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Come dare l'ortica ai polli? Molti allevatori offrono questa pianta ai propri animali, ma non sempre gli avicoli la gradiscono. Oggi vedremo insieme appunto quali sono i modi migliori per somministrare l'ortica alle galline. 

L'ortica (Urtica dioica) è davvero la cenerentola degli orti: invasiva, detestata per i dolorosi incontri che regala a chi la sfiora, è una vera e propria bomba dal punto di vista nutrizionale: ricca di vitamine (B2, B3, A, K) e di sostanze utili (potassio, calcio, fosforo, magnesio).


In pollaio l'ortica è utilissima come integratore alimentare, specie d'inverno, visto che pare stimolare la ripresa della deposizione nelle galline. Come somministrarla? Abbiamo vari modi per farlo. Possiamo offrirne le foglie più tenere fresche e tagliuzzate finemente ai polli in gabbia di accrescimento o nei recinti, oppure possiamo lasciarla essiccare e sbriciolarla nel pastone. E ancora, possiamo sbollentarla e unirla sempre al pastone a base di pane o crusca, da fornire d'inverno agli animali. Troverete le indicazioni necessarie nel video che posto qui sotto. 



Tutto sta ad andare oltre al suo pungente abbraccio, dovuto alla presenza di sostanze urticanti nei tricomi, peli unicellulari che si rompono al contatto con un potenziale aggressore liberando le sostanze al loro interno. Ma nella lillipuziana foresta di peli velenosi e non che adombra fusto e foglie dell''ortica, una marea di insetti trova casa, dagli afidi agli imenotteri parassiti degli afidi stessi, fino ai bruchi di tante specie di farfalla.




LIBRI CONSIGLIATI

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Quando, quest'anno, ho deciso di riprendere un gruppo di Gallina Boffa, ho pensato di ripartire pensando direttamente a un obbiettivo preciso da ottenere: la Boffa bianca. Ho pensato che vedere nel pascolo un bel gruppo di Polverara nere e di Boffe bianche sarebbe stata una vista magnifica. Ho preso quindi una femmina avana e un gallo bianco dal Pollaio Rurale La Giuliana, provenienti dalla mia linea di sangue, e per assicurarmi variabilità genetica ho recuperato una femmina nera con una lieve macchiettatura bianca da Stefano Gallo. Il trio si è ambientato senza problemi, e alla fine quest'anno ho ottenuto un gruppetto di giovani Boffe avana, provenienti dai soggetti di Gianni. 



Di questi animali ho tenuto solo 3 giovani femmine, per la rimonta, tutte portatrici del bianco; ma dalla femmina nera di Stefano sembrava non esserci modo di ottenere uova feconde. Per tutta la primavera e l'estate le uova o erano chiare, o mostravano un guscio stranamente fragile. Poi, quest'autunno, la matrona nera di Stefano ha mutato produzione: in un'ultima incubata autunnale di 20 uova, solo 6 sono risultate feconde ed erano tutte uova deposte da lei. 



Alla fine su 6 uova ho avuto 5 pulcini, che ad occhio e croce sembrano essere 4 galletti e una femminuccia, tutti caratterizzati da una livrea scura ma portatori di bianco. Così se riuscirò ad accoppiare questi maschi con le sorellastre avana potrò avere nella prossima generazione delle Boffe candide, come avevo voluto fin dall'inizio, e mantenendo per di più una discreta variabilità genetica.

LIBRI CONSIGLIATI


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Giovani anatre mute grigio perla


Le giovani anatre mute stanno finalmente diventando subadulte e degli 8 nati di quest'estate 3 sembrano essere maschi e 5 invece femmine. Determinare il sesso delle anatre mute non è troppo difficile, e per aiutare chi non ha ancora maturato esperienza in tal senso ho pensato di realizzare un video sull'argomento, che pubblicherò nei prossimi giorni.

Giovani anatre mute grigio perla


Ho deciso di tenere per il momento i vecchi riproduttori e una coppia di giovani (quelli con le caruncole e i tarsi più scuri) e di cedere gli altri esemplari.
Sono bellissimi da vedere, mentre oziano sul prato, con la loro splendida livrea grigia e bianca. Forse il prossimo anno cercherò dei soggetti neri, per rinsanguare, ma per il momento mi godrò queste meraviglie.


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Come evitare sprechi alimentari?

I polli sono incredibilmente abili a sprecare mangime, spargendolo fuori dalle mangiatoie e rovinandolo o disperdendolo. Se usate correttamente, le mangiatoie a tramoggia sono uno dei modi migliori di diminuire gli sprechi. Ecco i tre punti fondamentali da seguire per avere il massimo risultato.



