Torno a scrivere dopo un periodo difficile e complicato, causa parenti in ospedale e soprattutto pargolo quasi agli sgoccioli. Torno però con fotografie di VITA!

Ecco, dopo un po' di patimenti, i primi tre nati dell'anno! Incroci di Polverara e... beh, diciamo che l'altra razza resterà un piccolo mistero per qualche mese ancora, fino a quando non ve ne parlerò fino alla nausea... ;-)!

Pulcini. Foto di Andrea Mangoni. Pulcini. Foto di Andrea Mangoni. Pulcini. Foto di Andrea Mangoni.
Un campo di mais al tramonto. Foto di Andrea Mangoni.
La notizia è di pochi giorni fa. Il Governo Italiano, abbastanza in sordina, ha deciso di sdoganare la coltivazione degli OGM. Molte voci contrarie - tra queste il Ministro alle Politiche Agricole, Luca Zaia, e molte associazioni di coltivatori e di consumatori - e alcune voci favorevoli - specie quegli enti locali che vedranno creati dei fondi a loro favore. Ci attendono anni di "sperimentazione" per stabilire la convivenza tra colture OGM e tradizionali, convivenza che l'Unione Europea ha già bollato come impossibile. Che cosa pensare? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Gli OGM sono davvero il mostro biblico che viene prospettato da taluni, o rappresentano il luminoso futuro dell'agricoltura, come vorrebbero altri?
Non sono un esperto in materia, ma qualche considerazione la vorrei fare lo stesso. Innanzi tutto, vorrei specificare una cosa: io NON sono contrario per partito preso agli OGM. E allo stesso modo, non sono ad essi favorevole INCONDIZIONATAMENTE. Ritengo quindi importantissimo ragionare, guardando il più possibile a ciò che essi rappresentano e a ciò che possono portare.
Cos'è un OGM? Un Organismo Geneticamente Modificato. Per dirla in soldoni, prendiamo un essere vivente ed inseriamo nel suo genoma un pezzo di DNA proveniente da un altro tipo di organismo, che ha delle caratteristiche che a noi interessano. Ad esempio prendiamo il cotone (Gossypium sp.), e gli inseriamo il DNA del Bacillus thuringiensis, che produce una tossina letale per gli insetti. Otteniamo così una pianta di cotone che diventa difficilmente attaccabile dai parassiti e che abbisogna di minori pesticidi. In teoria.
Sottolineiamolo bene: IN TEORIA.
In pratica, qualunque osservazione riferibile ad un OGM, in bene o in male, pregio o difetto, è constatabile solo dopo aver avito riscontri pratici. Di nuovo, in soldoni: non si sa se funziona fino a che non si prova. Dire che sono un bene o un male è quindi una semplificazione troppo banalizzante, anche perché sotto il nome OGM includiamo piante, ortaggi, cereali, microorganismi totalmente differenti fra loro. Magari esisterà un grano OGM resistente alla siccità che sarà la benedizione per le terre in via di desertificazione, e da un'altra parte ci sarà una soia OGM che fa venire le bolle in faccia a chi ne mangia il seitan. La prima cosa da pensare, quindi, è NON GENERALIZZARE. MAI. Però, se da un lato non è giusto avere riguardo agli OGM delle pregiudiziali assolute, ci sono tutta una serie di considerazioni di altra natura che mi portano a dire che no, in Italia gli OGM io non ce li vorrei.
Innanzi tutto, gli OGM in campo agricolo sono in mano a poche multinazionali, che fanno il bello e cattivo tempo piegando letteralmente le economie di Paesi poveri e innescando reazioni a catena disastrose. Inoltre, l'OGM in agricoltura rischia di ledere un diritto fondamentale: e cioè il diritto di non volerlo nel proprio campo. Pensateci: mais, grano, avena, orzo, riso, tutti sono impollinati dal vento. Come si può far convivere fianco a fianco una coltura tradizionale con una coltura OGM? Basterà una folata più forte delle altre per ritrovarsi nel campo, l'anno successivo, solo semi OGM. Con anche delle possibili ripercussioni legali. In America non sono mancate le class action volte a chiedere risarcimento dei danni dovuti alle contaminazioni da OGM, e già la Bayer ha perduto una causa per aver inquinato geneticamente il riso di alcuni agricoltori a causa della vicinanza dei campi di questi ultimi con i campi di riso transgenico della multinazionale. Insomma, esiste un enorme pericolo di perdita della biodiversità agricola, che potrebbe vedersi azzerata dalla diffusione di questi organismi.
Campi di grano in Toscana. Presto tutti OGM?. Foto di Andrea Mangoni.In India, dove il cotone OGM doveva rappresentare una benedizione, si è rivelato un flop colossale: ha avuto bisogno di più pesticidi e di costi di gestione maggiori, e per di più ha dato raccolti scadenti. Come se non bastasse, la Natura ha fatto il suo corso: ecco comparire quindi un parassita del cotone, la Helicoverpa zea, che ha sviluppato in certe sue popolazioni una resistenza alle tossine del B. thuringiensis. Così dovranno essere utilizzati nuovi pesticidi, che - OH! - come per magia sono stati già preparati dalla multinazionale produttrice del cotone stesso. Negli USA pare sia aumentato invece, con l'utilizzo degli OGM, il consumo di pesticidi; in compenso è diminuita la produttività. Hanno già preannunciato che uno dei grandi vantaggi per l'agricoltura italiana sarà il minor numero di erbicidi adottati. Perchè? semplice: perchè le piante OGM saranno resistenti al Roundup, un erbicida molto potente a base di glifosate prodotto, chissa come mai ci stupisce poco, sempre dalla stessa ditta che produce i semi OGM, la Monsanto. L'idea è semplice: produco una pianta resistente al glifosate, così lo posso utilizzare sulle coltivazioni distruggendo le erbacce. E' vero che è molto potente, però usando solo quello diminuirò il numero di trattamenti e le quantità di altri erbicidi. Peccato che si facciano troppo spesso i conti senza l'oste, ovverosia la Natura... Come per la farfallina del cotone, cosa succederà se inizieranno a nascere erbacce resistenti al glifosate (cosa che puntualmente accadrà)? E che cosa ne direste se la colpa fosse proprio delle coltivazioni OGM? E' già successo infatti che la colza OGM si sia incrociata con piante di senape selvatica; esiste la concreta possibilità che l'impollinazione incrociata tra specie differenti trasferisca prima o poi a delle infestanti le capacità di resistenza al Roundup ed altri erbicidi proprie delle coltivazioni OGM, col risultato di dar vita ad organismi nocivi diffcilmente debellabili.
Altro problema: gli OGM faranno bene o male alla nostra salute? E' un tema piuttosto sentito e che preoccupa molti, e la risposta è sempre la stessa: non lo sapremo finchè non proveremo. Esistono nei dati concreti a riguardo di singoli casi, che mostrano soprattutto come certi effetti siano assolutamente imprevedibili. Ad esempio, i fagioli sono in grado di produrre una proteina che provoca la morte del tonchio, un piccolo coleottero fitofago che parassita i legumi. Si è quindi cercato di trasferire la stessa dote in un pisello, in maniera che questo divenisse resistente al coleottero. Purtroppo i cambiamenti nel genoma del pisello hanno causato un effetto imprevisto: la modifica della struttura di una proteina prodotta dai piselli stessi. Una piccolissima modifica strutturale, certo, che però è bastata a rendere la proteina stessa irritante per le cavie da laboratorio.
E ancora, recentemente, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli alimenti e la Nutrizione ha fatto rilevare come a fronte di una maggiore produttività in granella, il mais transgenico produce quantità di lignina quasi 4 volte più elevate rispetto a quello normale, il che rende il trinciato da esso derivato molto meno appetito dagli animali che se ne nutrono. Tutta da verificare invece un'altra notizia apparsa sui giornali, e cioè che topi nutriti con mais OGM avrebbero mostrato alterazioni del sistema immunitario.
Insomma, come si può capire, un argomento complesso. Soprattutto perchè, che lo si voglia o no, conviviamo con gli OGM da diversi anni. Mais e soia utilizzati per produrre i mangimi per gli animali sono infatti per buona parte OGM; e questi animali noi li mangiamo da tempo. Ed è presto per dire se vedremo effetti negativi o meno.
Nella mia totale innocenza, continuo a pensare che ci possano essere altre strade. Altre vie. Vie come quella intrapresa da Ken Street, che cerca nella ricchezza dell'antica biodiversità agricola mondiale la soluzione a molti problemi presenti. E' una strada che sento molto più mia, e che vorrei vedere più bella e splendente.
Sapete che vi dico? Quest'anno se posso mi pianto un paio di trini di buon mais biancoperla autoctono. In isolamento temporale. Alla faccia del mais BT OGM.
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Foto di Ann Geddes. Trovata in rete.

