sabato 4 agosto 2012

Orto Antico - L'Unione Europea ribadisce drammaticamente il divieto di scambio e vendita delle sementi delle antiche varietà orticole

Differenti varietà di mais (Zea mais). Mai come ora la biodiversità agronomica del nostro continente è a rischio di erosione genetica. Foto Andrea Mangoni.

La notizia sta rimbalzando sui social network italiani solo ora, ma risale al 12 luglio scorso: l'Unione Europea starebbe dando il colpo finale al libero scambio di sementi di antiche varietà orticole. Ovverosia in un Europa in cui si discute se liberalizzare le droghe leggere diventa illegale scambiarsi i semi di un pomodoro. Ma cosa è successo davvero? E come stanno le cose?
L'Unione Europea ha recentemente dato ragione alla ditta sementiera Graines Baumaux sas nella sua causa contro Kokopelli, l'associazione no profit che si salvaguarda e commercializza semi di antiche varietà orticole provenienti da tutto il mondo. L'accusa nei confronti di Kokopelli era quella di concorrenza sleale e di vendita di varietà orticole non comprese nel registro europeo delle sementi ammesse alla vendita o allo scambio. In pratica, l'Unione Europea ha sancito che
l'iscrizione obbligatoria delle sementi di una varietà orticola a questo registro, pena il divieto di condividere, vendere e scambiare semi di tale varietà, non viola in alcun modo i principi di libero esercizio di attività economica, della libera circolazione delle merci, di impegno per la salvaguardia della biodiversità e delle risorse fitogenetiche. 
Ovviamente non è di semplicissima lettura e comprensione, ma il succo del discorso sembra essere questo: le sementi delle antiche varietà sono pericolose! Sembra assurdo, vero? Nemmeno in un film di fantascienza degli anni '50 sarebbe mai stata proposta una simile scempiaggine. Eppure alcuni soggetti hanno plaudito apertamente a questa sentenza, come ad esempio l'Europea Seed Association o l'italiana Assosementi. Ma come stanno davvero le cose?

Partiamo dall'inizio. La Graines Baumaux decide nel 2005 di denunciare Kokopelli per richiedere 50.000 € di risarcimento per concorrenza sleale, oltre alla cessazione delle attività di promozione della vendita di sementi antiche proposte dall'associazione. Il tribunale di Nancy dette nel 2008 ragione alla Graines Baumaux, considerando concorrenza sleale quella di Kokopelli in quanto venivano messe in vendita dall'associazione sementi di varietà non iscritte nel registro europeo e in quello francese.  Kokopelli decise di impugnare la sentenza sottoponendo alla Corte Europea la questione, in particolar modo sollevando il dubbio che le norme relative alla registrazione delle varietà orticole in un registro europeo vadano a ledere i diritti di del libero esercizio dell’attività economica, di proporzionalità, di parità di trattamento o di non discriminazione e della libera circolazione delle merci.
Nello scorso gennaio l'Avvocato Generale  della Corte Europea decise di dare ragione a Kokopelli, annullando il verdetto del tribunale di Nancy; ma il 12 luglio 2012 la Corte di Giustiza Europea decide di ribaltare ancora una volta la sentenza, negando le ipotesi di Kokopelli e di fatto dissociandosi dalle affermazioni del proprio Avvocato Generale!

Per capire al meglio la sentenza, bisogna sapere che da molti anni oramai è stato reso obbligatoria la registrazione delle sementi di varietà orticole presso un apposito registro europeo. La registrazione costa tempo (l'iter dura molti anni) e denaro (svariate migliaia di euro), e richiede che le varietà registrate soddisfino a precisi criteri di stabilità, distinzione e omogeneità. Esisterebbe però una deroga prevista dalla direttiva 2009/145/CE che lascerebbe maggiori libertà per la vendita ed il commercio di sementi di varietà arcaiche, ma di fatto essa viene disattesa in quanto le condizioni di iscrizione al registro delle varietà arcaiche non differiscono così tanto da quelle del registro normale da permettere di iscrivervi la maggior parte delle vecchie varietà! Inoltre altre deroghe sono invece valide solo all'interno di certi territori ben precisi, da cui originano le varietà considerate in esse, e non valgono perciò in via generale. Per capirci: se dovesse essere riconosciuto come tipico della regione Tizia l'antica varietà di pomodoro caioesempronio, potrebbe esser sì legale scambiare e vendere semi di tale varietà, ma solo nella regione Tizia in questione!