1) Appendete la mangiatoia a tramoggia, in modo che il piatto di beccata sia all'altezza più meno della testa degli animali. In questo modo i movimenti che potrà fare il pollo saranno limitati, e il cibo sparso a terra sarà molto molto minore.
2) Offrite un mangime omogeneo. I polli vedono benissimo forme e colori, per cui se offrirete un miscuglio di granaglie agli animali questi finiranno per mangiare solo quelle che gradiscono di più spargendo fuori il resto. Macinate col molino tutte le granaglie e mescolatele bene in modo che risultino molto omogenee, oppure acquistate direttamente un mangime già pronto.


3) Pesate il cibo. Offrite ogni giorno agli animali la quantità di cibo che essi possono mangiare in un giorno, così che il mangime eventualmente caduto venga minuziosamente raccolto dagli animali affamati.
Questi tre accorgimenti vi faranno ottenere il massimo dalle vostre mangiatoie e vedrete diminuire vistosamente la quantità di cibo sprecato, con benefici secondari indubbi (come la diminuzione di roditori attratti dal cibo sparso a terra). Provate e vedrete che avrete buoni risultati!



gallo di polverara


E come ogni anno, in questa stagione, guardo ai giovani nati in primavera alla ricerca del futuro, valido riproduttore. Tra i galli ha diverse scelte, ma al momento il migliore sembra essere lui. Il ciuffo, per una volta, è totalmente in avanti; gli occhi sono perfettamente arancioni. Gli orecchioni sono bianchi, i tarsi verdi, la livrea ricca di riflessi scarabeo. La taglia è media, ma è comunque il secondo più grande travi maschi nati quest'anno. Il becco è al limite, la mandibola inferiore sembra troppo lunga, ma accoppiandolo con femmine non consanguinee dovrei eliminare il problema. Due cose non mi piacciono: la cresta a cornetti, che è davvero minuscola, e la struttura fisica, con spalle e groppone troppo stretti. Ma l'unico soggetto più largo e robusto sembra avere troppi difetti rispetto allo standard per poterlo usare.

Non resta quindi che aspettare che finisca lo sviluppo per valutarne anche peso, forma e portamento. Nel frattempo alcuni giovani nati quest'estate, tardi, stanno crescendo e fra loro forse troverò un gallo ancora migliore, ma per ora lasciamo che lui, con la sua intraprendenza, si prenda il titolo di futuro riproduttore.

gallo di polverara





Negli scorsi giorni è arrivato anche per noi il momento della vendemmia, una raccolta che assurge al ruolo di rito vero e proprio e quest'anno reso più povero dalla mancanza di una persona che non c'è più e che ne godeva immensamente.

Non è stato un bell'anno, per l'uva. I secchi faticavano a riempirsi, ogni grappolo andava mondato dagli acini rinsecchiti o marci, regalo sgradito delle grandinate estive. Ma il carretto continuava, seppure a rilento, a raccogliere le ceste e il loro carico. A poco a poco il grande carro si riempiva: un quintale, poi due, e così via.

Alla fine il carico completo è stato di circa otto quintali di uva, pochissima rispetto agli altri anni, ma meglio di quanto a un primo sguardo si potesse sperare di ottenere. Il grado zuccherino si è aggirato a poco più di 18, e vista la qualità dell'uva credo sia stato un risultato eccellente.




Ma l'importante era riuscire a finire e a concludere anche quest'anno il ciclo della vigna, a prescindere dal risultato.
Gli unici ad aver festeggiato sono stati i polli: ampie ceste di uva di scarto li hanno fatti felici oltre misura, offrendo una gustosa alternativa al solito rancio. E va benissimo così, almeno loro hanno goduto davvero appieno di questa giornata.




polverara bianca

A vederle sul prato di un verde freddo e asettico le Polverara bianche sono un colpo d'occhio davvero notevole. Lo scorso anno avevo deciso di eliminare tutti i soggetti bianchi e di concentrarmi sulla selezione delle nere, per lavorare sui riflessi verdi che tale livrea deve comportare. Ma dopo pochi mesi è emersa, alla prima schiusa, una manciata di soggetti candidi dagli esemplari ebano. Cosa è successo quindi?