Per qualcuno un post del genere potrà sembrare spiazzante e fuori luogo, in questo blog. Ma in questi giorni sentivo di doverlo scrivere. Anche qui. A chi si aspettava il solito post su piante, animali, o ricordi, chiedo di avere pazienza. Il prossimo tornerà ad essere “in linea”. Ma questo, oggi, no.

Ottobre 2009. Cado leggero, i miei occhi sono puntati sullo schermo bianco e nero che mostra il mondo esploso all’interno di Roberta. Ci stringiamo per mano, io e lei, mentre nostro figlio, a 10 settimane di vita, si ostina a darci risolutamente le spalle. Ooopps, pardon: le minuscole chiappette. Avevo sempre pensato che i bimbi, nella pancia della mamma, fossero totalmente inerti, privi di movimento, come addormentati e satolli nel loro piccolo mare. Almeno per le prime settimane. Come mi sbagliavo!! Nostro figlio è lì, che si agita, mentre la dottoressa lo disturba con l’ecografo. Inizia a muoversi, le gambine prima rilassate si contraggono, la schiena si contorce tutta, velocissima, come se stessimo facendo il solletico ad un cucciolo addormentato. Poi, in una frazione di secondo, si gira e lo vediamo di profilo. Lo guardiamo muoversi, portarsi le manine alla bocca, quindi (quando la dottoressa da un colpo troppo forte) si rannicchia tutto, stringe i pugnetti e se li porta davanti agli occhi, come a stropicciarseli. E' lungo solo pochi centimetri. Ed il battito del suo cuore è come il galoppare di un cavallo selvaggio.

Penso spesso, e più ancora in questi mesi in cui l'arrivo di una nuova Vita ci sta benedendo, a tutte quelle minuscole esistenze che, per dolore, difficoltà ed ignoranza, ancor prima di fare il primo respiro o di aprire gli occhi una sola volta, vengono gettate via, sciogliendosi come fiocchi di neve rossa sull'asfalto dei marciapiedi.

