Un piumaggio lucente e perfetto, come in questa gallina New Hampshire, è prerogativa di animali sanie  vigorosi, ma tutti i polli una volta l'anno devono affrontare la muta. 

La muta è, nei nostri poli, il processo che li porta a cambiare, totalmente o parzialmente, il proprio piumaggio. Si tratta di un processo naturale, che i polli affrontano una volta all'anno, necessario per mantenere in buone condizioni il piumaggio e per rimpiazzare penne e piume perse nel tempo per usura, incidenti, attacchi di predatori, parassiti e lotte tra cospecifici. 
Di norma la muta inizia in autunno, tra settembre e ottobre, ma in qualche caso gli animali possono iniziare molto prima, anche verso luglio- agosto. In generale il processo termina tra novembre e dicembre e dura in media 2-3 mesi. Oltre al fotoperiodo, essa può dipendere dalle condizioni di allevamento e all'alimentazione. 

Gallo di Polverara in piena muta. si nota l'assenza quasi completa della coda e delle penne della parte posteriore del collo.

In questo periodo di tempo di norma le galline smettono di deporre o comunque diradano molto la fetazione, e i galli cantano meno e non si accoppiano. Chi alleva polli per la prima volta spesso si chiede il perché dello stop nella fetazione, e pensa che si possa trattare di qualche
Traguardo raggiunto!

Cari amici, 
di norma non amo i post autocelebrativi ma le statistiche di Google oggi mi hanno mostrato un piccolo, importante traguardo raggiunto dal blog: abbiamo raggiunto e di poco superato il milione di visite!
Non posso che ringraziarvi, per l'affetto che avete dimostrato a questo blog negli anni.
Spero che possiate continuare a seguirmi in questo viaggio e ad apprezzare la via che abbiamo intrapreso per fare divulgazione. Un grande abbraccio, e a presto!
Vi aspettiamo a Villa Pisani Bolognesi Scalabrin a Vescovana (PD).

Mancano oramai solo 10 giorni all'appuntamento annuale con GIARDINITY 2016, la fiera mercato del mondo del verde che si svolge ormai da tempo a Vescovana (PD), nella stupenda cornice dell'ottocentesco giardino all'italiana e del parco di Villa Pisani Bolognesi Scalabrin

Villa Pisani Bolognesi Scalabrin.
Tra mostre di scultura ed eccezionali vivaisti, tra esempi di biodiversità agraria e laboratori d'arte dedicati ai più piccoli, Giardinity si riconferma come uno degli appuntamenti più importanti nel mondo del verde. Quest'anno, però, oltre alle miriadi di piante, fiori, agrumi e ortaggi, verrà dato spazio ad una mostra avicola che
Primo piano di un orbettino italiano (Anguis veronensis). 

Non è troppo raro imbattersi, per chi svolge lavori in giardino o nell'orto, in un piccolo rettile serpentiforme liscio e lucido: l'orbettino italiano (Anguis veronensis) non è però un serpente, ma una lucertola della famiglia Anguidae che, nel corso dell'evoluzione, ha perduto le zampe. Si tratta quindi di un animale totalmente innocuo e anzi molto utile per l'orticoltore. Vediamo di conoscerne meglio le caratteristiche peculiari.

Giovane maschio di orbettino italiano (Anguis veronensis)
Innanzitutto, diciamo subito cosa lo differenzia esternamente dai veri serpenti, come vipere e bisce. Il corpo dell'orbettino è generalmente cilindrico, lungo fino a circa 40 cm (anche se gli esemplari di taglia maggiore possono sfiorare i 50). La testa è breve e poco differenziata dal resto del corpo, con una bocca che al contrario di quella dei serpenti non è dotata di mandibole e ossa craniche in grado di disarticolarsi per ingoiare prede di grosse dimensioni. Gli occhi, a differenza di
L'anatra Germanata Veneta, rustica e produttiva. Soggetti di Gianni Uliana.

