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L'isola di pontikonissi. Foto di Andrea Mangoni.
A sinistra di questa piccola baia, a circa cinquecento metri dalla spiaggia, c'era un'isola, Pondikonissi, ovvero l'"Isola dei topi". Come forma ricordava un triangolo isoscele, ed era fittamente coperta di antichi cipressi e cespugli di oleandro che si affacciavano su una chiesetta bianca come la neve e la sua minuscola canonica. Sull'isola abitava un vecchio monaco, un tipo piuttosto sgradevole, che portava una lunga tonaca nera e un cappello a cilindro, la cui funzione principale pareva quella di suonare di tanto in tanto la campana della chiesetta e la sera andarsene remando lentamente fino al vicino promontorio, dove sorgeva un piccolo monastero abitato da tre anziane suore. [...] Poi al tramonto, quando il sole calando trasformava le calme acque attorno all'isoletta in un lenzuolo multicolore di seta cangiante, remava tornando a casa, come un corvo nero e ingobbito dentro quella sua barcaccia scricchiolante e sconnessa.
Gerald Durrell, L'Isola degli Animali, Guanda (1995)
Cespugli di mirto a Pontikonissi. Foto di Andrea Mangoni.
Arrivando a Corfù con l'aereo, nel settembre del 2008, la prima cosa che vidi e che riuscii ad identificare fu proprio Pontikonissi (o Pondikonissi), che scura dominava la piccola baia vicina all'aereoporto, resa rossa e violetta dal tramonto. Nei giorni successivi, percorrendo più e più volte la strada lungo la costa, continuammo a vederla e a considerarla un piccolo punto di riferimento: di fronte a lei, sulle colline, si trovava il villaggio di Kanoni; proseguendo un poco, verso nord, si arrivava alla periferia di Corfù Town. Un giorno, finalmente, decidemmo di fermarci un attimo e di prenderci un pomeriggio per farvi una capatina. Lasciata l'auto presso il parcheggio di un bar, scendemmo il sentiero che dalla strada portava alla baia. Qui, un servizio di traghetto con piccole e pittoresche barchette trasportava i turisti sull'isola, all'esorbitante prezzo (;-)!) di 2 € a testa (andata e ritorno). Il mare attorno all'isola era uno specchio, con acqua bassissima e cristallina, ricco di ogni forma di vita marina; nella calura del pomeriggio, era un vero peccato non potercisi immergere!
Ritratto del Cristo con gli ex voto. Foto di Andrea Mangoni.
L'isola era piccola, avviluppata da una selva di mirto, oleandri, cipressi e pini d'Aleppo; sul lato nord-ovest, dove il mirto diradava, il finocchio marino invadeva gli scogli e le rare lucertole si sdraiavano sonnacchiose in attesa della prossima preda. Le scale bianche, accecanti nel sole pomeridiano, portavano alla cima del minuscolo colle dove sorge il monastero. E' ancora lì, intatto e bellissimo; pareva di dover vedere da un momento all'altro il bellicoso monaco ortodosso uscire a gridare qualche epiteto corfiota ai turisti. Ma nulla, niente monaci, niente sacerdoti; solo gli ex voto appesi di fronte al ritratto del Cristo fanno capire che la chiesetta occupa ancora un posto ben saldo nella spiritualità degli abitanti di Corfù.
Trascorremmo un'ora meravigliosa tra il verde che circondava il monastero, il muretto che cingeva l'isola e su cui si poteva prendere il sole, la fresca oscurità dell'interno della chiesetta, il mare limpido e sfavillante di riflessi. Riprendere la barca per tornare indietro fu davvero poco invitante. Per noi rimarrà invece sempre un mistero il significato del suo nome: non vedemmo un topo nemmeno a pagarlo!

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La scalinata del monastero di Pontikonissi. Foto di Andrea Mangoni.
Il monastero di Pontikonissi nascosto dagli alberi. Foto di Andrea Mangoni.
Il monastero di Pontikonissi. Foto di Andrea Mangoni.
Il monastero di Pontikonissi. Foto di Andrea Mangoni.
Il monastero di Pontikonissi. Foto di Andrea Mangoni.