Iniziamo col rispondere a una domanda che in tanti mi avete fatto negli scorsi mesi: quale dei due colori, tra bianco e nero, risulta dominante nei polli? E la risposta è... Dipende, perché le cose non sono così lineari come sembrano. Iniziamo col dire che bianco e nero non sono degli alleli diversi di un singolo Lucia genico, ma che si tratta di almeno tre differenti loci, per cui non si può semplicemente parlare di dominanza di un colore sull'altro.
In particolare, una livrea nera è data dall'allele E del locus omonimo E, locus che conta non meno di 8 alleli diversi responsabili tra l'altro della livrea selvatico oro, selvatico frumento, selvatico bruno. La condizione per cui un pollo è nero è data dalla presenza in omozigosi di E (E/E) con l'aggiunta di geni melanizzatori. Nella Polverara è questa (o dovrebbe esserlo) la corretta base del piumaggio.
Per il bianco invece le cose si fanno più complicate. Generalmente nelle Polverara è presente il bianco dominante I, che inibisce la produzione di melanina. I soggetti in cui l'allele è in omozigosi (I/I) appaiono bianchi, mentre in eterozigosi (I/i+) sono bianchi con qualche pezzatura nera. Se il bianco della Polverara fosse dovuto solo al gene I sarebbe quindi bastato eliminare i soggetti bianchi o pezzati dall'allevamento per selezionare solo capi neri. Ma il bianco può essere dovuto, come livrea, anche al gene C+ del bianco recessivo. In particolar modo se in omozigosi l'allele c (c/c) rende il mantello candido, mentre in eterozigosi (C+/c) l'inibizione della melanina scompare e i polli mostrano la loro normale livrea.
Nel caso in oggetto, nel mio gruppo di Polverara erano presenti entrambi i geni del bianco, causando così la ricomparsa di tale colorazione (continua nel primo commento).

polverara bianca


polli al pascolo
Qualche giorno fa, per la prima volta, ho potuto lasciare i giovani nati di quest'anno al pascolo. È sempre un momento speciale vedere il primo approccio dei nostri avicoli alla distesa di erba e alberi che si para loro davanti. Inizialmente guardinghi, muovono i primi passi timidamente iniziando a becchettare, fino a che gli animali più vecchi non li sorpassano con foga e si lanciano a cercare i posticino che tanto amavano sotto gli alberi o tra i cespugli. I giovani allora partono al seguito, lasciando le proprie remore, correndo e svolazzando a più non posso: oramai sono così grandi che i falchetti che regolarmente frequentano il frutteto non rappresentano più un potenziale pericolo. Gli anatroccoli sono sorvegliati a vista dai genitori, che ogni tanto si inalberano proteggendoli se qualche pollo si avvicina un po' troppo a loro. È arrivato uno dei momenti dell'anno, nel mio allevamento, che preferisco di più, il momento in cui vorrei solo sedermi sotto un albero ad ammirare i miei animali scorrazzare al pascolo attorno a me.

piccola anatra muta


La pioggerellina sottile di stamattina ha costellato il prato e le foglie degli alberi di migliaia di gocce d'acqua che rilucono come gioielli. I polli sono indifferenti, inzuppati ma tranquilli: molti infatti scelgono di prendere la pioggia, piuttosto che stare nel ricovero. Ma chi si gode davvero la giornata sono le anatre mute. 

piccola anatra muta


I giovani sono inzaccherati, con un'aria satolla e soddisfatta mentre si godono il fresco e l'acqua c

piccola anatra muta

he ha riempito i contenitori presenti nel loro recinto. La madre è sempre all'erta, anche se ora ha accettato la mia presenza con più serenità e sembra non considerarmi più una minaccia per i suoi piccoli a meno che non mi avvicini a meno di un metro di distanza.

piccola anatra muta


Ero molto curioso invece di capire il comportamento del maschio: non avevo mai lasciato infatti una femmina libera nello stesso recinto del compagno subito dopo la schiusa delle uova. Stavolta ho voluto lasciare fare alla natura e lo spettacolo è stato magnifico. Durante la cova il maschio sostava spesso di fronte al nido, in paziente attesa. Dopo la nascita sembra occuparsi abbastanza attivamente della prole, attaccando i polli che si avvicinino troppo ai suoi anatroccoli. Un gruppo famigliare stupendo che fa davvero tenerezza.

femmina di anatra muta


Ora non devo fare altro che aspettare di vedere come cresceranno i piccoli e quanti maschi e quante femmine avrò, per capire quali e quanti animali tenere per il prossimo anno.

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Giovani Polverara


Il pollaio in questa stagione è sempre affollato dei giovani nati in primavera. Quest'anno le sorprese non sono mancate e gli animali che sono nati mi hanno mostrato quali vie seguire nel prossimo lustro almeno.

La cosa più evidente è stata la manifestazione di una serie di problemi dovuti alla consanguineità. Dopo anni senza aver mai inserito nuovo sangue, e dopo 5 anni di impossibilità di praticare lo spiral mating, quest'anno sono sia comparse livree che credevo perdute sia si sono presentati per la prima volta dei problemi fisici totalmente nuovi.
Dal punto di vista delle colorazioni sono ricomparse la mottled (almeno in apparenza), la bianca recessiva e una nuova livrea grigia, molto particolare. 