Tra le razze avicole venete, l'anatra Germanata Veneta è certo una di quelle che più ha saputo trovare diffusione grazie alle sue eccellenti doti produttive. Come altre razze di anatre, anche la Germanata Veneta è il risultato della selezione di gruppi di germano reale (Anas platyrhynchos) da parte della popolazione locale. In questo caso, però, i contadini veneti che l'hanno lentamente selezionata, generazione dopo generazione, sono riusciti ad ottenere animali molto produttivi, di taglia molto maggiore rispetto alla controparte selvatica e buona produttrice di uova.

Maschio di anatra Germanata Veneta. Soggetti di Gianni Uliana.

La livrea della razza riprende in maniera fedele quella del gemano reale. Il maschio ha capo verde smeraldo lucente, petto e collo bruno-marrone, con un anello bianco alto circa 1 cm e incompleto (non chiuso dietro) a dividere il collo dalla testa. Il dorso è grigio anteriormente e nero posteriormente, i fianchi grigio perla, la coda marrone scura o nerastra. Le ali sono grigie, con un vistoso
A volte anche le migliori galline possono rompere le uova nel paniere...
Capita a volte che le nostre galline finiscano per prendere un brutto vizio: quello di nutrirsi delle proprie uova. In generale questo fenomeno, detto ovofagia, è più comune tra gli animali che vivono reclusi o in gabbia, o che comunque non vengono allevati seguendo i loro bisogni etologici. 
Di norma tutto inizia per caso -  un uovo di rompe per errore e le galline, dopo averci per caso e curiosità infilatoci il... becco, finiscono per rompere e nutrirsi volontariamente di tutte quelle deposte successivamente.

Uova in un nido da deposizione.
Il problema può nascere anche per noia o per errori nell'alimentazione: se ad esempio somministriamo ai nostri polli gli scarti della cucina, e e in essi si trovano gusci d'uova, questi ultimi devono essere sminuzzati e
Anatomia del pollo - Clicca per ingrandire.

Oggi vi propongo un piccolo ma chiaro schema che indica chiaramente le varie parti del corpo di un pollo con il nome appropriato. L'immagine è tratta dal libro "Avicoltura fonte di ricchezza", del 1961*. 
Ecco quindi, in riferimento all'immagine sopra, la nomenclatura corretta delle varie parti del corpo di un pollo. Alcuni di questi termini sono di uso comune, altri oramai sono diventati desueti (è comune ad esempio parlare di falciformi, non più di falciuole), molti comunque sono costantemente utilizzati negli standard delle singole razze e perciò necessitano di essere ben imparati. 

1, cresta - 2, dentelli della cresta, - 3, lobo della cresta - 4, nuca, - 5, occhio - 6, orecchio - 7, orecchione - 8, guancia - 9, becco - 10, commessura del becco - 11, mento - 12, bargiglio - 13, parte anteriore del collo - 14, mantellina (collare) - 15, dorso - 16, groppone (sella) - 17, spalla - 18, petto - 19, lancette del groppone (penne lanceolate del groppone) - 20, ventre - 21, piumino - 22, timoniere (penne principali della coda, grandi caudali) - 23, grandi falciformi (falciuole, grandi falcate) - 24, falciformi minori (falciuole minori, medie falcate) - 25, copritrici caudali (piccole falcate) - 26, piccole e medie copritrici superiori (parte superiore dell'ala) - 27, copritrici secondarie (grandi copritrici dell'ala, barra dell'ala) - 28, remiganti secondarie - 29, copritrici primarie - 30, remiganti primarie (grandi penne del volo) - 31, gamba con calzone (coscia) - 32, garretto (calcagno, tallone) - 33, tarso (zampa) - 34, sperone - 35, piede - 36, dito - 37, unghia - 38, membrana interdigitale.

BIBLIOGRAFIA

* M. T. Auxilia (1961). Avicoltura fonte di ricchezza. G. B. Paravia & C., Torino.
2006. Tutto è iniziato qui. 

