina" mentre i campani le chiamano "riggitane" cioè provenienti da reggio calabria, da non confondere con la rossa. Lo chiedevo perchè me ne fu regalata una tempo fa.
Cordialmente.
Alberto.

Andrea Mangoni ha detto...

esistevano vari ceppi di cucche in diverse zone d'Italia; ad esempio anche nella zona di Benevento.
In seguito alla loro rarefazione e/o scomparsa vennero affibbiati gli stessi nomi locali a varie razze e ibridi con colorazione barrata.

Anonimo ha detto...

la ringrazio per la risposta, e le faccio i complimenti per il suo lavoro di recupero delle razze autoctone.
Cordialmente.
Alberto.

Anonimo ha detto...

Andrea, chiedo scusa, vorrei utilizzare la crusca come lettiera per i pulcini, è valida? non può creare alcun problema di salute?
Ciao grazie.

Andrea Mangoni ha detto...

ciao, io eviterei, sia per la quantità di polvere sia per la facilità con cui potrebbe ammuffire con le feci e l'acqua dei piccoli. Userei piuttosto il classico truciolo depolverato.