Pomodori datterini di selezione locale, melone rospo, melanzana bianca: sono  questi i veri pericoli per l'agricoltura europea? Foto A. Mangoni.

Chi ci perde da questa situazione? Sono le vecchie varietà, selezionate per essere non tanto omogenee e perfette esteticamente, ma BUONE E GUSTOSE, oltre che resistenti in maniera naturale a molte avversità. Le loro caratteristiche rendono spesso difficile che esse rientrino nei criteri di omogeneità e stabilità che sono invece richieste. per quelle tra le vecchie cultivar che potrebbero rientrare nei registri, il problema è un'altro ancora. le vecchie varietà non possono essere brevettate in quanto patrimonio dell'umanità. Chi le iscriverebbe al registro? Quale organo pubblico o quale privato si prenderebbe carico dell'iscrizione di tutte queste antiche cultivar, per poi rinnovare tale iscrizione ogni vent'anni, senza potervi ricavare davvero?

Chi guadagna da questa situazione? Non ci vuole una grande inventiva: le sette grandi multinazionali del settore sementiero, che detengono la quasi totalità del mercato e che così possono commercializzare senza nessun tipo di rivale le sementi ibride di cui detengono i brevetti. Già, perché al contrario delle vecchie varietà, gli ibridi sono brevettabili e offrono imbattibili garanzie di stabilità ed omogeneità: non a caso il registro prevede non non tanto che le varietà in esso incluse si riproducano dando vita a prole ad essa simile, ma che tutti gli organismi derivati da un medesimo processo siano omogenei e simili: ovverosia, che tutti gli ibridi ad esempio tra due varietà di pomodoro siano uniformi. Si capisce bene come questa norma favorisca solo ed esattamente chi detiene i brevetti di tali incroci.

Cosa cambia per noi? Purtroppo, assolutamente nulla: al contrario di quanto si legge in alcuni titoli allarmistici, l'Unione Europea non dà oggi lo scacco matto alle sementi antiche e al loro scambio, vendita e condivisione; non lo fa, perché l'ha già fatto molti anni fa, e questa sentenza ribadisce solo l'impossibilità, anzi, la mancanza di volontà nel cambiare la situazione legislativa sull'argomento. O meglio, di cambiarla in favore dei piccoli coltivatori, dei seed savers e della conservazione delle antiche varietà orticole. Infatti, sembrano quasi una profezia che si autorealizza le parole dell'Assosementi, che spera in un velocizzarsi della revisione in ambito europeo della legislazione relativa ai materiali da riproduzione. C'è di che tremare: il vero colpo di grazia potrebbe ancora arrivare.

Una scatola piena di semi di antiche varietà orticole, un modo concreto di raccogliere biodiversità agronomica. Salvate i semi del nostro passato per poterli consegnare ai nostri figli! Foto Andrea Mangoni. 

Ma la cosa più sconcertante è alla fine la motivazione che la Corte di Giustizia Europea da della fondamentale importanza dei registri e del commercio unicamente delle varietà in essi contenuti: impedire la vendita e la coltivazione di sementi potenzialmente nocive o che non consentano una produzione agricola ottimale, caratterizzata dal massimo profitto. Ci viene gentilmente detto, in pratica, che tutto ciò che sono e rappresentano le antiche varietà orticole può essere nocivo perché non sufficientemente produttivo. Sarebbe stato più onesto aggiungere: produttivo per le lobby sementiere. Già, perché le vecchie varietà open pollinated, ad impollinazione libera, avevano questa caratteristica meravigliosa: davano al contadino la chance di riseminarle, anno dopo anno, senza dover acquistare più le sementi. E così, anno dopo anno, i contadini potevano selezionare piante eccezionali, piene di gusto, profumo, bellezza, storia, vita. Erano le piante della loro vita, e le trasmettevano ai loro figli ed eredi. erano le piante che hanno sfamato l'Europa, sì, persino i genitori ed i nonni di coloro che hanno firmato questo scempio. Oggi invece tramite i nuovi, produttivissimi ibridi, perfetti e uguali, il contadino viene espropriato di un suo fondamentale diritto: quello di conservare e tramandare i propri semi. 