10 anni.
Sono passati 10 anni dal giorno in cui, durante la Fiera di San Rocco a Dolo, acquistai il mio primo trio di Polverara, entrando così nel mondo dell'Avicoltura amatoriale. 
Non so dirvi se mi sembri tanto o poco tempo; posso solo dirvi che, salvo poche eccezioni, mi è sembrato molto intenso. Sono partito da zero e sono arrivato qui... è stato un gran bel viaggio. 
Ho conosciuto, in questi anni, tantissime persone che mi hanno aiutato, che mi hanno fatto crescere, che mi hanno insegnato tanto. Senza di loro non sarei andato da nessuna parte, probabilmente. Devo a loro quello che sono riuscito a fare. 
Ho allevato, fatto ricerche storiche, realizzato mostre, scritto libri, visto nascere centinaia di animali.
Ho visto morire i miei riproduttori migliori e ogni volta ho visto dalla loro prole sorgere nuove speranze per il futuro del mio allevamento. Ho affrontato mille difficoltà e contrattempi, ma in un modo o nell'altro ne sono venuto fuori.
10 anni trascorsi. E l'inevitabile domanda che mi viene da fare è... Dove andrò? Non lo so. Ma so che se mi darete ancora il vostro aiuto e il vostro supporto supererò tutto e andrò sempre più avanti, verso nuovi traguardi e obbiettivi. 
Grazie e... restate con me. 

Andrea


P.S. In queste foto ho raccolto i momenti salienti di questi 10 anni. Non mi aspetto che le comprendiate fino a fondo, prendetele come semplici appunti di viaggio di un logorroico curioso appassionato di Avicoltura. 

2007 - L'incontro con Bruno Rossetto e il suo ceppo di Polverara.

2008 - Bruno, i primi nati del suo ceppo nel mio allevamento.

2009 - Le Polverara, Pippo,  la Cucca, il ritrovamento della Boffa. 
2010 - I primi nati di Boffa, le Polverara che crescono.
2011 - Polverara e Boffa, tra mille difficoltà. 
2012 - Il mio libro, e la selezione della Polverara.

2013 - La morte di Pippo, le mie campionesse, la mostra sulla Polverara.

2014 - I tacchini lilla, le Polverara.

2015 - La selezione continua, ma i problemi logistici sono tanti. 

2016 - Pulcini liberi, Polverara, Tacchini e nane. 

Galo di Boffa, allevatore Giorgio Sabattini. 

Alzarsi alle 3.40 del mattino per andare a lavorare: fatto. 
Tornare a casa alle 14 e riposare un oretta: fatto.
Ore 15, si va in campagna. Sono settimane - settimane? mesi! - che non riesco a entrare nella mia campagna senza avere limiti di tempo. Oggi finalmente si, ci sono. Sono qui, per restare, senza pensieri. 
Prima voce sull'ordine del giorno: ripulire il pollaio per trasferirvi le Boffe. Entro nella casetta di legno sotto un sole battente, la temperatura interna si aggirerà sui 35°C, davanti a me gli arredi di un pollaio che ho dovuto chiudere a ogni animale a causa degli acari rossi. Comincio a togliere tutto, la polvere inizia ad alzarsi tra


Oggi recensiamo questo libro edito da Terra Nuova EdizioniIl mio frutteto biologico, di Enrico Accorsi e Francesco Beldì. Il volume consta di 286 pagine di testo e costa 20 €. 

Il libro si propone come un manuale completo per chi affronta l'avventura di coltivare per conto proprio la frutta destinata alla propria mensa, ma da anche spunti validi a chi è già pratico di frutticoltura ma desidera provare a intraprendere una nuova strada nella coltivazione del proprio frutteto. 

Nella prima parte il volume affronta argomenti di carattere più generale, dalla classica domanda "perché biologico?" ai modi corretti per impiantare un frutteto, dalla gestione del suolo alla sua cura e nutrizione, dalla potatura alla raccolta dei frutti. Ho apprezzato molto i disegni presenti in questa prima parte del libro, chiari ed efficaci nell'illustrare soprattutto le fasi salienti della potatura. Occorre dire che tutto il volume è caratterizzato da un ottimo impianto iconografico, tante le foto e  le immagini di buona qualità.