L'interno del monastero di Pontikonissi. Foto di Andrea Mangoni.
Cyclamen graecum. Foto di Andrea Mangoni.
A circa mezzo miglio dalla villa si ergeva una collinetta abbastanza grande e di forma conica, tutta coperta di erba e d'erica e inghirlandata da tre piccoli boschi di ulivi, separati tra loro da vasti folti di mirti. Questi tre boschetti io li chiamavo i Boschi dei Ciclamini, perché nella stagione giusta il terreno sotto gli ulivi diventava color rosso-magenta e rosso vino tant'era coperto di ciclamini, che là sembravano crescere più fitti e più rigogliosi che in qualunque altra parte del paese. I bulbi lustri e todeggianti, con la loro sottile pellicola che si squamava, crescevano a grappoli come le ostriche, ognuno col suo ciuffo di foglie d'un verde cupo venato di bianco e una fontana di splendidi fiori che sembravano fatti di fiocchi di neve tinti in rosso-magenta.
Gerard Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi (2004)
Durante il viaggio a Corfù nel settembre del 2008, cercai di trovare almeno una delle vecchie case di Gerald Durrell, ed identificai dalla strada quella che un tempo era stata la "casa rosa come una fragola". Peccato che identificarla dalla strada, sulla pendice della montagna, non volesse affatto dire essere vicini al raggiungerla!! Cercai e provai, ma niente: tutte le strade che facevo mi portavano lontano da essa.
Cyclamen graecum. Foto di Andrea Mangoni.Nella sua ricerca, però, sulle pendici della collina mi imbattei in numerosi, piccoli ciclamini (probabilmente Cyclamen graecum mindleri), abbastanza vicino alla zona di cui Gerry raccontava nei suoi libri. Fu giocoforza fotografarli a dovere, immaginando se fossero proprio loro i "bisnipoti" di quelli decantati da Durrell.
Il ciclamino greco, specie estremamente variabile la cui distribuzione comprende oltre a buona parte della Grecia anche l'Italia ed alcune aree della Turchia, vive in natura dal il livello del mare fino ai 1200 metri d'altitudine. Cresce tanto nelle lettiere delle pinete quanto in habitat più rocciosi, e non manca di infiammare di colore il terreno degli uliveti nella bella Corfù. I suoi bulbi sono di solito profondamente infissi nel substrato, e le radici sono carnose e spesse. E' una pianta estremamente variabile, tanto nelle foglie quanto per ciò che riguarda i fiori, e attualmente ne vengono riconosciute tre sottospecie, C. g. mindleri, C. g. anatolicum e C. g. graecum. I petali possono essere di un profondo color magenta, come anche rosa pallido o quasi bi9anchi, con solo poche tracce carminio.
Si può anche trovare in commercio: di solito, se il tubero è piantato bene in profondità, sopporta il gelo senza grossi problemi. Ma vale la pena di certo ammirarlo in natura, magari proprio lì dove negli anni '30 del secolo scorso le sue distese ai piedi degli ulivi si trasfomavano nei terreni d'esplorazione di Gerald Durrell.

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Cyclamen graecum. Foto di Andrea Mangoni.
La costa orientale di Corfù, nei pressi di Aghios Ioannis. Foto di Andrea Mangoni.
Poi, tutt'a un tratto, il sole spuntò sull'orizzonte e il cielo prese il colore azzurro smalto dell'occhio della ghiandaia. Le infinite e meticolose curve del mare si incendiarono per un istante, poi si fecero d'un intenso color porpora screziato di verde. La nebbia si alzò in rapidi e flessibili nastri, ed ecco l'isola davanti a noi, le montagne come se dormissero sotto una gualcita coperta scura, macchiata in ogni sua piega dal verde degli ulivi. Lungo la riva le spiagge si arcuavano candide come zanne tra precipiti città di vivide rocce dorate, rosse e bianche. [...]Doppiato il promontorio, le montagne scomparvero e l'isola si trasformò in un declivio dolce, macchiato dall'argentea e verde iridescenza degli ulivi, interrotta qua e là dal dito ammonitore di un nero cipresso stagliato contro il cielo. Il mare poco profondo nelle baie era azzurro farfalla, e nonostante il rombo dei motori potevamo distinguere l'eco soffocata - che ci giungeva dalla riva come un coro di voci sottili - degli stridi acuti e trionfanti delle cicale.
Gerard Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi (2004)
Facevo le medie quando per la prima volta mi ritrovai per le mani un libro di Gerald Durrell. Anzi, a dire il vero erano due: "Incontri con animali" e "La mia famiglia e altri animali". Se leggere il primo libro fu interessante, finire il secondo fu una vera e propria rivelazione. Avevo trovato un amico, un altro ragazzino che come me sognava di introdurre in casa le più bizzarre specie animali e che non era affascinato dai rettili meno di quanto non lo fosse dagli uccelli o dai mammiferi, un ragazzino che allevava scaraei e mantidi religiose proprio come io facevo o avrei voluto fare.
Era un ragazzo davvero particolare, quel Gerald Durrell, che sentii immediatamente affine, nonostante avesse avuto la sua giovinezza (e le sue esperienze in quella che dipingeva come un'isola magica) oltre 30 anni prima che io nascessi. Ne rimasi così affascinato che, con gli anni, acquistai tutti i libri che riuscii a procurarmi su di lui, o meglio scritti da lui. Sì, perchè Gerald Durrell era tanto un naturalista quanto uno scrittore, dotato di una penna sottile ed efficace, che sapeva divertire, dipingere ed insegnare con la stessa maestria.
La Corfù che Gerard Durrell dipinse nei suoi libri "La mia famiglia e altri animali", "L'isola degli animali" e "Il giardino degli Dei" (quest'ultimo non ancora tradotto in italiano) rimase sempre un sogno per me, almeno fino al momento del mio matrimonio. Sì, perchè mia moglie, con gesto amorevole e spassionato, mi propose proprio quest'isola come meta del nostro viaggio di nozze.
E così, nel settembre del 2008, io e Roberta abbiamo trascorso alcuni magnifici giorni sotto il placido sole greco, in un'isola che seppur molto diversa da quella dipinta nei libri della mia infanzia ne conservava ancora le suggestioni e parte di quella meravigliosa fauna locale, oltre che la straripante unicità della sua gente. Ho cercato di rivivere alcune delle atmosfere raccontate nelle opere di Durrell, di ritrovarne le tracce e le suggestioni; ora desidererei riproporle anche a voi, per rendere ancor più vitale e suggestiva la lettura delle sue opere. Qualcosa di analogo è già stato fatto in lingua inglese, ed il risultato lo trovate IN QUESTO SITO. Per ora vi lascio con i "consigli per gli acquisti"; nel frattempo vi auguro Buon Anno, e che il 20010 possa portarvi ogni bene. A presto!
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G. Durrell, La mia famiglia ed altri animali, Adelphi, 2004
G. Durrell, L'isola degli animali, Guanda, 2002
G. Durrell, Il naturalista a quattro zampe, Adelphi, 1994
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Il monumento a Gerald Durrell nel parco di Corfù Town. Foto di Andrea Mangoni.