venerdì 25 marzo 2016

Essere resilienti (Le abilità del buon fattore - 08)

Sii resiliente.

Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.
Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare

Potrebbe bastare questa citazione di Emingway per terminare il nostro post, oggi. Potremmo forse aggiungerne un'altra, altrettanto importante:

Fa ciò che puoi, con quello che hai, dove sei.
Franklin D. Roosevelt.

Forse però è il caso di spendere qualche parola in più sull'argomento, anche se questo post sarà probabilmente differente dagli altri di questa serie, per formato e impostazioni.

Resilienza è una parola che sta diventando di moda. In ecologia, con la parola resilienza si intende la capacità di una comunità di tornare alle sue condizioni di equilibrio dopo che una perturbazione traumatica ne abbia sconvolto l'assetto. In generale, comunque, con tale termine si indica la capacità degli individui di adattarsi alle situazioni di stress e disagio superandole (auspicabilmente con successo) e ritrovando un nuovo equilibrio psicofisico.  

La fioritura nel frutteto è iniziata...

Si tratta di una dote importante per chi si occupi oggi di agricoltura o che comunque sia legato al mondo agricolo? Soprattutto, lo è per il piccolo fattore, che magari mira il più possibile all'indipendenza (alimentare e non)?

No, non è importante, è fondamentale. Ben poco può
essere fatto, in questo campo, senza la capacità di adattarsi e superare le crisi. E questo può accadere solo se si ha la pazienza e la capacità di osservare, non semplicemente di vedere, la situazione reale che ci sta attorno. Osservare permette di capire le intime connessioni tra gli eventi, cercando nel contempo una soluzione ai problemi che si sono posti. Soluzione che spesso, proprio grazie all'osservazione attenta e accurata, può nascondersi nei problemi stessi.

Ci saranno sempre l'imprevisto, l'annata no, la settimana da dimenticare, il giorno peggiore. Essere resilienti non eviterà che arrivino, statene certi. Ma essere resilienti vi permetterà di affrontarli, e uscirne. Magari non integri, magari con sogni e desideri cambiati, ma di uscirne.

Siate poliedrici. Spesso questa caratteristica è la chiave della resilienza. Differenziate i vostri interessi, i vostri prodotti, le vostre strutture. Fate in modo che l'insuccesso in un campo non significhi l'insuccesso di tutta la vostra attività, fate in modo di poter contare su settori differenti che vi permettano di sopperire ai momenti bui dell'uno o dell'altro di essi.


La bellezza delle fioriture nel frutteto...
Non fatevi limitare dalle cose apparentemente più ovvie. Una delle obiezioni che mi vengono fatte più spesso è : "Non ho tempo".
Non ho tempo per potare il frutteto, non ho tempo per costruire il nuovo ricovero, non ho tempo per seminare tutte le mie verdure, non ho tempo per...
No, non è così.
Non avete tempo per fare queste cose totalmente. Non avete tempo per iniziale e finirle. E se le vostre cose, i vostri impegni, i vostri problemi fossero dei monoliti in granito, vi potrei dare ragione.
Ma nella maggior parte dei casi non è così. Gli impegni che dovete affrontare possono essere scomposti in parti più piccole, che possono essere affrontate singolarmente, in maniera differenziata. Non fatevi ingannare dalla falsa sensazione di non poter agire perché non avete tempo. Scomponete il da farsi in tante piccole operazioni e iniziate a completare ciascuna di esse non appena avete un filo di tempo. Se per agire aspettate che le condizioni siano perfette e che il tempo sia a vostra disposizione, non agirete mai.

Non avete tempo per potare l'intero frutteto? Forse avete però almeno il tempo di potare un albero. O qualche ramo. Domani rosicchierete qualche altro minuto per continuare il lavoro. E forse non dopodomani, non la prossima settimana, ma arriverà il momento in guardandovi indietro vedrete un frutteto completamente potato, il lavoro concluso.

Il tempo per costruire 4 o 5 arche da deposizione? Con un po' di fatica, si trova...


Le mie tacchine stavano cercando un posto, nel frutteto, dove poter deporre. Non avevo a disposizione nidi appropriati, e volevo costruire loro delle arche sfruttando dei bancali avanzati da alcuni lavori edili. Un lavoro di un'ora o due, ma io quel tempo non l'avevo. Non riuscivo a dedicare alla campagna più di un'ora al giorno, nemmeno tutti i giorni, e passare un'ora a martellare allegramente avrebbe significato far saltare il pasto agli animali. E allora? E allora, semplicemente, ho guardato ai miei tempi e alle mie possibilità. Non potevo dedicare un'ora filata a ciascuna arca, ma potevo ritagliare ad ogni mia visita 10 minuti di tempo. Un giorno si assemblano i bancali, il giorno dopo si preparano gli spioventi, poi si fissano i rivestimenti... Tempo qualche giorno, e l'arca da deposizione era pronta, per la gioia di tacchine, anatre e galline. Non una sola ora intera di sforzo, ma pochi minuti al giorno.
Allo stesso modo, non avrò tempo forse di seminare tutte le verdure di quest'anno in un'unica soluzione. Ma certo riuscirò a seminarne oggi una, domani un'altra, e così via, fino a vedere una distesa di vasetti da cui spuntano rigogliose piantine.