Feto di 8 settimane. Foto trovata in rete.Nel 2008, nella sola Italia, sono stati eseguiti quasi 56.000 aborti. Significa 213 aborti ogni mille nati vivi. Praticamente, quasi una nuova vita umana su cinque finisce la propria esistenza nel cestino dei rifiuti di una sala operatoria. Nei primissimi anni '80, il rapporto era di 380 ogni mille nati di vivi. Se allora la percentuale di gravidanze che terminavano con un aborto era quindi del 27,5% circa, oggi siamo passati circa al 17,5%. Si sono ridotte, lo so, ma mi sembrano sempre troppe. Le sento troppe.

Così come sento troppi i circa 15000 (quindicimila) aborti clandestini praticati in Italia nel 2008. In pratica più del 20% degli aborti, nel 2008, è stato clandestino. E' solo una stima, certo, ma dopo trent'anni - TRENTA!!! - di applicazione della legge nata proprio per far fronte al fenomeno della clandestinità resta per me assolutamente inaccettabile.

Ho sentito tante persone dire che l'aborto non uccide nessuno, che è solo l'asportazione di un grumo di cellule. Ripenso alle prime due ecografie di Pietro, alle sue manine e ai suoi piedini, al nasino e agli occhi; aveva tra le dieci e le undici settimane. Oltre il 60% degli aborti avviene tra l'8° e la 12° settimana. Non più grumi di cellule, non più embrioni, ma feti, che come Pietro sono vitali, veloci, in continuo divenire... anche se fin dal momento dell'incontro tra ovulo e spermatozoo erano tali, Vita in divenire costante, combinazioni e possibilità uniche che non si ripresenteranno mai più in tutta la storia dell'universo.

Ho conosciuto persone piene di dolore costrette a privarsi delle vite che portavano in grembo, e al contrario ho conosciuto gente che parlava del proprio aborto come di un'operazione di appendicite. Ho visto persone inalberarsi per difendere una legge – la 194 – che non avevano palesemente mai letto in vita loro. Ho visto donne rifiorire quando altre persone hanno offerto loro un aiuto concreto affinché potessero dare la vita al proprio piccolo.

Ho sentito dire che rianimare un bimbo sopravvissuto ad un aborto significa attentare alla 194, anche se in realtà la 194 prevede proprio di salvare i piccoli che dovessero riuscire a sopravvivere all'operazione. Non so, saranno stati impegnati a difendere più le loro aspettative sulla legge, che la legge stessa. Ho sentito dire che chi mostra come vengono eseguiti gli aborti è l'unico e vero violento, forse perchè nella società gieffina le cose vanno fatte senza che si possano mostrare, vanno eseguite mentre gli occhi sono da un'altra parte, e la violenza non è prerogativa di chi fa, ma di chi fa sapere. Si chiede a gran voce la pillolina che fa sparire la gravidanza come per magia, tanto quello è, una malattia da curare con la pastiglia; e per carità, che non si faccia in ospedale: prendiamola sul divano, dopo cena, mentre guardiamo la TV. CHI poi dovrebbe controllare nel water l'avvenuta espulsione dell'embrione, non l'ho capito. La donna che ha abortito? Il suo compagno? Non so. Credevo fosse più logico che fosse un dottore, in un ambiente che potesse accogliere e proteggere la donna.

Mi chiedo spesso perchè continuiamo a combattere sintomi quando per guarire dovremmo cercare di curare le cause. La 194 è uno strumento. Non dovrebbe essere vissuta come un dogma religioso. Io la vedo come l'Aulin dato ad un malato di cancro al cervello per attenuargli il mal di testa. Ha una sua utilità, ovviamente, ma il problema vero è altrove. E' nella mancanza di una profonda, serissima e fortissima educazione sessuale nelle nuove generazioni. E' nella mancanza di aiuti concreti per quelle madri che abortiscono solo perchè credono di non aver altra scelta, nella mancanza di un sostegno alle famiglie più povere e alle donne sole, è anche nell'assenza di impegno sociale e di generosità che risiede il vero problema, secondo me.

E ciò che vorrei non è la soppressione o l'assenza della 194, assolutamente; quello che vorrei sarebbe vederla svuotarsi molto più rapidamente di significato, vedendo ridurre drasticamente i motivi ultimi per cui nel 2010 si decide ancora di abortire. Vorrei vedere quei bimbi nascere. Lo vorrei tanto.

Davvero.

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Le foto di questo post sono state trovate tutte in rete. La prima è di Anne Geddes; la seconda mostra un feto di 8 settimane di vita. Nell'ultima, quello che si vede sono due feti. Uno di 12 settimane, l'altro di 14. Uno dei due può essere legalmente abortito, l'altro no. Ma non sarò io a dirvi quale dei due.

I dati statistici sono stati elaborati dalla Relazione del Ministero della Salute sull'Applicazione della legge 194/78 nell'anno 2008.

Feto di 12 e feto di 14 settimane. Foto trovate in rete.
Due uova nel nido. Foto di Andrea Mangoni.
Tra le domande che mi vengono poste più frequentemente riguardo alla selezione dei polli, c’è di sicuro questa:

"Ho più di un tipo di polli nel mio allevamento, e gli animali vivono tutti insieme. Se voglio avere dei pulcini di razza pura, quanto devo tener separata la coppia o comunque gli animali che mi interessano dal resto del gruppo, prima di poter incubare le uova avendo certezza della paternità?"

