Agricoltura naturale: una fattoria per il futuro.

In questi giorni, passando per il sempre ottimo Orto di Carta di Nicola, ho trovato il link ad un documentario della BBC dedicato alle nuove tecniche di agricoltura, più rispettose dell'ambiente e più naturali. E' in 6 parti, in inglese, ma sottotitolato in italiano. Che dire? E' proprio bello, e sottolinea secondo me sotto molto bene alcune differenze tra agricoltura moderna estensiva, agricoltura tradizionale e agricoltura naturale.

Tutti noi immagino abbiamo, seppur pallidamente, a volte, idea di cosa sia e di quanto possa essere deleteria l'agricoltura moderna su larga scala. Molti si sono rifugiati nell'idea che l'agricoltura tradizionale fosse sempre e comunque migliore, che i nostri nonni avessero, diciamo così, "la verità in tasca" senza saperlo. Ma il fatto che per certi aspetti fosse un'agricoltura meno invasiva nei confronti della natura non vuol dire che quella dei nostri nonni fosse una pratica naturale di per sè. Sarebbe assurdo crederlo, come sarebbe assurdo pensare che solo per il fatto che i nostri avi ci hanno tramandato conoscenze e saperi ci si debba sentire in qualche modo propensi a credere che si trattasse sempre di verità più o meno facilmente comprensibili, cose da riprendere in considerazione sempre e comunque.

Ma in verità anche la loro agricoltura era, ovviamente, passibile di miglioramento, come lo erano le loro conoscenze riguardo ai processi di produzione e le loro tecniche. Credo che nessuno, oggi, vorrebbe fare la vita di mio nonno, costretto a lavorare anche 16-18 ore al giorno; ciò nonostante le loro tradizioni devono trovar posto nel nostro pensiero, perchè si tratta delle nostre radici e ci servono per capirci meglio, ma nello stesso tempo abbiamo il dovere di cercare di capire e di avvicinarci sempre più alla natura, scardinando alcuni luoghi comuni e prendendo in considerazione le lezioni di maestri come Emilia Hazelip e Masanobu Fukuoka. Insomma, una nuova strada che viva tramite osservazioni moderne e compatibili con la natura, anche se ancorata in parte alle nozioni e ai patrimoni (culturali e genetici) tramandatici dai nostri avi. Dev'essere una nuova concezione di "ereditare", non intesa come semplice "collezione" immutabile di saperi e sapori antichi ma come l'acquisizione consapevole di basi che vanno integrate in un ottica rivolta al futuro in base alle attuali nuove conoscenze.

Ecco, credo di avervi annoiato abbastanza. Vi lascio al documentario. Buona visione!!

6 commenti:

manu' ha detto...

Ciao Andrea grazie per aver condiviso questi video!!

Andrea ha detto...

Il piacere è stato mio nell'averlo trovato grazie a Nicola e di averlo potuto condividere! Io me lo sono scaricato sull'ipod e me lo sono visto durante il viaggio per andare a lavoro. ciao!

giam ha detto...

Come sai, non sono precisamente un cantore della passata armonia uomo-natura... :-)
Nonostante tutti i miei mugugni, penso che si possa benissimo imparare dal "passato". A questo proposito ti consiglio l'ascolto di questa conferenza, tenuta al festival delle scienze auditorium Roma 2008: http://www.auditorium.com/eventi/podcast?id_podcast=4914312&start_id=4911556it&pagina=1 in cui, fra l'altro, si parla anche dei "suggerimenti" di alcuni popoli del passato a riguardo dell'us e risparmio d'acqua.
Sul (bel) documentario: tutto ok... ma personalmente mi rimangono dubbi... Es.: come (mi sembra di aver capito) ortodicarta, spererei che organismi "scientifici" e super-partes, iniziassero a verificre tutta una serie d tecniche "verdi" (proprio perchè credo che meritino moltissima attenzione); ci sono speculazioni (economiche e non) anche in questo campo. E vedo molta "moda"...
Ciao per ora :-)

Andrea ha detto...

ciao Giampiero, infatti sono d'accordo con te. quello che stigmatizzo è l'acquisizione acritica di tuttuò ciò che è il "passato" ed il "tradizionale". Che in essi vi sia del buono è certo; che in essi TUTTO sia buono, no. Un esempio stupido: se alcune popolazioni del nordafrica hanno per tradizione degli ottimi sistemi di canalizzazione dell'acqua, i cui principi possono essere sfruttabili, non vuol dire che tutto ciò che è tradizionale sia sostenibile: ad esempio, l'agricoltura tradizionale del madagascar si basava sull'incendio delle foreste per coltivare orti sulla cenere; questo era sostenibile con una popolazione piccola, ma con l'attuale (molto maggiore) ha provocato veri disastri. Per cui io non voglio nè vedere l'agricoltura tradizionale o "dei nonni" declassata ad una massa di sciocchezze, nè tantomeno elevata ad oracolo; vorrei che fosse criticamente valutata caso per caso per capire se sia o meno possibile renderla vantaggiosa per le nostre esigenze.

equipaje ha detto...

Dopo averci moralmente costretti a visionare, il minimo che si possa fare è cedere alla nomination..! Tu, e anche quell'altro brontolone lì sopra ;)

Andrea ha detto...

Io ho accettato... vedremo lui!!!