pollastra di Polverara


È evidentemente una mutazione del bianco recessivo, e sarebbe bello studiarla, ma...
Ma il soggetto (a destra nella prima foto) mostra un difetto congenito, una malformazione delle ossa del cranio che porta il becco a incrociarsi, causando difficoltà nell'afferrare qualcosa col becco. Sebbene l'animale riesca a nutrirsi regolarmente, non potrò probabilmente riprodurlo. Problema certo legato alla consanguineità, dovuta anche alla morte di alcune femmine adulte a causa di un predatore, nei mesi scorsi, cosa questa che ha diminuito la variabilità genetica del gruppo dei riproduttori.

pollastra di Polverara


Sono nati poi diversi soggetti con ciuffi troppo grandi: bellissimi, ma fuori standard. Non potrò certo tenerli come riproduttori, per cui di fatto sono a disposizione di chi voglia dei polli vivaci e affascinanti.
Di Boffe ne sono nate solo 4, ma le femmine in effetti avevano fatto davvero pochissime uova. 

gallo di Boffa


Le mie gallinelle nane invece si sono date da fare e sono nati molti giovani, quasi tutti di livrea sparviero.



Un anno ricco? Certamente, ma che getta anche pesanti ipoteche: per rimediare alla morte delle riproduttrici dovrò cercare qualche femmina in allevamento diversi dal mio, inserendo per la prima volta dal 2010 nuovo sangue nel mio allevamento.
Ma questa sarà una avventura totalmente nuova, e la racconteremo un'altra volta.



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Capita, a volte, che in pollaio nasca un soggetto diverso da tutti gli altri, che ci lascia sbalorditi per qualche caratteristica. Quest'anno è stata la volta di un galletto di Polverara, che al posto di sfoggiare un paio di mefistofelici cornetti, sembra avere una strana cresta che ricorda quella a coppa della siciliana o forse più compiutamente quella a foglia di quercia della francese Houdan. Ma cosa dovrebbe essere successo?

Difficile dirlo. Nella complicata genetica del pollo, sono alcuni alleli del locus D i responsabili dello sdoppiamento della cresta. Un pollo con base genetica d+/d+ sfoggerà una cresta semplice, un Polverara dalla cresta a cornetti sarà caratterizzato dalla presenza in omozigosi dell'allele Dv (Dv/Dv) mentre una siciliana avrà una cresta a coppa dovuta all'azione di un terzo allele, Dc (Dc/Dc). Su tutti questi alleli possono poi insistere geni modificatori che influiscono sulla forma finale della cresta in questione. In una situazione di eterozigosi, data dall'incrocio di polli a cresta semplice con polli a cresta a cornetti, si ha un patrimonio genetico che comprende l'accoppiata Dv/d+, che comporta un parziale sdoppiamento della cresta. La razza francese Houdan, con la sua cresta a farfalla o a foglia di quercia, non è ben chiaro se sia dotata di una forma modificata di Dc o se invece sia portatrice di un differente allele del locus D.



E il nostro galletto allora? Mistero: si tratta di un incrocio con una gallinella nana, e quindi di una cresta in stato di eterozigosi? O invece si è verificata una mutazione, che ha prodotto al posto di un paio di cornetti una cresta a coppa su cui agiscono dei modificatori della forma? Impossibile dirlo ora. Se fosse vera la prima ipotesi dovremmo osservare una taglia molto piccola del soggetto adulto; per verificare che sia vera la seconda, dovremo aspettare invece che cresca e programmare degli accoppiamenti con animali a cresta semplice per studiare la trasmissibilità del carattere. In ogni caso sarà interessante vedere l'evolversi della situazione, e non ci resta che allevare questo galletto e vedere che sorprese ci riserverà da adulto.

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maschio di anatra muta


Le anatre mute che ho portato a casa settimane fa si sono adattate bene alla loro nuova dimora. Sono animali molto tranquilli e tra i più semplici - e silenziosi! - avicoli da allevare. Solo quando agitati, ad esempio se mi avvicino troppo, sollevano i ciuffi di penne sul capo e il maschio inizia a soffiare, col collo che avanza e arretra ritmi valente come uno strambo stantuffo. Amo la loro livrea, elegante e semplice, e soprattutto amo i loro grandi occhi scuri, che sembrano piccoli laghi neri. Sono sempre vivaci e attenti, e sembrano scrutarmi con benevolo interesse - ma anche con un po' di diffidenza - quando vado a cambiare e pulire loro l'acqua. Proprio l'approvvigionamento idrico andrà migliorato fortemente quest'anno. Voglio fare arrivare l'acqua corrente in tutti i recinti, in modo da garantire ai miei animali sempre la disponibilità costante di acqua. Per le anatre si tradurrà anche nella possibilità, per me, di pulire più efficacemente la vasca che funge loro anche come bagno privato e alcova. Si, perché queste anatre si accoppiano volentieri in acqua o - come ora, in cui la vasca è troppo piccola per ospitarle entrambe - nelle sue vicinanze. Così non è raro vedere maschio e femmina, congiunti, mentre bevono o si bagnano collo e testa. 