La risposta è meno scontata di quel che sembra. La biologia ci informa che il seme del gallo può in genere fecondare per circa 21 giorni le uova nel corpo della gallina. Ancora più in soldoni, mettete un gallo con delle galline per un paio di giorni: per le successive tre settimane, tutte le uova che esse produrranno risulteranno fecondate da lui.
Nella pratica dell’allevamento questo ha delle ricadute estremamente interessanti. Infatti, se alleviamo insieme più razze e poi le separiamo in vista della riproduzione, per avere certezza della paternità dei pulcini dovremo scartare tutte le uova deposte nei primi 21 giorni, e mettere ad incubare solo quelle deposte successivamente.
A volte ovviamente ci sono eccezioni a questa “regoletta”. Ad esempio, a volte sembra che lo sperma di un gallo sopravviva molto meno; questo capita più spesso quando il gallo è vecchio. Altre volte accade proprio il contrario: il seme sopravvive molto oltre il previsto, anche più di un mese. Un giorno un mio amico allevatore decise di chiudere in una gabbia il grande gallo di razza Faverolles che dominava su tutti i suoi polli, in maniera di poter riprodurre in purezza i suoi Phoenix. Destinò alla mensa le uova per un mese, quindi iniziò ad incubare. Fu tutto inutile. Dopo 20 giorni, ad oltre 50 giorni cioè da quando il Faverolle era stato chiuso, continuavano a nascere pulcini con barba e/o 5 dita, caratteristiche queste della razza Francese.
Si tratta però di casi più unici che rari; in genere, la regola delle tre settimane funziona alla grande. E visto che con febbraio le galline in genere riprendono a deporre (no ghè xè ga£ina o ga£inassa, che a febraro l’ovo no £a fassa, ovverosia "non c'è gallina o gallinaccia che a febbraio l'uovo non faccia") è il caso di iniziare già adesso a separare i riproduttori, se vogliamo mettere a incubare qualcosa a marzo. Ciao!

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AVICOLTURA E BIODIVERSITA': LETTURE PER SAPERNE DI PIU'

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Gruppo di Livorno Pile. Foto di Andrea Mangoni, esemplari di Loris Traverso.
Melitaea phoebe. Foto di Andrea Mangoni.

In questi giorni ho avuto notizia di un BELLISSIMO progetto, nato da un'iniziativa del Museo di Storia Naturale di Venezia e mirato a far luce su un particolare aspetto della Biodiversità del Veneto: la stesura di un Atlante dei Ropaloceri del Veneto.

E chi sono i sarebbero i Ropaloceri? Ma le meravigliose farfalle diurne! Questi insetti, importanti indicatori ambientali, sono stranamente stati poco studiati nella loro distribuzione locale; nasce da qui l'esigenza di poterne conoscere gli areali attuali delle singole specie, tenendo conto del fatto che ci sono ancora aree, come i Monti lessini ed i Colli Euganei, per le quali tali dati risultano ancora molto frammentari.

Chiunque può aiutare, inviendo i dati in proprio possesso seguendo le linee guida presenti sul sito del progetto in questione, che è il seguente:

http://www.farfalleveneto.eu

QUI potete trovare una presentazione PDF del progetto, da scaricare e diffondere. Chiunque può dia una mano! A presto!

Gonopteryx rhamni che si nutre. Foto di Andrea Mangoni.
piante di galinsoga nell'orto. Foto di Andrea Mangoni

Oggi vorrei parlarvi molto brevemente di una pianticella utile nell'alimentazione dei nostri polli, e davvero praticamente a portata di tutti. Credo infatti che ci siano ben pochi orti che non abbiano ospitato, prima o poi, un esemplare di galinsoga (Galinsoga parviflora). Queste piantine, appartenenti alla famiglia delle composite e originarie del Sud America, vennero importate nel XVIII secolo e da allora non hanno fatto altro che diffondersi sempre più.

La galinsoga è, in genere, molto appetita dagli avicoli, ed offre anche alcuni notevoli vantaggi, specie per chi non ha modo di lasciare liberi al pascolo ed è costretto ad integrare con erbe e verdure la dieta dei propri animali. Ad esempio:

  1. Cresce spontaneamente negli orti, dove spesso può soffocare addirittura gli ortaggi; cimandola regolarmente uniremo l'utile (la pulizia dell'orto) ad un altro utile (integrazione gratuita per l'alimentazione del pollame).
  2. Fiorisce praticamente da luglio fino all'inizio dell'inverno. Ed il polline contenuto nei minuscoli fiorellini è una piccolo ma interessante integrazione all'alimentazione degli uccelli.
  3. 100 gr di galinsoga apportano 3,2 gr di proteine, 410 mg di calcio, 56 mg di fosforo, 0,5 gr di grassi e 1950 U.I. di vitamina A (U.I. = Unità Internazionali, unità di misura internazionale delle vitamine). Molto interessante per un'"erbaccia" comunissima che per di più è in genere assai gradita (eccezion fatta per i fusticini)! (Fonte: http://membres.multimania.fr/testudo/alimentation.html)

Insomma, una pianta dalle molteplici virtù. La si trova da giugno fino all'autunno inoltrato, essendo destinata a sparire alle prime gelate. Ma fino ad allora la potremo usare senza remora alcuna per alimentare i nostri animali.

dettaglio del fiore di galinsoga. Foto di Andrea Mangoni
Eugea.it

Come sa bene chi mi segue regolarmente, nel blog si è più volte parlato di giardino naturale e di ecologia urbana, ovverosia di come trasformare i propri angoli verdi in piccoli rifugi per animali e piante, e - perchè no? - anche in luoghi che possano fornirci una sana integrazione per la tavola, sotto forma di frutta e verdura.

