giovedì 28 agosto 2008

Appunti di Avicoltura: tra dialetto, tradizioni e belle speranze.

Una gallina ha scelto di deporre in una vecchia cassetta della frutta. Foto di Andrea Mangoni.

Fin da prima di iniziare ad appassionarmi di avicoltura ho sempre avuto a che fare col mondo contadino. E di detti e proverbi, oltre che di tradizioni orali, ne ho registrati diversi. La cultura orale era una cultura vecchia di secoli, destinata a sparire con l'alfabetizzazione e con l'allontanamento dai campi. Questo post racchiude alcune conoscenze tradizionali sull'avicoltura, ricavate dai racconti dei miei nonni e di mia madre (Camponogara, Venezia) e del sig. Bruno Rossetto di Mortise (PD). Mi piacerebbe che, attraverso un mezzo così tecnologico, potessero ancora far riflettere e pensare. Certo molte cose sembrano frutto di pura superstizione... ma quante volte, anche oggi, ci affidiamo all'ultimo preparato della chimica con fede religiosa, senza mostrare il minimo senso critico? Forse alcune cose non saranno mai avallate dai testi di Biologia, ma di certo rappresentano l'espressione di un mondo che si è confrontato con la natura in un modo che ora come ora ci sognamo davvero.

  • Agostarò£i: pulcini nati da uova messe a incubare nel mese di agosto. Secondo la tradizione gli agostarò£i sono particolarmente precoci, ed in particolar modo le galline iniziano a deporre a 5 mesi di vita (Mortise, PD).
  • Brasègo£e: i bargigli del gallo e della gallina (Mortise, PD).
  • Caponàra: gabbia fatto intrecciando rami di vimini o salice bianco. Era bassa, a base rotonda e di forma più o meno cilindrica, con un foro nella parte superiore e mancante di fondo. veniva usata per far pascolare nel prato le chiocce coi pulcini: la chioccia veniva messa nella gabbia, ed i pulcini potevano uscire ed entrare a loro piacimento attraverso le sbarre laterali. Questo evitava che la chioccia camminando in lungo ed in largo finisse con lo stancare i piccoli. In seguito, munita di apposito fondo, poteva essere utilizzata per portare a vendere i pulcinotti cresciutelli al mercato (Venezia, Padova).
  • Cassette della frutta: da decenni il più utilizzato contenitore dove far deporre le galline (Camponogara, VE).
  • Chèba: gabbia. I pulcini e le chiocce venivano spesso isolati in gabbie in rete metallica, non tanto per evitare di perderli, quanto per scongiurare l'attacco dei predatori.
  • Cova indotta: se c'era necessità (ed accadeva spesso) di avere a disposizione dei pulcini, era necessario poter contare su di una buona chioccia. Se una gallina non sembrava troppo propensa ad impegnarsi in tal senso, le massaie di un tempo non andavano tanto per il sottile: la ritrosa bestiola veniva nutrita (anche forzatamente) con pane inzuppato di vino, per farla ubriacare, quindi per completare l'opera la si afferrava per le gambe e la si faceva roteare in aria, quindi la si metteva nel nido sopra le uova. Una simile pratica, che non sempre funzionava e che comunque è oggi assolutamente improponibile, aveva la sua ragione d'essere nel fatto che i pulcini erano una delle poche entrate in denaro su cui poteva contare una donna. Dalla loro vendita al mercato infatti essa poteva ricavare quanto necessario per tirare avanti (Camponogara, VE).
  • Ga£ìna coi speroni: era credenza comune che le galline che sviluppavano gli speroni dessero poi solo figli maschi (Mortise, PD).
  • Ga£inèta pépo£a: razza oramai estinta di polli, caratterizzata dall'avere tarsi estremamente corti, così che gli animali somigliavano più a delle strane papere che a delle galline. Un tempo utilizzate come incubatrici naturali, per la loro innata predisposizione alla cova, questo non le esimeva a volte di essere sottoposte ai trattamenti per la cova indotta (vedi voce). Buone ovaiole, atnto che nel padovano si tramandava il seguente detto: "la ga£inèta pèpo£a la fà tre vovi al dì - se non la fusse pèpo£a la gh'en farìa de pì "(La gallinetta pèpola fa tre uova al dì - se non fosse pèpola ne farebbe di più) (Camponogara, VE; Padova).
  • Luna: l'astro più importante in assoluto. Le uova vanno messe infatti ad incubare in maniera che i pulcini nascano con la luna crescente: in questo modo diventeranno forti e robusti in breve tempo. Neanche a dirlo, se i pulcini nascono in luna calante saranno sempre un pò malatini e cresceranno di meno (Camponogara, VE; Mortise, PD).
  • Onàro: l'ontano (Alnus sp.), pianta arborea e arbustiva diffusa presso le siepi delle rive. Le foglie venivano pare utilizzate per allontanare gli ectoparassiti dai pollai (Mortise, PD).
  • Venerdì: giorno infausto per gli avicoltori! Non bisogna mai mettere a incubare le uova di venerdì, altrimenti i pulcini che nasceranno saranno deboli e soprattutto si beccheranno i piedi (Camponogara, VE; Mortise, PD).

NB: la "£" che compare in tante parole è una "L" veneta che si pronuncia in vari modi a seconda delle parole, ma che corrisponde il più delle volte ad una "E" strascicata.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E il gallo che funzione ha?

Andrea Mangoni ha detto...

...in che senso? Dal punto di vista dialettale o da quello... biologico?