uova di anatra muta


 Da alcuni giorni poi la femmina ha scelto uno dei rifugi che ho predisposto per lei per deporvi le uova. Sono uova grosse, dal guscio verdastro e liscio, che sembra quasi alabastro. Non lascerò tutte le uova nel nido: ogni giorno ne lascio un paio, in modo che la femmina continui a deporre, e porto via le più vecchie. Le sto raccogliendo per destinarle all'incubatrice, conscio che richiederanno qualche sforzo in più rispetto alle uova di gallina per ottenere una buona schiusa. Una volta raccolta una dozzina di uova, lascerò le successive alla femmina, in modo che possa covarle ed espletare così il suo istinto materno. Sono ottime chiocce, di solito, le anatre mute, e madri premurose. Per quest'anno non cederò nuova o anatroccoli, e voglio invece puntare a tenere soggetti con caruncole sempre più nere come si vedevano nei quadri del XVII secolo, dove le anatre mute, da poco giunte in Europa ma già ampiamente allevate e selezionate, sfoggiavano le loro eleganti livree sulla tela per il piacere di pochi signori. Oggi ho il piacere di allevare questi animali diversi dai ceppo commerciali, pesanti e dotati di caruncole rosse; eleganti e leggeri, i miei soggetti sembrano invece usciti appunto da una tela seicentesca. Non vedo l'ora di poterne ammirare la nuova, soffice e zampettante generazione.

femmina di anatra muta


Gruppo di galline Boffa, anno 2009


In questi giorni ho ricevuto diverse domande sia sul perché io abbia voluto riprendere un gruppo di gallina Boffa dopo tanti anni, sia sul modo in cui si studiano e si ricercano le antiche razze avicole. Ho deciso di prendere due piccioni con una fava e di rispondere a entrambi i quesiti, visto che essi sono profondamente intrecciati. Ho ripreso la Boffa perché sono molto legato a questa razza. L'ho cercata con caparbietà per anni, convinto che qualcosa dell'antica stirpe potesse essere rimasto, e alla fine il tempo mi ha dato ragione. Nel 2009 infatti ho riportato in Veneto, dopo un esilio umbro durato oltre 50 anni, il gruppo di riproduttori che si vede in questa foto. Ma come ero arrivato a questo? 

Ovviamente con impegno e anche con un pizzico di fortuna: dopo aver visto delle foto molto interessanti apparse su un forum ho contattato un avicoltore perugino che allevava un gruppo di questi animali da oltre 50 anni, eredità di una zia scomparsa. Ma era possibile avere una ragionevole certezza che si potesse trattare proprio della Boffa? Qui entra in gioco la ricerca storica in campo avicolo e alcune nozioni di genetica dei polli. Vediamo come. Per conoscere le razze tipiche di un territorio, normalmente, possiamo utilizzare almeno due canali: libri e riviste di Avicoltura, che fanno spesso luce su come certe razze erano nate, si erano diffuse e su quali fossero le loro caratteristiche, e le testimonianze storiche dei contadini anziani, che possono raccontare dettagli preziosi non presenti in letteratura. 

Procedendo in questo senso, si cerca di ampliare la propria visione sempre di più, e sempre attraverso fonti meno "convenzionali", come ad esempio libri antichi di geografia, economia, letteratura, poesia; foto storiche prese da vecchi album di famiglia, in cui magari si scorge la sagoma di qualche volatile, dietro gli sguardi e le pose austere dei nonni in posa; e poi ancora quadri, nature morte, incisioni, bassorilievi e statue, conservati in pinacoteche, collezioni private, chiese e oratori, che possono riservare incredibili sorprese. Tutti questi dati vengono presi, analizzati, ponderati e vagliati attraverso il crivello delle nozioni che abbiamo sulla genetica del pollo, che ci permettono di intendere se ciò che abbiamo di fronte possa comprovare l'esistenza di una razza antica e per capire soprattutto se i soggetti eventualmente ritrovati possano essere compatibili con i dati raccolti in precedenza. 

Nel caso della Boffa, gli animali che mi trovai di fronte nel 2009 non solo rispecchiavano l'identikit che mi avevano lasciato alcuni contadini ottuagenari padovani, ma sembravano usciti dalle foto che avevo ritrovato in alcune riviste degli anni '30 del secolo scorso, come quella in bianco e nero di questo post. Infine, tramite un'altra lettura avevo potuto confermare che la zona da cui provenivano gli zii che avevano dato a quel contadino i primi capi era proprio una di quelle in cui la Boffa era stata diffusa dal Pollaio Provinciale di Padova. 