Ecco, il sito che vi propongo oggi è perfettamente in sintonia con questa visione, ed è anzi un eccellente luogo da cui iniziare a progettare il proprio giardino. Eugea (Ecologia Urbana Giardini E Ambiente) nasce da un team di entomologi dell'università di Bologna, e mira a rendere possibile a tutti ottenere semi di piante da giardino e da orto che possano attirare gli animali selvatici vicino alle abitazioni. Così troveremo il pacchetto con semi di piante per attirare le farfalle, quello per gli insetti utili, quello delle sementi per l'orto urbano, e così via.

Non solo: Eugea propone anche dei veri e propri kit per la lotta biologica, che permettono di liberare in giardino piccoli eserciti di insetti utili come le coccinelle; e ancora, è possibile acquistare piccole colonie di Osmia rufa, un'ape solitaria ottima impollinatrice per gli alberi da frutto più precoci.

Il timo del mio terrazzo viene proprio dai semi di Eugea, ma abbiamo avuto anche borragine, facelia e calendula. Confezionati a mano, anche le scatoline dei semi sono veramente simpatiche. Insomma, per chi desiderasse iniziare col piede giusto e non sapesse dove trovare le prime piante per il proprio giardino naturale, Eugea è di certo il posto giusto!

http://www.eugea.it

Due degli animali allevati a Camposampiero. Foto di Marco Andreotti.

Tempo fa vi ho parlato di com'era la situazione attuale delle Polverara di ceppo Rossetto. Ora, Marco e Davide mi hanno recentemente inviato da Camposampiero (PD) alcune foto degli animali che ho ceduto loro quest'estate, e non posso non prenderne spunto per fare alcune osservazioni relative alle loro caratteristiche.

Gallo di Polverara. Foto di Marco Andreotti.Il maschio ceduto loro, Aries, si sta rivelando un buon gallo, precoce e robusto. Ha un paio di caratteristiche poco piacevoli - gli orecchioni, che sono diventati quasi rossi, ed il ciuffo, per buona parte scodellato all'indietro come quello di suo nonno Leonida. La cresta non è ben visibile dalle immagini, ma sembra composta da due corna bitorzolute e larghe, seppur non molto lunghe. I tarsi sono ardesia - orrimi - e denotano pelle candida, cosa altrettanto buona. La forma del corpo è forse simile a quella di suo padre, ma per vederlo nel pieno della sua bellezza occorrerà aspettare ancora alcuni mesi. Infatti le Polverara raggiuungono la piena maturità di forme, produttività e dimensioni dopo circa un anno, anche se i galli raggiungono il massimo splendore a due anni di vita. Mi si dice che Aries è anche terribilmente aggressivo, proprio come suo padre, che non manca l'occasione di massacrarmi a speronate ogni volta che mi vede. Pazienza.

Gallina nera di Polverara. Foto di Marco Andreotti.

Assieme a lui ci sono 3 galline nere. Una è Nerina Jr., che nonostante la nonna Padovana Gran Ciuffo esibisce la totale assenza di ernia cerebrale, proprio come si conviene ad una Polverara. Orecchioni bianchi, zampe verdi ed una cresta a cornetti PER-FET-TA. Ha pelle giallastra, ma a parte questo si è rivelata un'eccellente riproduttrice e molto feconda, come visto lo scorso anno. Non ebbi modo tra l'altro di valutarne bene la taglia, così come per gli altri esemplari di cui stiamo parlando, ma quest'estate se possibile cercherò di provvedere. Secondo membro dell'harem: Greta, sorella di Gigia, di taglia buona, priva di ernia cerebrale e con cresta a cornetti, seppur poco sviluppata. Gli orecchioni erano bianchi con qualche sfumatura scura. Infine Sissi, figlia di Polluce e Medessa (e quindi sorellastra di Aries), con pelle candida, zampe ardesia, cresta a cornetti e orecchioni bianchi... l'unico difetto è la quasi totale assenza di ciuffo! sembrerebbe aver ereditato dalla madre la struttura fisica robusta e tarchiata; speriamo che ne abbia anche le ottime doti di fetatrice!!

Gallo di Polverara bianco. Foto di Marco Andreotti.

Marco e Davide hanno iniziato da poco a raccogliere le uova, che faranno schiudere con un'incubatrice autocostruita; cosa potranno aspettarsi dai piccoli di quest'anno? Ho cercato, affidando loro gli animali, di compensare i difetti dell'uno con i pregi degli altri. Così se il gallo non ha orecchioni eccezionali tutte le femmine invece li hanno bianchi, mentre se alcune non hanno pelle bianca, ce l'ha il gallo; e così via. In questo modo è più che probabile che almeno il 50% dei capi del 2010 che nasceranno nel loro allevamento saranno esemplari con buone se non ottime caratteristiche somatiche e - speranzosamente - di produttività. Inoltre, nessuno degli animali è troppo strettamente imparentato con gli altri: niente genitori-figli o fratello-sorella. Alcuni hanno in comune un nonno, altri solo un genitore, altri risultano zii e nipoti... Insomma, un gruppo di animali giovani (la più vecchia, Nerina Jr, farà 2 anni a maggio) che dovrebbe avere assai pochi problemi di consanguineità, essere produttivo e dare nuova, importantissima linfa ad un ceppo che rischiava (e rischia ancora) di sparire. Ma con l'aiuto di Davide e Marco quest'anno il rischio sembra scongiurato... Speriamo che altri allevatori possano fare altrettanto e ricevere nei propri pollai capi di quest'antica e nobile schiatta.