Cosa fare? Cercate i semi dei vostri nonni. Coltivate gli ecotipi della vostra regione. Adottate una vecchia varietà orticola! Contattate le associazioni di Seed Savers, in Italia sono attivi diversi gruppi, da Gli Amici dell'Orto (a cui sono personalmente particolarmente legato) a Coltivare Condividendo, dalla Rete Semi Rurali a Civiltà Contadina. Provate anche con le associazioni di coltivatori biologici (come l'A.Ve.Pro.Bi. in Veneto) e gli Istituti Agrari che possono fornire sementi di antiche varietà cerealicole. Coltivate, condividete, seminate biodiversità. Perché i semi che abbiamo ricevuto dal passato, dai nostri nonni, non sono per noi, ma per i nostri figli. 

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4 commenti:

angelop ha detto...

Carissimo Andrea,
ti ringrazio per la fiducia e la stima che riponi nel nostro modesto blog di appasionati. Per prima cosa vorrei tranquillizare te e tutti gli ortolani che inneggiano alla rivolta dei forconi...

La storia della causa Kokopelli-Baumaux non è, come potrebbe sembrare, quella della sementiera "ufficiale" contro la sementiera "alternativa", per una volta le multinazionali, gli Ogm e compagnia bella non c'entrano.
Kokopelli è stata condannata per concorrenza sleale perchè i semi delle sue buste non portavano alcuna informazione su di essi, in pratica senza nessun controllo. Le altre sementiere che imbustano e vendono semi "antichi" rispettano le regole minime a garanzia del compratore, perchè non è giusto che la cosa si basi sulla "fiducia", per evitare che una operazione altamente meritoria in partenza degenerasse...

Ho acquistato semi di Kokopelli France quando si chiamava ancora Terre de Semences ed erano venduti dalla ditta Peraga, nel 1999, poi la distribuzione passò alla Meridia Sementi. I risultati sono sempre stati ottimali.

angelop ha detto...

Non è esatto dire che i contadini non possono conservare e riseminare i loro semi, infatti i produttori di grano duro lo fanno da qualche anno senza problemi, sia agricoltori bio che convenzionali. E' pur vero che, da decenni, i semi ibridi sono padroni dei campi, dal mais a tutto il resto, in nome di una presunta superiorità.

Le varietà "antiche" dovrebbero essere riservate alle zone originarie o simili, non è esatto dire che "rendono poco", sono il massimo ottenibili da quei terreni, le varietà ibride saranno sì più produttive ma avranno bisogno di più cure! Se non ha senso coltivare il troppo blasonato Senatore Cappelli nel miglior campo fertile disponibile altrettanto è mettere un grano canadese in terreno povero, magari senza concime, diserbo ed irrigazione!

Mi scuso per la lunghezza, spero di non avervi annoiato... E, come sempre, ragionate con la vostra testa!

Angelo

angelop ha detto...

Dimenticavo: se vi accontentate di un testo non aggiornato potete leggere e scaricare gratis il manuale.

http://it.scribd.com/doc/35890494/Manuale-Salva-Semi-e-coltivazione-ortaggi

E questo bel sito vi dice come salvare i semi e che non dovete acquistare ogni anni i suoi semi!

http://www.realseeds.co.uk/

Angelo

Andrea Mangoni ha detto...

ciao Angelo, grazie per le tue preziose informazioni. Presto scriverò un altro articolo sulla vicenda, e le userò come base. grazie infinite per il tuo contributo!