Boffa, anni '30 del secolo scorso

Ma la ricerca ovviamente non finiva qui. Infatti restavano tanti altri punti da chiarire: quali livree esistevano? Che aspetto avevano i primi soggetti di questa razza, e soprattutto, da quanto tempo si aggiravano nelle campagne padovane? Ovviamente anche a queste domande si poteva trovare risposta: in una vecchia foto scattata in un cortile a Roncajette emerse la prova della presenza della Boffa nera; e dagli scritti del compianto Italo Mazzon, ecco uscire un'incisione ottocentesca che raffigurava una testa di Boffa e che faceva maggior luce sull'origine di questa razza, frutto dell'incrocio tra polli ciuffati e barbuti (Polverara, Padovana) con poli mediterranei locali. Ma le sorprese non erano finite: continuando le ricerche, ecco che in un libro di ornitologia pubblicato nel XVIII secolo compare una bella Boffa, ancora con caratteristiche di transizione, chiamata col nome di gallina patavina barbuta. L'immagine, che vedete in foto, rappresenta la più antica testimonianza della razza? Probabilmente no: in un quadro antecedente di un pittore fiammingo operante in Veneto ecco comparire infatti una gallina simile in tutto e per tutto alle moderne Boffe. 

Insomma, la ricerca storica diventa appassionante, coinvolgente, intrigante come la ricerca del Graal da parte di Indiana Jones. Ma il premio, a volte, è quello di diventare custodi di un frammento di storia. Ed è per questo che ho deciso di riprendere la Boffa: per tornare a contribuire a selezionare e a traghettare nel 21° secolo l'eredità dei nostri avi.

La Boffa in un'incisione del '700


Gallinelle nane


Nel corso del tempo non mi sono dedicato solo alle razze autoctone, ma ho lentamente lavorato anche a qualcosa di mio, delle gallinelle particolari. Nel mio allevamento sono presenti da tantissimo tempo, dal 2008 per la precisione. Sono le nanette, frutto di incroci, spesso ottime per la cova. Hanno un retaggio complesso, non c'è che dire: già quando le presi nelle loro vene scorreva sangue di Olandese nana, Combattente inglese nano, Bantam, Sebright. Nel mio allevamento si aggiunse il sangue della Polverara, e quei primi soggetti nati da me portarono l consapevolezza di voler lavorare a una "razza" mia. Ma quali erano le caratteristiche che volevo? Innanzitutto, volevo animali con la cresta a cornetti. Era una caratteristica che amavo. Inoltre desideravo che avessero il ciuffo, almeno in parte. Infine, visto che erano nati dei magnifici galletti a piumaggio femminilizzato, pensai sarebbe stato interessante provare a fissare tale carattere nelle generazioni a venire. 


Gallinelle nane


In effetti, non avevo spazi e tempo per lavorare con troppa cura a questo progetto: selezionai perciò, anno dopo anno, i soggetti che per forma e caratteristiche più si avvicinavano alla mia idea, lasciandoli liberi di riprodursi liberamente nel frutteto. Ma la situazione non poteva durare a lungo, ovviamente. Infatti mi ritrovai a tenere gli animali in recinto e in gabbia, intensificando gli sforzi sulle livree nera e sparviero. Quest'anno ero arrivato ad avere le prime coppie di esemplari con cresta a cornetti perfettamente fissata, oltre a soggetti con tale carattere in eterozigosi; ma la sfortuna ha fatto sì che dopo l'attacco di un predatore sia rimasto solo un galletto con questa tipologia di cresta e piumaggio femminilizzato. L'ho accompagnato a tre femminucce con cresta a cornetti in eterozigosi, una delle quali dotata di ciuffo. Non mi resta che attendere la prossima generazione di queste piccole, per compiere un nuovo passo nella selezione di questi polli che considero davvero miei.


Gallinelle nane


Anatra muta cioccolata


Quando ero piccolo, c'era un animale che dominava incontrastato il pollaio di zio Fernando: un grosso maschio di anatra muta (Cairina moschata), che spadroneggiava su tutti gli altri avicoli. Ricordo gli avvertimenti dello zio: "Stàghe distante, che chel màsaro xé cativo" (Stagli lontano, che quel maschio di anatra è cattivo). Eppure quella meravigliosa creatura nera e bianca, con la sua testa ebano e rossa e il ciuffo in testa, mi piaceva da morire. È per questo che anni dopo, quando ho avuto il mio pollaio, ho ripreso qualche soggetto di questa specie. E dopo alcuni anni di stop, da due giorni, ho una nuova coppia. L'anatra muta non è una specie europea: viene infatti dal Sud America, ed è stata importata in Europa nel XVII secolo, diffondendosi molto presto grazie alle sue buone doti produttive e alla sua rusticità. 

