Gallo di Bionda Piemontese - tipo Alessandria. Allevatore e fotografo: Emilio Briganti.
Galline di Bionda Piemontese - tipo Alessandria. Allevatore e fotografo: Emilio Briganti.
Gallo di Bionda Piemontese - tipo Alessandria. Allevatore e fotografo: Emilio Briganti.
Galline di Bionda Piemontese - tipo Alessandria. Allevatore e fotografo: Emilio Briganti.
Piove. Fuori il vento soffia privo di qualunque simpatia, e l'angolo più attraente della casa è quello di fronte alla stufa che scoppietta. La danza delle fiammelle attraverso il vetro è quasi ipnotica, e fa desiderare solo di essere giganteschi ghiri con nient'altro da fare che appallottolarsi di fronte al fuoco e ronfare sonoramente.
Sfoglio le pagine dei blog che preferisco, e capitando in quello bellissimo di Nicola mi ritrovo a pensare che anche per me l'autunno è da sempre momento di riflessione, pace e progetti per il futuro.
Quest'anno ho colpevolmente trascurato la mia campagna, ma tra laurea, matrimonio e l'attuale trasloco... direi che è naturale. In fondo il tempo in più è stato assorbito dal pollaio, che mi ha dato il mio bel da fare... ma questa è un'altra storia. Sono contento però di tutta una serie di piccole cose, tra cui la fioritura di un'Orchis tridentata - bellissima! - e la fruttificazione del corbezzolo; la giovane farnia è cresciuta tantissimo, sarà alta quasi due metri, mentre il salice cenerino ha avuto un vero e proprio exploit. Nei prossimi mesi sulla riva vedrò di piantare un'olmo campestre (Ulmus minor), un'ontano nero (Alnus glutinosa) e qualche altro cespuglio... tra cui probabilmente il pallon di maggio preso quest'estate lungo un fossato.
Orto e giardino: un'altro anno negativo per le piante carnivore, che hanno risentito tantissimo del troppo caldo. Le rose taleate hanno preso tutte (o quasi) abbastanza bene, e pure le margherite hanno attecchito. La carissima Marina mi ha inviato delle piantine di balsamita, che stanno mostrando tutta la loro bellezza. Ah!! già pregusto deliziose frittatine!! Devo trovare un modo per taleare efficacemente l'erba luigia del nonno di mia moglie, prima che la sua casa venga venduta... E' una pianta così bella!! In aprile semineremo poi i semi delle zucche ornamentali che ci ha regalato l'amico Renato... e magari finalmente dedicherò la famosa gombina al "metodo Fukuoka".
In pollaio l'anno è stato un'altalena di emozioni positive e negative. La gioia dei primi nati, la delusione per le tre covate di tacchini andate a male (ma quest'anno si cambia il maschio!!), l'onore di aver ricevuto il vecchio ceppo delle Polverara di Rossetto, il dispiacere di vedere tanti esemplari morire per motivi davvero stupidi, le speranze legate agli ultimi pulcini dell'anno... Nei prossimi mesi, di lavori da fare ce ne saranno molti. Innanzitutto, dovrò costruire un nuovo recinto, per gestire al meglio le riproduzioni di diversi soggetti; sebbene l'avessi progettato diversamente, all'inizio, ora mi sto orientando sempre più su un recinto quadrato, di metri 5x5; il pollaio annesso sarebbe di metri 2x2 di base, così da poter ospitare in tranquillità almeno 6-8 animali. Il recinto avrà al suo interno qualche cespuglio (ribes, forse, e salice bianco) ed una vigna, con cui fare un pergolato per il sole; dovrebbe essere chiuso anche superiormente con rete antipassero, per evitare intrusioni e fughe dall'alto. Ho in ballo poi un altro progetto... più ambizioso. Ma di questo ve ne parlerò a tempo debito. Mi piacerebbe allevare qualche esemplare di Italiana comune, scelto tra qualcuno dei vari ceppi locali che ho individuato... ma lo spazio è tiranno, e già adesso tra tutte le mie razze mi trovo con almeno due galli di troppo che non posso - e non voglio - cedere. Insomma, tanto lavoro da fare...
