Appunti di Avicoltura - Ma le uova di una gallina in gabbia e di una che vive all'aperto sono uguali? Per qualcuno, sì...

Gallo di Boffa al pascolo. Foto di Andrea Mangoni.
Leggo una notizia che mi lascia francamente sconcertato, se non totalmente allibito.
Nell'annoso dibattito centrato su quale gallina faccia le uova migliori, se quelle allevate all'aperto o quelle allevate in gabbia, scende in campo l'UNA, nella persona del suo Presidente Aldo Muraro, per informarci doviziosamente che non risultano studi scientifici che affermino che le uova di galline allevate all'aperto e quelle allevate in gabbia, a parità di alimentazione, abbiano contenuti nutrizionali od organolettici differenti. Non ci credete? QUI l'ARTICOLO ORIGINALE.
Straordinario, vero? Immagino la levata di scudi da parte di chi non è d'accordo, ma stavolta devo proprio dirlo: l'UNA ha assolutamente ragione. E' infatti totalmente logico e sensato, che se due animali della stessa specie si nutrono esattamente degli stessi alimenti i loro prodotti siano per lo meno comparabili.
Peccato però che l'UNA si sia dimenticata di sottolineare una cosa molto più importante, e cioe che
GALLINE IN GABBIA E GALLINE ALL'APERTO NON MANGIANO LE STESSE COSE, E LA LORO ALIMENTAZIONE NON E' MAI PERCIO' IDENTICA!
Il Presidente Muraro si è infatti dimenticato di ricordare al pubblico che l'alimentazione di una gallina allevata con metodo biologico (10 metri quadri di pascolo alberato per capo) o all'aperto (2,5metri quadri di pascolo alberato per capo) non è mai paragonabile a quella di un'animale allevato in gabbia. Infatti, anche se venisse somministrato ad una gallina "libera" lo stesso identico mangime di una consorella "segregata", essa integrerebbe la propria dieta con tutta la gamma di erbe selvatiche disponibili nel suo pascolo, oltre che con le miriadi di invertebrati e piccoli vertebrati che scoverebbe razzolando. Carotenoidi, olii essenziali, proteine, mille variabili che influenzerebbero il valori nutrizionali e le qualità organolettiche di un uovo. Non è nemmeno pensabile di fare un paragone quindi tra le due tipologie di allevamento, anche perchè non solo è difficilmente quantificabile la qualità e quantità di nutrienti assunti da una gallina al pascolo nel corso dell'anno, ma questi cambiano col variare delle stagioni, con la differente disponibilità di insetti ed invertebrati, con il variare stesso delle specie di piante che possono comporre il prato ove razzolano gli animali.
Inoltre, uno studio dell'Università della Pennsylvania ha dimostrato che le uova di galline da allevamento biologico sono estremamente più ricche in vitamina E, vitamina A ed acidi grassi Omega 3. Certo, in questo caso le galline all'aperto "giocano sporco" perchè possono avere una dieta eccezionalmente varia e naturale...
Insomma, in attesa di altre notizie, più interessanti della gentile concessione sul fatto che una gallina all'aperto viva meglio di una in gabbia, o sull'interessante osservazione che un uovo di gallina all'aperto viene a costare di più, io continuerò ad allevare le mie Boffe e Polverara sotto il vigneto e nel frutteto, e a godermi le loro uova, per l'UNA forse indistinguibili da quelle di una gallina in batteria ma per il mio palato (e quello dei miei ospiti) invece decisamente differenti.
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AVICOLTURA E BIODIVERSITA': LETTURE PER SAPERNE DI PIU'

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Gruppo di Gallina Boffa al pascolo che razzola. Ssshhhhttt!! Non fate sapere all'UMA che mangiate cose diverse dalle vostre sorelle in gabbia!! Foto di Andrea Mangoni.

4 commenti:

Vera ha detto...