Il gruppo di Polverara al completo. Da sinistra, Nerina Jr, Greta, Sissi e Aries. Foto di Marco Andreotti.
Maschio telodonte di Dorcus parallelipipedus. Foto di Andrea Mangoni.
Da bambino i libri sugli insetti erano un'attrazione infinita, per me. Li divoravo, estasiandomi di fronte a tutte quelle meravigliose specie di animali così piccole ma così complesse, strane, eccezionali. Tra tutti, i miei preferiti erano i Coleotteri; e tra tutti i coleotteri, quello che più mi piaceva era il cervo volante. Lo cercai un po' ovunque, ma senza fortuna: a parte il rinvenimento occasionale di una femmina, non lo trovai mai nelle campagne dietro casa. E in effetti sarebbe stato strano il contrario! E' specie più frequente in ambienti forestali, ed in provincia di Venezia era legato solo alle vecchie rive mature, laddove fosse presente la farnia. Ora è pressochè scomparso da buona parte di qiesto areale.
Maschio di Dorcus parallelipipedus. Foto di Andrea Mangoni.In compenso, però, ben presto iniziai ad imbattermi in un animale simile, più piccolo, ma con caratteristiche comunque interessanti: si trattava del dorco o cervo volante minore (Dorcus parallelipipedus). Questo insetto, che può raggiungere i 3,5 cm di lunghezza, deve il suo nome scientifico a la forma vagamente quadrangolare del corpo. Il dorco è molto più diffuso del cervo volante, probabilmente perchè è molto più adattabile in termini di ambiente e di essenze preferite per lo sviluppo larvale. Questo insetto infatti depone le uova in profondità nel legno marcescente di numerosissime essenze autoctone, dal Tiglio alla quercia, dal faggio al castagno, e soprattutto nell'ambiente delle rive nei ceppi in decomposizione di pioppo e salice. Ma non solo: arriva a nutrirsi anche dei pezzi di compensato abbandonati nei boschi ed in allevamento una volta una femmina ha deposto le sue uova in un pezzo di canna da zucchero che avevo utilizzato come cibo! Insomma, un piccolo opportunista che riesce in questo modo a sfruttare molte nicchie ecologiche irraggiungibili per il “cugino” maggiore.
Larva di Dorcus parallelipipedus. Foto di Andrea Mangoni.Dorcus parallelipipedus, nelle sueprime fasi di vita, passa attraverso tre stadi larvali (larva melolontoide) e alla fine si impupa in una cavità del legno, dopo in genere essersi nutrito per circa un anno (a volte due); il coleottero adulto emerge in primavera, e si nutre di frutta matura, mlinfa ed altri essudati dolci prodotti dalle piante e dagli alberi. Lo si può trovare di notte, a volte, quando attirato dalle luci dei lampioni si posa a terra, arrancando; altrimenti i ricercatori lo prendono con semplici trappole a cadurta, innescate con esche zuccherine. Sono insetti davvero interessanti, che possono vivere più di un anno e che si riproducono anche in cattività; in Giappone i loro cugini esotici di taglia più grande, come D. titanus, D. alcides e D. curvidens sono dei comuni pet d'affezione, venduti in appositi negozi.
In Italia, oltre a D. parallelipipedus, troviamo solo D. musimon, molto simile, che vive in Sardegna; nel resto dela penisola sarà questa piccola “scatoletta” nera l'incontro più frequente nei boschi, sotto i vecchi ceppi, dove le foglie dell'autunno precedente riposano.




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Maggiori informazioni su Lucanidi e Scarabeidi:

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Pupa di Dorcus parallelipipedus. Foto di Andrea Mangoni.
Giovane gallo di razza Amrock.

A guardarli così, i nostri amici polli spesso possono non sembrare granché interessanti, almeno dal punto di visto etologico (ovverosia dal punto di vista dello studio del comportamento animale). Ma ovviamente non è affatto così! Oltre ad essere animali attivi, intelligenti, dotati di ottima memoria, galli e galline possono hanno sorpreso più di un ricercatore nel corso degli studi effettuati nell'ambito della selezione sessuale e del modo con cui essa agisce sui nostri pennuti.
A tutti gli allevatori sarà capitato, prima o poi, di dover inserire una nuova gallina in un gruppo ben affiatato in cui fosse presente un gallo dominante. Salta subito all'occhio come la nuova arrivata venga subito presa d'assalto dal maschio, che la immobilizza a terra e si accoppia con lei immediatamente e, a volte, ripetutamente. Per il gallo, questa strategia è evolutivamente vincente: infatti mentre essendo l'unico dominante del suo gruppo egli è certo del proprio successo riproduttivo con le altre galline, che stanno con lui (e solo lui) tutti i giorni, altrettanto non si può invece dire della nuova arrivata, che potrebbe avere avuto alle spalle (anzi, che CERTAMENTE - in ottica gallesca - ha avuto alle spalle) delle liaisons con altri focosi maschi. Ovviamente però non basta solo metterci più entusiasmo: ecco allora che il gallo che vuole DAVVERO cercare di avere un qualche successo riproduttivo con la "novellina" del pollaio, investe energie anche in un altro modo: eiacula infatti un numero di spermi maggiore rispetto a quello emesso nel corso degli accoppiamenti con le sue altre compagne. In questo modo, egli aumenta la probabilità che almeno una parte delle uova prodotte dalla nuova gallina siano state da lui fecondate.