Il ciocco di legna continua a bruciare. La luce calda illumina un piccolo quadrato di pavimento, davanti alla finestrella della stufa. Vorrei solo riposare un altro po'... qui di... fronte... al fuo...
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Aggiornamento: come mi è stato fatto notare, il termine gombina è tipicamente veneto e merita spiegazione migliore. Usando le parole di Paul:
Gombina: Lembo di terreno di forma regolare e ben delimitata, riservato alla coltivazione di un solo tipo di vegetale.
Un amico mi ha scritto, poco tempo fa, chiedendomi spiegazioni sul perchè io non voglia considerare gli esemplari di Italiana comune locale, attualmente in vendita, come esemplari di razze autoctone italiane. Avevo sperato di esser stato chiaro, ma visto che così non è, non mi resta che portare qualche esempio. Così, nel corso delle prossime settimane proporrò testi ed immagini che possano spiegare il mio punto di vista, e cioè il fatto che gli animali attualmente in vendita come Italiana comune locale, più noti col nome di Italiener, sono assai distanti per dimensioni, portamento, taglia e forma da quelli che avevano popolato i nostri pollai fino agli inizi del XX secolo e che prendevano il nome di Italiana comune. Il primo di questi documenti è rappresentato da un articolo, proposto dal dott. Squadroni al prof. Ghigi alla fine degli anni '30 del secolo scorso, da cui si può fare un pò di chiarezza sulla somiglianza tra l'Italiana comune vera e la Livorno, e sulla fine di alcune razze autoctone padovane.
Come vedrete, nel documento in questione il dott. Squadroni deprecava l'allevamento di alcune razze (Padovana Pesante, Padovana Gigante, Boffa) tacciandole di essere nient'altro che ibridi di scarso valore; nel contempo esaltava le caratteristiche della Padovana comune, ceppo autoctono dell'Italiana. Peccato che le razze in questione fossero ben documentate, anche fotograficamente, alcune da un cinquantennio abbondante; e peccato pure che proprio il Pollaio Provinciale da lui presieduto avesse in allevamento alcune di quelle razze dileggiate, di cui teneva alcuni gruppi. Perchè un simile comportamento?
Il Pollaio Provinciale era obbligato, da una legge del 1926, a selezionare il pollame locale; ma i gruppi di queste razze, degenerati a causa della consanguineità, erano causa più di problemi che di soddisfazioni, oramai. Squadroni desiderava introdurre l'allevamento della Livornese, pollo virtualmente identico alla Italiana comune, e per dedicare risorse e spazio a questi remunerativi animali non si dovette far altro che far passare Pesante Padovana e Boffa per semplici meticci, così da giustificarne l'abbandono dell'allevamento.
Nel contempo, però, se da un lato queste razze vennero ad essere condannate, dall'altro nella sua documentazione Squadroni inserisce una descrizione della Padovana comune che calza molto bene anche alla Livornese. Si potrebbe obiettare che tale descrizione avrebbe potuto essere costruita ad hoc per far accettare le Livorno più facilmente, ma in realtà essa appare sostanzialmente uguale a quella stilata da autori che non condividevano minimamente le idee di Squadroni, e tale uniformità di vedute su questo argomento da parte di scrittori per altri versi ideologicamente distanti non può che avvallarne in maniera concreta l'autenticità.
A presto e buona lettura!
Per scaricare il documento in formato PDF, clicca QUI

La vermolina, così ho scoperto, era un miracoloso vermifugo, che si otteneva mescolando essenza di chenopodio ed olio di ricino; non stupisce quindi che la sostanza avesse un cattivo sapore! Anche il colore rosso la contraddistingueva bene, e aiutava a renderla... indimenticabile ai palati di chi (generalmente bambini) erano costretti a prenderla.