Anatra muta

In effetti, rispetto ad altri anatidi si adatta bene a vivere anche senza un vero e proprio stagno cui poter accedere: per farla stare in salute e mantenerne il piumaggio in ordine basta anche un grosso catino o una mezza notte bassa, con un accesso facilitato. Gli animali ne godranno immensamente e basterà una frequente pulizia per non avere grossi problemi. Sono animali rustici, per cui una tettoia bassa potrebbe bastare come riparo, anche se spesso e volentieri le anatre mute amano dormire direttamente all'aperto. Le femmine sono ottime chiocce e si prendono cura amorevolmente delle uova arricchendo col proprio piumino il nido prescelto poco prima di mettersi a covare. L'incubazione dura 35 - 40 giorni, sensibilmente di più rispetto al tempo richiesto dalle uova delle anatre derivanti dal germano reale. I maschi possono essere fieramente aggressivi, e preferisco o godere di un piccolo harem. In caso non abbiano femmine della propria specie a disposizione, potremmo vederlo tentare di accoppiarsi, spesso con esiti nefasti, anche con galline ed altri avicoli, che rischiano di morire schiacciati o annegati. Ma la loro bellezza, la rusticità e i richiami bassi, quasi inudibili (che hanno loro valso appunto il nome di "muta") le rendono animali stupendi da allevare.


Anatra muta grigio perla



Giovane gallo di razza Polverara nera


Per un avicoltore la scelta dei riproduttori è il momento più delicato dell'anno, perché influenzerà tutto il lavoro dei 12 mesi successivi. Ma ancor più decisiva è la scelta del gallo, perché in una specie poligamica come  il pollo ogni maschio andrà a fecondare anche fino a 10 femmine. Diventa importante dunque cercare di fare la scelta migliore fin da subito, o per lo meno la meno peggio. 

Ecco, io a quest'ultima opzione sono ormai abbonato da anni: regolarmente tutti i soggetti migliori e più promettenti muoiono prima di entrare in riproduzione. Che sia un predatore o una malattia, un infarto o un incidente, potete scommettere che io mi troverò a lavorare quasi sempre con le mie seconde scelte. E anche quest'anno è andata - in parte - così. 

Il gallo migliore tra i nati del 2020 era un soggetto bianco, con una testa superba, cresta bellissima, barba folta, mantello candido. Unica pecca, la pelle bianca e tarsi ardesia. Ma a questo avrei potuto rimediare perché in eterozigosi, nel suo patrimonio genetico, erano nascosti pelle gialla e tarsi verdi. 

Beh, è morto. Da un giorno all'altro, all'improvviso, senza sintomi. 

Andato. 

Ho deciso quindi di valutare tra le possibili seconde scelte chi potesse essere il predestinato, e ho scelto lui, il soggetto della foto. Quello che mi ha fatto propendere per lui è stata la taglia: alto più dei fratelli nati prima di lui, è quello rimasto più indietro con lo sviluppo. Ovverosia, rispetto agli altri maturerà più tardi, ma diventerà - speranzosamente - più grosso e pesante.


Giovane gallo di razza Polverara nera

Il ciuffo non posso dire mi piaccia: troppo aperto, sparpagliato, ma devo dargli tempo: le penne stanno ancora finendo di crescere. In compenso ha una barba e dei favoriti magnifici, e gli orecchioni sono candidi. 

La cresta a cornetti è molto piccola, ma sembra regolare e perfetta: poiché quest'anno uno dei miei goal sarà quello di fare selezione proprio sulle creste, questa caratteristica me lo rende prezioso. Preferisco di solito galli con corna più sviluppate, ma mettendolo con le femmine giusto dovrebbe darmi animali di aspetto quasi luciferino. 

La pelle è gialla, i tarsi verdi ma purtroppo troppo chiari. Pazienza, anche qui mi affiderò alle femmine che gli saranno compagne.

Io cerco sempre però, nei galli, un carattere selvatico e vitale, la capacità di vivere fuori e di sopportare i rigori della brutta stagione. 

E lui, al momento, sembra cavarsela bene. Quando lo guardo correre, mi ricorda un Velociraptor, il collo proteso in avanti, la coda ancora incompleta rilevata, al vento,  l'occhio feroce fisso davanti a sé.

Ecco, l'occhio. 

Sto cercando di fissare gli occhi arancio come da standard nei miei animali. 

Ma soprattutto, l'occhio di un gallo di Polverara dev'essere feroce e fiero. E per ora, questo giovane gallo sembra esserlo, entrambe le cose. 

E questo lo rende per me di certo un degno candidato, alla fine, al ruolo di sultano del suo harem, come lo avrebbe chiamato a fine ottocento il buon vecchio Italo Mazzon.

Giovane gallo di razza Polverara nera



 

Mangiatoia per polli al pascolo

L'allevamento al pascolo dei polli, come abbiamo più volte detto, è un toccasana per questi animali che ne guadagnano in salute, vigoria, resistenza alle malattie, minor stress. C'è comunque un particolare riguardante l'alimentazione che non va però sottovalutato: come fornire cibo ai polli al pascolo senza che questo si rovini con l'esposizione a pioggia, guazza, gelo e altre avversità atmosferiche? 

