lunedì 16 agosto 2010

La mia campagna - Ereditare.

La siepe di Kochia scoparia nell'orto di Elio. Foto di Andrea Mangoni.

Ereditare, per me, significa tanto e l'ho già scritto altrove.

Negli ultimi anni, in molti mi hanno lasciato qualcosa in eredità. A partire da Bruno Rossetto, che mi ha lasciato il compito di occuparmi del suo ceppo di Gallina di Polverara; e come se non bastasse, mi ha dato anche la sua balsamita, tramandata nella sua famiglia da duecento anni almeno. E come lui il sig. A.F., che pur malato ed in procinto di andare in ospedale non ha voluto fare a meno di lasciarmi alcuni riproduttori del suo gruppo di Gallina Boffa. O magari come Elio, un mio anziano vicino di campo, che quest'anno finalmente di darà le sementi dell'erba delle scope che coltivava già sua mamma prima di lui. O ancora come le due vecchiette mantovane ultraottantenni che mi hanno regalato le talee della loro rosa Cocktail, riprodotta da loro stesse nel medesimo modo qualche decina di anni fa.

Ma si può ereditare qualcosa non da una persona, ma da una... pianta? Si può avere per un istante la netta sensazione che una pianta decida di lasciarci qualcosa di suo?

La rosa Cocktail delle vecchiette mantovane. Foto di Andrea Mangoni

Tempo fa scrissi qui sul blog dei miei tentativi di riprodurre per innesto un colossale nespolo secolare rinvenuto lungo uno dei fossati prossimi a quelli della mia campagna. Era una pianta così magnifica da far pensare ad un vero monumento verde. Gli innesti non hanno mai preso. Nessuno. Così come è stato impossibile riprodurre quell'enorme esemplare per talea. Così, visto che il periodo buono per gli innesti a gemma è arrivato e che un nespolo del frutteto è in succhio (cioè la sua corteccia si stacca facilmente dall'albero), sono andato a vedere di recuperare qualche rametto per trarne le gemme necessarie.

Morto.

Il gigante era lì, davanti a me, morto e secco. Strangolato dalla colossale edera che lo ricopriva quasi del tutto. Un patrimonio genetico vecchio di secoli, sparito nel nulla.

E' stato un vero colpo allo stomaco. Un dispiacere enorme, accuito dalla sensazione di non esser riuscito a fare nulla per salvare quel gigante. Prima di andarmene, però, mi è venuto in mente di provare a carcare se, per caso, in qualche anfratto della corteccia o sul terreno vi fossero rimasti dei vecchi frutti rinsecchiti, per vedere se esistesse la possibilità di ricavare dei semi.

E cercando nel terreno accanto alla pianta ormai morta, ad un tratto le ho viste. Tre minuscole piantine di nespolo, dalle foglie pallide e tenerissime. A dirla così sembrerà una cosa piuttosto scontata, ma il bello è che non lo è affatto. Negli ultimi 6 anni, da quando cioè ho scoperto l'esistenza della pianta, non era mai nata nessuna piantina sotto l'albero madre. E lo so per certo, perchè le ho cercate invano a lungo. Ci saranno magari ottime spiegazioni scientifiche per la cosa, come - che so? - il fatto che magari la presenza del gigante inibisse la crescita di nuove piantine attorno a se, ma per un istante, uno solo, ho avuto l'impressione che il vegliardo verde avesse voluto lasciarmi in eredità la propria discendenza, perchè non andasse del tutto dispersa e distrutta.

Così, due pianticelle sono finite in un vaso capiente nel terrazzo di casa mia. La terza, ancor più minuscola, è rimasta lì, ai piedi della madre, di cui magari, tra qualche lustro, potrà prendere il posto come gigante verde.

Le due piantine di nespolo (Mespylus germanica) figlie del gigante verde. Foto di Andrea Mangoni.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

a me è successo con il canforo, era morto, abbiamo dovuto tagliarlo, e, sotto c,erano già le sue piantine, che sono diventate grandi, alla velocità della luce, la MADRE NATURA è meravigliosa, io la amo!!

valverde ha detto...

Caro Andrea mi hai commosso...spero che verranno su due bellissimi nespoli.
Un caro saluto a te e famiglia..
Ho delle foto di un buffo bruco da me soprannominato bruco con cresta punk!;DD
posso spedirtele?
ciao
valverde

Postato da : Silvano Strobino ha detto...

.......bello sembra una favola.......

Andrea ha detto...

ciao ragazzi e grazie! Sì, è quasi commovente e sì, sembra una favola... speriamo solo che abbia un lieto fine e che le piantine sopravvivano e crescano!
a valverde: certo che puoi mandarmi la foto! L'espetto. ciao!

taro ha detto...

Complimenti Andrea, è sempre un piacere leggere le tue storie! Speriamo che le piantine del nespolo reggano, ma credo che ormai siano in mani sicure...

Andrea ha detto...

ciao, ti ringrazio! Beh, speriamo che tu abbia ragione e che i nespoli possano crescere bene e forti... Intanto "veglieremo" su di loro!