La seconda parte del libro si occupa invece della lotta ai parassiti, alle malattie e alle avversità che possono colpire le nostre piante. Sono indicate anche le ricette di base per alcuni macerati; ottimi anche i suggerimenti per attrarre le varie tipologie di insetti utili nel frutteto.

La terza parte è formata da schede tecniche che riguardano nel dettaglio le singole specie o famiglie di piante del frutteto. Di ognuna di esse vengono indicate le esigenze pedoclimatiche, le varietà più adatte, i sistemi di allevamento, le cure colturali e le principali avversità. Utili le tabelle che trattano il calendario degli interventi da effettuare contro parassiti e malattie che di norma colpiscono più di frequente le varie piante.
Il volume tratta sia drupace e pomacee, le piante da frutto più comuni, sia i frutti di bosco, gli agrumi, l'actinidia, la vite e tante altre specie ancora.

Un'appendice finale contiene poi nominativi e indirizzi di ditte, produttori e vivaisti che possono risultare utili nel lavoro del frutticoltore.

Il volume è ottimo sotto molti punti di vista (avrei preferito forse la stampa su una carta differente, ma tant'è) ed è consigliabile a tutti, in particolar modo a chi sta iniziando l'impianto del proprio "angolo verde". Un bel volume per la biblioteca dell'agricoltore o dell'hobbista, anche grazie alla facilità di lettura e alla praticità dei contenuti.

Alla prossima!

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Potete trovare il volume su Amazon: 




ALTRE LETTURE INTERESSANTI

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Un pesco trapiantato da poco, con un muretto di mattoni attorno.

Il trapianto di un albero di una certa dimensione spesso è un po' problematico. Può capitare, ad esempio di ottenere una pianta che abbia una zolla molto piccola rispetto alla chioma; è il caso ad esempio di un bel pesco ricevuto da un'amica lo scorso anno, che a fronte di una zolla piuttosto piccola aveva dei bei rami lunghi disposti a corona. Mi spiaceva tagliarli, ma avrebbero sbilanciato la pianta e per sostenerla avrei dovuto piantare dei tutori robusti, troppo vicino alle radici per i miei gusti, se avessi voluto evitare che collassasse al primo alito di vento. Mi è venuto in aiuto un ottimo permacultore, o meglio uno dei suoi libri: Sepp Holzer con la sua "Guida pratica alla permacultura".

In questa foto si vede bene la disposizione dei mattoni "a muretto". I mattoni sono però solo posati l'uno sull'altro. In questo caso proteggono una pianta di rovo senza spine.

Nel suo libro, Sepp Holzer parlando del trapianto dei giovani alberi affermava di fare dei cumuli di pietre attorno alla pianta stessa. I motivi sono molti e li andremo ad analizzare uno per uno. Per l'autore, che abita nelle Alpi, recuperare pietre e massi non dev'essere stato particolarmente difficile; per me, che abito in una zona pianeggiante della provincia di Venezia, con mari di
Un campo di viti maritate: una vera rarità, al giorno d'oggi.


I nostri vèci ne diseva sempre che l'uppio xé el marìo dea vigna!

Anziano agricoltore camponogarese

La primavera mi fa sempre strani scherzi. Ad esempio, mi instilla nel cuore il desiderio di cercare vecchie varietà frutticole da provare a innestare e moltiplicare nella mia campagna. E così, dopo aver scoperto che dalle nostre parti si beveva il vino di un vitigno chiamato curbinea, ho cercato qualche agricoltore che ne avesse ancora qualche pianta. E quando ne ho trovato uno, ho scoperto che nei suoi campi si celava ancora qualcosa di veramente prezioso: un perfetto esempio di piantata, con viti maritate agli aceri campestri.

A ogni alberello d'oppio (Acer campestre) sono maritate due viti.


Fino a non molti decenni fa lo spettacolo della vite maritata, ovverosia non sostenuta da un palo ma da un albero vivo, era abbastanza comune da vedere. Ogni alberello sosteneva una o due piante di vite; l'essenza usate come sostegno era principalmente l'acero campestre od oppio (Acer campestre). L'oppio restava la
Sii resiliente.

Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.
Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare

Potrebbe bastare questa citazione di Emingway per terminare il nostro post, oggi. Potremmo forse aggiungerne un'altra, altrettanto importante:

Fa ciò che puoi, con quello che hai, dove sei.
Franklin D. Roosevelt.

Forse però è il caso di spendere qualche parola in più sull'argomento, anche se questo post sarà probabilmente differente dagli altri di questa serie, per formato e impostazioni.

Resilienza è una parola che sta diventando di moda. In ecologia, con la parola resilienza si intende la capacità di una comunità di tornare alle sue condizioni di equilibrio dopo che una perturbazione traumatica ne abbia sconvolto l'assetto. In generale, comunque, con tale termine si indica la capacità degli individui di adattarsi alle situazioni di stress e disagio superandole (auspicabilmente con successo) e ritrovando un nuovo equilibrio psicofisico.  

La fioritura nel frutteto è iniziata...

Si tratta di una dote importante per chi si occupi oggi di agricoltura o che comunque sia legato al mondo agricolo? Soprattutto, lo è per il piccolo fattore, che magari mira il più possibile all'indipendenza (alimentare e non)?

No, non è importante, è fondamentale. Ben poco può
Attraverso l'incubazione artificiale possiamo far nascere i nostri pulcini in qualunque momento dell'anno. Foto Andrea Mangoni.

Torniamo a parlare delle "abilità" che il buon fattore moderno dovrebbe avere. Dopo aver visto come gestire la cova naturale, oggi vi proponiamo una guida all'incubazione artificiale delle uova dei nostri avicoli. Partiamo dalla prima, e più logica, domanda che ci si potrebbe fare: perché usare un'incubatrice al posto della chioccia?
La chioccia è senz'altro la migliore incubatrice possibile, ma pone un piccolo... problema: non è possibile programmarla a covare a piacimento. Questo può avere notevoli ripercussioni sul nostro allevamento: ad esempio, visto che le chiocce iniziano a covare principalmente in tarda primavera ed estate, potemmo essere impossibilitati ad avere con la cova naturale dei pulcini negli ultimi o nei primissimi mesi dell'anno.

L'incubatrice lavora garantendo alle uova un ambiente idoneo allo sviluppo dell'embrione.
Per alcune razze, specie quelle di maggiori dimensioni, ciò rappresenta un grosso problema, perché gli animali che nascono in tarda primavera/estate tendono a restare più piccoli rispetto a quelli nati tra gennaio e febbraio, ad esempio, perché non possono avere a disposizione un fotoperiodo naturalmente favorevole per i primi mesi del loro sviluppo. Ecco che quindi in quest situazioni, come anche del resto quando ci si trova ad aver necessità di far nascere grandi quantità di pulcini contemporaneamente, diventa indispensabile saper usare al meglio un'incubatrice.
La luna crescente

Anche quest'anno, seguendo una oramai consolidata tradizione, apriamo le danze con il calendario lunare per l'incubazione dei pulcini. In passato abbiamo già parlato dei periodi migliori per far nascere i pulcini e dell'influsso della luna sulla schiusa delle uova. Chiunque abbia avuto modo di conoscere il mondo contadino di un tempo sa che esistevano precise credenze sull'influsso della luna sulle incubate. In particolar modo era comune credere che mettendo a incubare le uova a incubare in modo che i pulcini nascessero con la luna crescente, questi sarebbero risultati più forti e robusti. Molti allevatori hanno in effetti potuto constatare che i piccoli nati nel periodo compreso tra la luna nuova e la luna piena spesso sono davvero più forti e mostrano una crescita più veloce ed equilibrata. Per cui si può provare a programmare le nascite in maniera tale che avvengano in questo periodo, semplicemente mettendo ad incubare le uova da 20 giorni prima della luna nuova a 21 giorni prima della luna piena. Ovviamente per gli avicoli che non siano il pollo, dovrete