Come avrete visto non ho voluto, in questo blog, così come nel mio sito, mettere pubblicità sotto forma di ads. Volevo, e voglio ancora, che queste pagine rimangano principalmente un posto dove condividere esperienze e cultura. Comunque sia, credo lo immaginerete, non vivo certo facendo il blogger o allevando razze avicole in via d'estinzione (perlomeno, non ancora!). Ogni post è scritto rubacchiando tempo ad una vita piuttosto impegnata e complessa. Però ho alcuni progetti importanti su cui lavorare, come ad esempio la creazione di una piccola area per la difesa della biodiversità. O ancora, il libro che sto scrivendo, dedicato alla gallina di Polverara, un'opera davvero particolare.
Volete aiutarmi? Volete contribuire a mantenere un pizzico di natura intatta in più, a trasmettere e condividere nozioni, o a scrivere una ricerca storica più unica che rara? Bene, di modi ce ne sono parecchi.
Se siete interessati alla natura e agli animali d'affezione più... singolari, potete acquistare tramite questa pagina del mio sito un libro delle Edizioni WILD: per ogni ordine, Oryctes.com riceverà una donazione pari al 15% del valore del libro.
O ancora, potete fare una donazione tramite Paypal, destinandola all'indirizzo e-mail andreamangoni@tin.it.
Oppure, aiuto di tutt'altro genere ma preziosissimo, inviandomi testi antichi di avicoltura o di scienze naturali, anche sotto forma di fotocopia. Libri, riviste, quello che volete: tutto va bene. Nei limiti del copyright, le opere più interessanti verranno trasformate in e-book e rese disponibili gratuitamente tramite queste pagine e quelle del mio sito.
Un grazie di cuore a tutti coloro che vorranno aiutarmi a portare avanti questi progetti!
La mia personale opinione è che sì, vale ancora la pena farlo. Mi è stato detto che l'Italia è stata rigirata come un calzino e che quello che si poteva trovare è stato trovato. Oddio, su questo io non sarei troppo d'accordo. Nel corso degli ultimi mesi mi sono imbattuto, cercando (nemmeno in maniera troppo convinta), in alcuni avicoltori e contadini che continuavano ad allevare avicoli da svariati decenni e che ospitavano, nei propri pollai, animali che differivano abbastanza da quelli che normalmente si osservano più comunemente nelle aie e nei recinti di questa zona o di quelle attigue, alcuni dei quali li potete osservare in queste fotografie. E' probabilmente l'eredità della vicina provincia padovana, che vantava fino agli anni '50 un piccolo primato per quel concerne l'avicoltura ed anche la presenza di ceppi autoctoni; certo è che cercando e riprovando, anche in tante altre zone d'Italia, si potrebbero recuperare ancora soggetti e ceppi in grado di dare soddisfazioni agli appassionati.
Basta però questo a fare di ogni ceppo una razza a sè, di arrogargli un nome ed una identità propria? Dipende. Dipende a mio avviso dal fatto che le caratteristiche dell'animale stesso lo pongano dentro o fuori quei "confini" delicati che sono stabiliti dagli standard di razza. Un tempo forse bastava trovare una gallina con una piuma di un colore diversa da quella del proprio vicino, e subito ne usciva una razza. Oggi invece assistiamo a prodigiosi recuperi di razze o ceppi antichi, a ritmi che impressionano e danno di che pensare, visto che per il recupero serio di un ceppo o di una razza possono essere necessari svariati anni di lavoro. Il timore è che sussista la tentazione di prendere qualche audace scorciatoia, che però rischia di far svanire in una bolla di sapone quanto di buono sia possibile ancora ricavare con pazienza e dedizione.