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Ma se in questa guerra il primo sangue (per così dire) è dei galli, se cioè essi hanno evoluto grazie alla selezione sessuale delle strategie per vedere aumentare il proprio successo riproduttivo, le galline non potevano certo starsene a guardare senza far altro. Infatti la gallina ha in genere tutto l'interesse a far sì che il gallo dominante sia il padre dei suoi pulcini, in quanto essere figli del gallo più forte, bello ed aggressivo del pollaio può significare essere in grado di ereditare queste caratteristiche ed avere a propria volta un buon successo riproduttivo. Ma cosa succede nei pollai quando c'è più di un maschio?

Combattimento tra due giovani galli per il possesso dell'harem. Foto di Andrea Mangoni.
I due avversari si studiano, le penne del collo irte per sembrare più grandi...
Combattimento tra due giovani galli per il possesso dell'harem. Foto di Andrea Mangoni.
L'attacco è fulmineo, con artigli e speroni, e spesso avviene in volo o saltando.
Combattimento tra due giovani galli per il possesso dell'harem. Foto di Andrea Mangoni.
Quando atterrano, gli animali si preparano a un nuovo scontro. La sequenza mostra lo scontro tra due giovani galli Polverara per la conquista di una posizione gerarchica di successo. Lo scontro si è rivelato meno cruento di quanto possa sembrare dalle foto, e gli animali, incolumi, hanno poi coabitato felicemente per mesi. Foto Andrea Mangoni.

Ovviamente, in questo caso la scala gerarchica prevede comunque la presenza del gallo dominante, ma contempla pure la presenza di uno o più galli subordinati. I quali però, ovviamente, non è che muoiono dalla contentezza a vedere il "capo" continuare a sollazzarsi con le pollastrelle tutto il dì, bello e placido. Così anche loro provano a darsi da fare, molestando le galline e cercando di accoppiarsi con loro. Le galline in questo caso si trovano - per così dire - tra l'incudine e il martello: se accettano le avances del maschio subordinato, parte della loro prole potrebbe essere "scadente", figlia cioè di un maschio che non è riuscito a salire la scala gerarchica; d'altro canto invece se non si piegano alla violenza, potrebbero riportare delle ferite dovute agli atteggiamenti aggressivi del gallo respinto (c'è da dire che anche il maschio subordinato in questo senso rischia: il gallo dominante, infatti, se lo vede in intimità con una gallina lo attaccherà impietosamente per cercare di evitare che il suo accoppiamento vada a buon fine).

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Ma ecco che grazie alla selezione sessuale e all'evoluzione la gallina ha sviluppato un'arma davvero notevole: la cosiddetta "scelta criptica femminile". La povera donzella, barbaramente assediata, decide di sottostare alla violenza del subordinato e di lasciare che lui si accoppi con lei; ma subito dopo, quando rialzandosi si da una sana scrollatina, espelle con un preciso movimento buona parte dello sperma del "violentatore". Insomma, la gallina cerca di effettuare una scelta per quanto riguarda lo sperma: sperma di gallo d'alta qualità, dentro; sperma di gallo di qualità scadente, fuori. Questa strategia le permette di poter ragionevolmente sperare che buona parte della sua discendenza sia figlia del dominante, e che solo una piccola parte sia invece frutto dei furtivi accoppiamenti dei subordinati.
E se il dominante venisse all'improvviso a mancare, ed il suo posto venisse preso dal subordinato? Nessun problema: la gallina smetterà immediatamente di espellere il seme di quest'ultimo, divenuto come per magia "il gallo dei sogni". Alla faccia di chi pensa che i polli siano animali noiosi! Credo che più di qualcuno, dopo aver letto queste righe, guarderà i propri animali con occhi diversi...