In generale si può costruire una piccola tettoia in legno dove sistemare abbeveratoi e mangiatoie protetti dalle intemperie, in modo che gli animali possano però accedervi liberamente. Ma se non pensate di avere sufficienti abilità manuali per autocostruirvene una, ecco che da Novital arriva una interessante alternativa. 

Come collaboratore dell'azienda ho potuto infatti testare in anteprima il nuovo modello di cavalletto con copertura antipioggia adatto a proteggere mangiatoie e abbeveratoi destinati ai polli al pascolo. Il cavalletto a tre gambe è equipaggiato con una copertura il plastica piramidale dotata di un'ampia apertura a zip su un lato, che permette la ricarica della mangiatoia senza problemi. La catena centrale permette di appendere la mangiatoia o l'abbeveratoio alla giusta altezza, che equivale di solito all'altezza media della testa dei polli che alleviamo. In questo modo gli animali sprecheranno molto meno cibo e per terra rimarrà poco per roditori e affini. Attenzione anche a posizionare la mangiatoia in modo che ma copertura sia sufficientemente vicina, in modo che non piova di stravento e che non si bagni quindi il cibo. 

Il risultato al momento è ottimo: gli animali si sono abituati al nuovo sistema di somministrazione del cibo in un paio di giorni, e al momento nonostante qualche pioggia e la guazza notturna il cibo si mantiene in ottime condizioni e la mangiatoia non si bagna. Io l'ho posizionata sotto un albero da frutta, e la copertura impedisce anche a foglie morte e detriti di finire dentro la mangiatoia. Vi lascio con un video in cui mostro montaggio e utilizzo di questa bella soluzione, pratica da utilizzare. Per maggiori informazioni sul prodotto potete inviare un messaggio privato agli account Facebook e Instagram di Novital. A presto!



Verdure "à la carte" per i nostri polli? Sì, grazie!

Somministrare le verdure ai polli rappresenta un'integrazione molto importante alla dieta dei nostri polli. Avevamo parlato in un post dedicato al pascolo di come attraverso l'assunzione di erbe e verdure le nostre galline arrivino a produrre uova che presentano livelli maggiori di acidi grassi omega 3 e di vitamine A ed E. Insomma, un vantaggio importante in termini nutrizionali anche per noi, ma che diventa di importanza fondamentale per i nostri polli per due motivi. 

Primo, i riproduttori che vengono allevati con integrazioni costanti di verdure o accesso continuo al pascolo soffrono meno di carenze vitaminiche che potrebbero incidere molto negativamente sulla fertilità delle uova; secondo, la disponibilità di verdura ed erba da becchettare e spulciare diminuisce i livelli di stress e contrasta il fenomeno della pica o cannibalismo, che invece può colpire gli animali costretti in recinti troppo angusti.

Riproduttori allevati al pascolo o con somministrazione costante di verdure hanno tassi di fertilità maggiore.  

Insomma, ce n'è per fare sì che l'allevatore somministri senza troppi pensieri verdure appropriate ai propri animali! Ma è importante anche COME vengono somministrate ai polli le verdure o l'erba. Se ci limitiamo a gettarle nel recinto, infatti, le galline inizieranno a razzolare e raspare coi piedi, sporcandole di fango, terra e feci. Soprattutto nel caso in cui siano presenti parassitosi di qualche genere, capirete che non si tratta di una metodologia di somministrazione auspicabile. 

Molto meglio, quindi, provvedere in uno dei seguenti modi. Possiamo costruire una piccola tramoggia semplicissima, costituita da un rettangolo di rete rigida da fissare a una ventina di centimetri dal suolo, lungo il lato inferiore, direttamente al lato interno della rete del pollaio, con due catenelle o cordicelle sugli angoli superiori che ci permettano di ancorarla alla recinzione stessa e  ad aprirla come se fosse una finestra a vasistas. Nello spazio a "V" formato dalla tramoggia e dalla recinzione metteremo erbe e verdure da somministrare ai polli. 
In secondo luogo, si può realizzare un semplicissimo "appendiverdure" per quelle varietà (come certe cicorie ma soprattutto come cavoli, verze e cavolfiori) che presentano un fusto centrale piuttosto solido. In questo caso si appende in pollaio un cavo terminante con un gancio metallico, in modo che quest'ultimo arrivi a circa 30 cm dal suolo. Quindi si infilza al gancio il fusto solido della verdura e la si lascia penzolare in pollaio, in modo che le nostre galline la divorino con gioia piano piano. 
Vi lascio con un video in cui vi mostro come realizzare quest'ultima soluzione, che trovo davvero efficace e pratica. Realizzatela anche voi e vedrete che i vostri pennuti la apprezzeranno enormemente. A presto e buon allevamento!