Spesso in dichiarazioni ufficiali mi par di scorgere segni di evidente malafede. Sembra si cerchi di mascherare bugie e falsità sotto verità parziali. Una verità tronca è spesso più producente di una bugia, per chi vuol intorbidire le acque.
Si usa la scienza per far passare bestialità enormi.
Poco tempo fa ho assistito ad un programma televisivo nel quale "X" afffermava che le contestazioni nei confronti dell'ingegneria genetica erano fuori luogo in quanto, da quando mondo è mondo, l'uomo ha sempre cercato di migliorare piante ed animali selezionandoli, e via a far vedere spighe selvatiche e domestiche a confronto.
Paragonare la manipolazione genetica al miglioramento genetico, anzi cercar di far passare l'una per l'altro... be non dico di cosa si tratta, non voglio querele.
Anni fa un ragazzino che lavorava con me ripeteva gli stessi concetti: ingegneria genetica = selezione genetica li avevano portati con la scuola ad un seminari per ben indottrinarli con le menzogne.
Mi vedo le galline rigorosamente all'aperto in gabbie con suolo di piastrelle densità di capi altissima e cibo a base di farine di pesce dosato col bilancino. A loro tocca fare da testimone per il confronto con le sorelle di sventura cresciute nelle stesse condizioni ma con un tetto in testa. Bel paragone.

Andrea ha detto...

ciao Vera,

poni dei problemi molto interessanti. Hai perfettamente ragione, è in assoluta malafede - o in altrettanto assoluta ignoranza - che si può cercare di far passare l'ingegneria genetica come una forma di miglioramento genetico paragonabile a quello avvenuto in passato.
Io però, come biologo, non mi sento di demonizzare tout-court l'ingegneria genetica solo in quanto tale. Posso osteggiarne l'utilizzo da parte di pochi e senza scrupoli, sarò sempre contro all'uso spregiudicato che ne fanno alcune multinazionali, ma non posso vederne le infinite potenzialità, e soprattutto il più grosso dei vantaggi.
vedi, il miglioramento genetico, fatto per selezione massale di varietà di frutta, cereali, verdura, animali, ecc... ha potuto affermarsi perchè aveva due fattori a proprio vantaggio: tempo e spazio. C'erano pochi uomini, che sfruttavano un mondo pieno di risorse, e che avevano spazio per sè e per i propri figli, e tempo e spazio per provare, sperimentare, selezionare. In qualche caso, si parla di migliaia di anni di selezione (pensa ai cereali). Oggi non abbiamo più nè tempo, nè spazio. L'ingegneria genetica, se ben usata, può esser fondamentale per studiare come funzioniamo, per capire come nutrire, per distribuire persino farmaci in zone ove non possono essere comprati. Non è il mezzo, a mio avviso, ad essere condannabile, ma chi ora lo usa e chi lo sfrutta a proprio esclusivo vantaggio senza scrupoli.

Mattia ha detto...

Concordo con Andrea.
Perdonate la generalizzazione, ma in ogni campo vedo due tipi di progresso: uno buono, che vorrei nascesse dall'esigenza di migliorare le condizioni di vita di habitat, animali e persone svantaggiati (perchè non integrare nel riso-alimento unico per milioni di asiatici- quelle sostanze nutritive che non posso assumere altrimenti?) e uno cattivo, che trova fondamento solo in una società sprecona ed esageratamente consumista come la nostra. Come diceva andrea, non è giusto demonizzare l'ingegneria genetica a priori, ma, purtroppo, almeno su larga scala" non ho ancora fatto esperienza di progresso "buono".
Complimenti per quello che scrivi

Andrea ha detto...

ciao Mattia, ti ringrazio per i complimenti! Mi fa piacere riuscire a incuriosire le persone su certi argomenti. Sì, credo tu abbia riassunto abbastanza bene il mio pensiero, ovverosia che condannare senza appello una tecnologia che potrebbe (il condizionale è d'obbligo) avere delle ripercussioni positive su larga scala sia controproducente. Diverso invece il mio pensiero su chi detta tecnologia la adopera, e sul come ciò avviene... ne ho già aprlato in un'altra occasione:
http://oryctesblog.blogspot.com/2010/02/agricoltura-naturale-litalia-sdogana.html.
ciao!