Di fronte a una difficoltà, osservatela bene. Non sempre potrete evitarla, ma molto probabilmente avete le risorse per affrontarla. A fine inverno l'orto è invaso dalle erbacce e non avete il tempo di sarchiarle a mano? Proteggete con rete le verdure e aprite le porte ai polli: in pochi giorni ripuliranno il terreno dalle erbacce, elimineranno i parassiti in letargo e lo fertilizzeranno con i loro escrementi.

Lo scorso anno la mia campagna ha visto una serie di grandi cambiamenti, alcuni talmente drastici da dover ripensare completamente frutteto, orto e soprattutto il mio allevamento. Se nel 2015 avevo potuto contare su 6 pollai diversi per fare selezione, quest'anno di recinti per riproduttori a disposizione ne avrò 2. Solo 2 recinti per gestire 4 linee di sangue di Polverara pura, 7 linee di sangue di ibride di Polverara, 1 di Boffa e 2 di nane ibride da cova... questo ovviamente escludendo anatre e tacchini. Che fare? Innanzitutto, ho dovuto lasciare liberi tutti gli animali nel frutteto. Avrebbero potuto andare a dormire in un ricovero, ma hanno preferito diversamente: hanno passato l'inverno sui rami degli alberi. Niente possibilità di illuminazione aggiuntiva, nessuna speranza di entrata precoce in produzione... ma in compenso animali forti, temprati, abituati a resistere al clima locale. Come riproduttori si stanno rivelando eccellenti - la fertilità di certi gruppi è di quasi il 90%. Ho perso la possibilità di fare selezione come desideravo io, al momento, ma vedrò altri risvolti positivi.

Un inverno all'aperto ha temprato gli animali, che ora mostrano ottime fertilità e salute. 

Con i cambiamenti dello scorso anno ho perso la possibilità di usare le incubatrici (non coibentate) che ho in un locale riscaldato. La loro nuova sistemazione non mi permetterà di incubare con vero successo fino a che la temperatura non raggiungerà i 15°C. Per me, che allevo una razza a lento accrescimento come la Polverara, è una situazione difficile: non posso sperare di avere grossi capi, davvero imponenti, incubando tardi. I migliori risultati di solito si ottengono mettendo le uova a covare in gennaio; mettendole troppo tardi rischierò di trovarmi con pulcini che a causa di un fotoperiodo non ottimale mostreranno ritardi di crescita. Ma posso cambiare questo stato di cose? No. Però posso sfruttare in altro modo le decine di uova prodotte dalle mie Polverara, in questi mesi: cedendole ad altri allevatori. Così ora esemplari delle mie linee di sangue stanno crescendo a Treviso, in Friuli, Sardegna, Sicilia... Un "tesoretto" fatto di patrimonio genetico prezioso, che permetterà al mio ceppo di continuare ad esistere altrove, e che mi darà modo di poter contare - in caso di bisogno, su altri allevatori con validi esemplari di Polverara. E, proprio in questi giorni, stanno iniziando a mettersi a covare anche le mie galline: non potrò distinguere agevolmente le varie linee di sangue, ma potrò contare su pulcini che verranno allevati dalle madri o dalle balie, cosa che mi farà risparmiare sullo svezzamento. Tutto come da miei desideri? No, assolutamente. Ma Se non posso fare di più, questo mi permetterà almeno di non perdere il lavoro svolto in questi anni. E intanto, forse, finalmente, riuscirò a ripristinare recinti e strutture che mi permetteranno di continuare il mio lavoro selettivo (e che permetteranno all'erba di ricomparire nel frutteto...).

Chiocce, chiocce come se piovesse...

Resistete, anzi... Siate resilienti. Le avversità vi lasceranno aperte strade differenti da quelle che avevate pensato di percorrere... Ma se non vi ostinerete per forza a rimpiangere quelle a voi precluse, potrete comunque arrivare da qualche altra parte, e il punto che raggiungerete non sarà obbligatoriamente meno soddisfacente di quello che avevate preventivato o desiderato. Sarà diverso, ma non per forza di cose peggiore. Anzi, potrebbe stupirvi.

Siate resilienti.

LIBRI

Ve l'avevo detto, questo post sarebbe stato un po' diverso dal solito. Forse più esperienziale e meno pratico. In campo agronomico, forse la pratica che più utilizza la resilienza in maniera sostanziale è la Permacultura. Per questo mi sentirei di consigliarvi un tris di volumi, su questo argomento, che sapranno ispirarvi a trovare la vostra via alla resilienza.

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Nel parlare invece di resilienza in generale, vi segnalo alcuni dei molti titoli che troverete cercando on line:

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A presto!

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