Insomma, si tratta di una situazione che rischia di divenire un'autentico paradosso: lavorando convinti di salvaguardare il pollo autoctono si finisce in realtà per abbandonarlo e condannarlo all'estinzione. Il mio invito torna quindi ad essere lo stesso. Cercate. Aguzzate lo sguardo, tenete le orecchie bene aperte, e se vi capita di trovare animali che pensate possano essere riconducibili ad un ceppo autoctono di avicoli, cercate di preservarli e di farli moltiplicare. Se necessitaste di qualche genere di guida, adottate per la vostra selezioen lo standard della Livorno: si adatta benissimo ai nostri polli autoctoni. Magari non verrete ricordati per avere riscoperto l'antica razza della "bruna di Montedefessi" o quella del "pollo dei Monti dei Paschi", ma sarete riusciti a salvaguardare un pezzetto di storia viva, palpitante e REALE della vostra regione e di voi stessi.
E' un enorme nespolo (Mespilus germanica) dal tronco nodoso quasi completamente soffocato dall'edera. i rami non salgono al cielo, ma si dipanano a raggiera intorno a lui, protendendosi verso il basso come tentacoli di una piovra, privi di foglie ma ricoperti di frutti bulbosi che ricordano i cinorrodi delle rose. E' - credo - uno dei più antichi alberi da frutto nel raggio di chilometri; piantato chissà quanti anni fa da un contadino speranzoso lungo la riva del fossato, continua imperterrito a produrre i suoi frutti anche ora che nessuno li raccoglie più, e che rimangono silenziosi sui rami per tutto l'inverno.
La sua riproduzione è... un pò più complessa. Per poterla moltiplicare da seme, infatti, occorrerebbe utilizzare semi ottenuti da frutti rimasti per tutto l'inverno sull'albero, e inoltre le pianticelle nate in questo modo impiegherebbero un tempo molto consistente (6 - 7 anni!) prima di fruttificare. Più sicuro è il metodo dell'innesto, usando come portainnesto biancospino, pero, melo cotogno ed altre Rosacee. così ho deciso di adottare una duplice strategia, per provare a preservare il patrimonio genetico di questa pianta antica: da un lato metterò i frutti a maturare sotto la paglia, e ne userò in seguito i semi; dall'altro, ho tentato di fare io stesso un innesto a scudetto utilizzando come portainnesto un biancospino (Crataegus monogyna). L'innesto a scudetto a gemma dormiente va fatto in questo modo: con uno strumento adeguato si prepara il portainnesto asportando i rami laterali ed accorciando il ramo principale; quindi, con una roncola si fa un taglio a T che interessi la corteccia, quindi con estrema attenzione si separano i due lembi della corteccia tagliata. L'innesto (o marza) prelevato dalla pianta è una gemma, che viene ottenuta tagliando la corteccia che la ospita assieme a parte del legno sottostante. La marza viene quindi infilata tra i due lembi di corteccia del portainnesto, che le vengono chiusi sopra lasciando esposta solo la gemma. In seguito, con della rafia si procede a fasciare l'intera zona vicina alla marza, fissando i bordi della corteccia del portainnesto e limitando l'evaporazione, oppure si può parimente proteggere l'innesto con un apposito mastice. Io al posto del mastice ho utilizzato un pò di stucco per modellisti, che per ora sembra reggere bene. Solo in primavera vedremo se le gemme avranno o meno attecchito. Nel frattempo, lasceremo che tempo e paglia facciano il proprio lunghissimo lavoro, come da sempre avviene nelle campagne. 
Avevo scelto di far riprodurre almeno una volta nell'anno Leonida, oramai l'unico gallo Polverara cui tenessi, per preservarne il prezioso patrimonio genetico: non volevo infatti che succedesse quanto accaduto con suo padre Ganimede, andatosene senza lasciare un solo discendente nel mio pollaio.
