venerdì 8 agosto 2008

Il giardino naturale: le piante delle scope!

Kochia scoparia. Foto di Andrea Mangoni
Un piccolo cespuglio di Kochia scoparia. Foto di Andrea Mangoni
Qualche tempo fa, andando a trovare un vicino di casa, ottantenne e contadino da sempre, mi sono trovato di fronte ad una pianta che francamente non avevo mai visto. Avete presente il piccolo, caro cugino It della famiglia Addams? Ecco, davanti a me avevo una sua strampalata versione vegetale. Priva di occhiali da sole, ovvio. Si trattava di una pianta davvero molto bella, dal fogliame fine ed elegante, che somigliava ad uno strano elfo cresciuto tra i sassi e le gombine dell'orto. dava l'impressione che solo ad accarezzarla potesse iniziare a fare le fusa. Una rapida foto, e la richiesta di qualche informazione in più al contadino. Mi venne spiegato che da sempre nella sua famiglia si utilizzava quella pianta per produrre scope rustiche. Per anni non ne aveva più avuta, poi, ad un tratto, da una gombina un bel giorno ne era saltato fuori un esemplare.
La pianta in questione, ho scoperto, è la Kochia scoparia, della famiglia delle Amaranthaceae. Si tratta di una pianta annuale di origine eurasiatica, da tempo utilizzata proprio per la produzione di scope (come dimostra lo stesso nome scientifico attribuitole). Di uno splendido verde chiaro in estate, con l'arrivo dell'autunno diventa di un bellissimo rosso scuro, a partire dai rami e finendo con le foglie. Da il meglio di sè stessa coltivata al sole ed in piena terra, ma si adatta anche a vasi piuttosto piccoli, pur sacrificando però la grandezza raggiunta. Le piante coltivate a terra possono diventare alte infatti fino a circa un metro, perdendo, con l'età, la caratteristica forma che ha valso loro i nomi di "cipressino" e "cipresso d'estate". In inverno la pianta muore, e una volta essiccata viene adoperata per produrre scope, ottime per l'utilizzo all'aperto, in campagna.
Questa pianta mi era totalmente sconosciuta, nonostante i piei antenati fossero provetti contadini, per un motivo abbastanza semplice: la famiglia di questo mio vicino di casa era l'unica ad utilizzarla, in paese, per produrre simili manufatti, e la custodiva gelosamente. Qui a Camponogara, invece (così come nei paesi vicini), veniva utilizzata allo stesso scopo un'altra pianta, quest'ultima selvatica e facile da reperire lungo i fossati di divisione: la sanguinella, (Cornus sanguinea), localmente nota col nome di sàndane.
Le sàndane sono belle piante dalle voglie ovoidali di color verde piuttosto scuro e dai rami giovano di un intenso rosso cupo, cosicchè in inverno, spogli, sembrano un intricato groviglio di vene scarlatte protese verso il cielo. Possono raggiungere un'altezza di 4 metri se lasciate incolte, ma in genere i contadini sono soliti ai giorni nostri tagliarle tutti gli anni raso terra, per evitare che grazie alla loro crescita prodigiosa finiscano con l'invadere le rive dei fossati. La ricrescita di questi vegetali ha del pèrodigioso, e già dopo pochi mesi le piante tagliate sono spesso alte un metro e più. In primavera la sanguinella produce piccoli fiori bianchi, raggruppati in ombrelle dalla forma graziosa, che attirano irresistibilmente numerosi ditteri ed alcuni coleotteri floricoli, mentre sono quasi completamente snobbate dalla maggior parte delle farfalle. E' una pianta che, per la varietà di colori e la straripante vitalità, ben si presta a formare siepi miste di essenze autoctone. Si adatta anche a vivere in vaso, anche se richiede parecchia acqua, e preferisce comunque un terreno ricco ed umido. In autunno le foglie si tingono di rosso e viola, e le piccole bacche nere, apprezzate anche dagli uccelli, venivano un tempo usate per ottenervi olio per lampade. Fu il mio bisnonno a piantarla per la prima volta lungo i miei fossati. Per ricavarvi le scope, alcune piante venivano lasciate libere di crescere in altezza; quindi, una volta raggiunta la giusta dimensione, venivano tagliate ed il tronco principale sfrondato di tutti i ramoscelli e rametti laterali, fino a lasciare solo un ciuffo di rami sottili in cima. Questi venivano quindi legati e, con l'aggiunta di altri rami sottili ricavati da altre sàndane, finivano col formare la "testa" della scopa.


Fioritura tardiva di sanguinella (Cornus sanguinea). Foto di Andrea Mangoni
Fioritura tardiva di sanguinella (Cornus sanguinea). Foto di Andrea Mangoni

Le sàndane, nella mia riva, ci sono già, ma non ho mai provato a farne scope. Della kochia, invece, il mio vicino mi ha promesso i semi, in autunno. Chissà che l'anno prossimo non possa provare di persona quale delle due "correnti di pensiero contadine" sulla miglior pianta da scope fosse maggiormente nel giusto!
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