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BIBLIOGRAFIA
Pilastro, A. (2007). Sesso ed evoluzione. Bompiani, Milano (vedi link sotto).
Pizzari, T., & Birkhead, T.R. (2000). "Female feral fowl eject sperm of subdominant males". Nature, 405, 787-789
Pizzari, T., Froman, D., & Birkhead, T. R. (2002). "Pre- and post-insemination episodes of sexual selection in the fowl, Gallus g. domesticus". Heredity, 88, 112-116
Pizzari, T., Cornwallis, C. K., Lovlie, H., Jakobson, S., & Birkhead, T. R. (2003). "Sophisticated sperm allocation in male fowl". Nature, 405, 70-74.
Visto che con l'inverno i lavori in giardino e campagna si diradano, che c'è di meglio di una buona lettura? Ecco allora che, di tanto in tanto, cercherò di fornirvi qualche suggerimento, nella speranza di far cosa gradita a chi è appassionato, con modalità varie ed eventuali, alla Natura, agli animali e alle piante. E per inaugurare questa linea di post, vorrei iniziare con un libro davvero eccezionale: Sesso ed evoluzione, di Andrea Pilastro, Bompiani.
Eccezionale può sembrare eccessivo, ma dove trovate al giorno d'oggi un'esposizione chiara, semplice, condita da una sana dose di ironia vagamente british e che sappia nel contempo parlare ai più di un argomento così "scottante" e di norma poco discusso come è la selezione sessuale? Già, questo libro ha più di una dote, a iniziare dal suo autore, Andrea Pilastro.
Andrea Pilastro, cadorino, è professore di Zoologia presso il dipartimentio di Biologia dell'Università di Padova, ed ho avuto la fortuna - oramai un lustro fa e più!! - di averlo come docente di Etologia. Ha la grande dote di saper trasmettere, assieme a fiumi di informazioni, anche la grande passione che lo anima. E' un etologo che ha trovato il suo campo di specializzazione nella selezione sessuale, studiando come essa agisce in particolar modo in alcune specie di uccelli e nei pesci appartenenti alla famiglia dei Pecilidi.
Nel suo libro, peraltro arrivato finalista al premio Galileo 2008 per la Letteratura di divulgazione scientifica, Pilastro spiega, con sguardo attento e a tratti divertito, come generazioni di appassionati ricercatori da Darwin in poi abbiano cercato di far luce sui tanti aspetti legati all'evoluzione della riproduzione sessuale. Perchè esiste il sesso, e, soprattutto, conviene? Come viene scelto un partner, e come si gioca la "corsa agli armamenti" tra i sessi? Perchè il moscerino della frutta ha spermatozoi lunghi quanto il proprio corpo, o perchè invece l'elefante non ha testicoli esterni? La promiscuità femminile in natura è un'eccezione? E su che basi noi esseri umani tendiamo a prediligere un partner? Il libro parla di tutto questo (e di molto di più) riuscendo soprattutto nel non semplice compito di rendere facilmente comprensibili anche quegli aspetti tecnici normalmente relegati alla comprensione presso ristretti circoli scientifici. Vale di sicuro la pena acquistarlo per leggerlo e stupirsi di fronte all'infinità varietà di strategie evolutesi nei viventi all'unico scopo di portare avanti la propria discendenza.
Sesso ed Evoluzione
La straordinaria storia evolutiva della riproduzione sessuale
di Andrea Pilastro
Bompiani, 2007
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Come ho già scritto, tempo fa ho avuto il piacere di ottenere un piccolo gruppo di anatre mute appartenenti ad un ceppo autoctono. Vi lascio un breve video, che illustra brevemente le differenze tra questi animali e quelli appartenenti ai moderni ceppi commerciali. A presto!

Cyclamen graecum. Foto di Andrea Mangoni.
A circa mezzo miglio dalla villa si ergeva una collinetta abbastanza grande e di forma conica, tutta coperta di erba e d'erica e inghirlandata da tre piccoli boschi di ulivi, separati tra loro da vasti folti di mirti. Questi tre boschetti io li chiamavo i Boschi dei Ciclamini, perché nella stagione giusta il terreno sotto gli ulivi diventava color rosso-magenta e rosso vino tant'era coperto di ciclamini, che là sembravano crescere più fitti e più rigogliosi che in qualunque altra parte del paese. I bulbi lustri e todeggianti, con la loro sottile pellicola che si squamava, crescevano a grappoli come le ostriche, ognuno col suo ciuffo di foglie d'un verde cupo venato di bianco e una fontana di splendidi fiori che sembravano fatti di fiocchi di neve tinti in rosso-magenta.
Gerard Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi (2004)
Durante il viaggio a Corfù nel settembre del 2008, cercai di trovare almeno una delle vecchie case di Gerald Durrell, ed identificai dalla strada quella che un tempo era stata la "casa rosa come una fragola". Peccato che identificarla dalla strada, sulla pendice della montagna, non volesse affatto dire essere vicini al raggiungerla!! Cercai e provai, ma niente: tutte le strade che facevo mi portavano lontano da essa.
Cyclamen graecum. Foto di Andrea Mangoni.Nella sua ricerca, però, sulle pendici della collina mi imbattei in numerosi, piccoli ciclamini (probabilmente Cyclamen graecum mindleri), abbastanza vicino alla zona di cui Gerry raccontava nei suoi libri. Fu giocoforza fotografarli a dovere, immaginando se fossero proprio loro i "bisnipoti" di quelli decantati da Durrell.
Il ciclamino greco, specie estremamente variabile la cui distribuzione comprende oltre a buona parte della Grecia anche l'Italia ed alcune aree della Turchia, vive in natura dal il livello del mare fino ai 1200 metri d'altitudine. Cresce tanto nelle lettiere delle pinete quanto in habitat più rocciosi, e non manca di infiammare di colore il terreno degli uliveti nella bella Corfù. I suoi bulbi sono di solito profondamente infissi nel substrato, e le radici sono carnose e spesse. E' una pianta estremamente variabile, tanto nelle foglie quanto per ciò che riguarda i fiori, e attualmente ne vengono riconosciute tre sottospecie, C. g. mindleri, C. g. anatolicum e C. g. graecum. I petali possono essere di un profondo color magenta, come anche rosa pallido o quasi bi9anchi, con solo poche tracce carminio.
Si può anche trovare in commercio: di solito, se il tubero è piantato bene in profondità, sopporta il gelo senza grossi problemi. Ma vale la pena di certo ammirarlo in natura, magari proprio lì dove negli anni '30 del secolo scorso le sue distese ai piedi degli ulivi si trasfomavano nei terreni d'esplorazione di Gerald Durrell.

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Cyclamen graecum. Foto di Andrea Mangoni.