E mai - purtroppo - decisione si rivelò più saggia: un predatore ha infatti messo fine due settimane fa alla breve vita di Leo, morto a poco più di un anno di età. Delle 13 uova messe in incubarice, 8 si sono rivelate fertili, 2 non si sono mai schiuse e le restanti 6 hanno dato alla luce piccoli e meravigliosi pulcini. Di questi, due sono venuti a mancare nei giorni successivi, a causa di un problema agli arti. I rimanenti hanno oramai una ventina di giorni, e si apprestano a diventare bei pulcinotti. La mia speranza, ovviamente, è che vi sia almeno un maschio tra di loro - cosa probabile ma non certa. In caso contrario proverò a vedere se tra i nati estivi di Bruno Rossetto non vi sia per caso un galletto di Polverara figlio di Leo e "concepito" prima che Rossetto lo donasse a me.
Nel frattempo, i piccoli della seconda covata sono cresciuti, e tra di loro pare esserci almeno una bella gallinella pronta a raccogliere l'eredità di mamma Nerina, venuta a mancare i primi giorni di settembre a causa della corizza.
Adesso, non mi resta che continuare a far crescere questi piccoli batufoli di penne e piume, sperando il prossimo anno di sentir nuovamente cantare un bel gallo.

Carissimi, eccomi di ritorno dall'avventura del matrimonio e da quella del viaggio di nozze! I lidi soleggiati e profumati della bella Corfù, con i loro spettacolari colori, sono un ricordo vicino ma passato, ed ora si torna alla via di tutti i giorni, intensa ed avvolgente come il profumo dei gelsomini corfioti. Intensa lo sarà di sicuro, anche perchè dovrò lavorare molto sodo per sistemare a dovere il pollaio, reduce infatti da un'autentica... tragedia greca.
Cosa è successo? E' semplicissimo: la legge di Murphy ha colpito alla grande. La settimana prima del mio matrimonio, infatti, come potrete immaginare ero assolutamente rapito da tutte le cose ancora da fare per preparare la festa. Quale momento migliore per ritrovarsi quindi il pollaio assediato da ogni genere di magagne? Così, mentre io caracollavo alla strenua ricerca della prossima cosa da fare per instradare le nozze sulla giusta via, nel mio pollaio giungevano improvvise e ferocissime due autentiche piaghe: un'invasione di acari ematofagi e un violento attacco di corizza. Morale della favola, molti animali morti, tra cui il mio vecchissimo gallo Polverara, la Sebright, la Nerina, diversi suoi figli e la chioccia (nemmeno mia) che avrebbe dovuto allevare i pulcini che in quei giorni stavano per venire alla luce. Due giorni prima delle nozze, poi, sono nati 6 pulcini, dei quali due sono morti dopo pochi giorni per problemi congeniti alle zampe. Infine, mentre io vagavo tra paesaggi corfioti ricoperti d'ulivi, un predatore sconosciuto (forse un grosso ratto) uccideva Leonida ed una gallina (non Polverara) cui tenevo molto.
Che dire? Non mi resta che rimboccarmi le maniche, sperando che tra i 4 pulcini, figli del defunto Leo, ci sia almeno un galletto che ne continui l'eredità. Nel frattempo gli acari sembrano esser stati ridotti ai minimi termini e la corizza fermata e svanita come era arrivata.
A presto, con il racconto della meravigliosa Corfù immortalata nei libri di Gerald Durrell!
Carissimi,
dagli inizi di settembre non ho praticamente avuto più modo di scrivere e non ne avrò probabilmente per tutto il prossimo mese. Il motivo è presto detto: mi sposo! La prossima settimana, infatti, convolerò a giustissime nozze con la mia fidanzata, Roberta. Eviterò frasi di circostanza o melensaggini: vi dico solo che sono estremamente felice di questo passo e di questa nuova vita che mi si preannuncia davanti.
In attesa di tornare a incontrarvi su queste pagine, auguro a tutti voi un buonissimo settembre, ricco magari del profumo delle viti e dell'uva. Ci si sente al mio rientro. Un abbraccio a tutti!
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