Un pulcino di razza Polverara. Il periodo in cui è nato influenzerà il suo ruolo nell'allevamento. Foto di Andrea Mangoni.

Una delle domande che più spesso ci si pone, intraprendendo l'avventura dell'incubazione delle uova e della nascita dei pulcini, è la seguente:

Quando conviene mettere ad incubare le uova per avere dei pulcini ideali per l'allevamento?

Beh, in effetti questa è una domanda per cui esistono diverse risposte. In generale, si può dire che il periodo migliore varia in base allo scopo che prefiggiamo.

innanzitutto un consiglio generale: fate nascere i pulcini sempre in luna crescente. La tradizione contadina riporta chiaramente che i pulcini nati in luna crescente sono più forti e sani, e crescono meglio. Osservate ora una chioccia: in genere inizia a covare proprio in maniera che i piccoli nascano in luna crescente. Imitiamo quindi la natura ed affidiamoci un pochino alla voce della tradizione. Qui protrete trovare un calendario lunare per il 2012.

I pulcini nati con la luna crescente sono in genere più forti e robusti. Giovani esemplari di Boffa, foto Andrea Mangoni.

Se desideriamo incubare per ottenere dei buoni riproduttori per l'anno successivo, cercheremo di far
Passione Verde, la nuova collana della Vallardi curata da Mimma Pallavicini

Qualche anno fa ho avuto maniera di conoscere (prima telefonicamente, poi dal vivo) una persona che faceva del giornalismo naturalistico una passione prima che un mestiere: sto parlando di Mimma Pallavicini, scrittrice che ha firmato articoli per numerose riviste del settore - una su tutte, Gardenia.
Ho detto mestiere (e non lavoro) perché questo termine designa ai miei occhi un'opera portata avanti con certosina attenzione al dettaglio e con gusto del bello affiancati alla perizia tecnica, un po' come nelle antiche botteghe artigiane. I pezzi di Mimma sono così: di lettura facile e leggera, coniugano una forma briosa con dei contenuti tecnici sempre di qualità, intrisi della grande passione con cui essa vive il mondo verde a 360 gradi. Sì, perché Mimma è un'appassionata vera, che sa godere della bellezza di un giardino antico come dei boccioli fioriti dell'ultima varietà di rose, delle novità stilistiche del
Fiori di consolida (Symphytum officinale). Foto Andrea Mangoni.

Da qualche tempo pensando alle specie vegetali che mi piacerebbe coltivare in un giardino naturale continuo a pensare alla consolida maggiore (Symphytum officinale), una boraginacea diffusa in tutta Italia e ben conosciuta per le sue molte doti. In effetti, ci sono piante che si rivelano utili per le loro proprietà medicamentose, altre per il fatto di poter attirare gli insetti utili, altre ancora che in qualche maniera rivestono un ruolo importante nell'economia dell'orto; la consolida maggiore fa tutto questo, e anche di più. 

Particolare dell'infiorescenza di Symphytum officinale. Foto Andrea Mangoni.

I fiori della consolida possono essere bianchi, giallastri, rosei o blu-violetto; sono portati da racemi bifidi che si
UN OMAGGIO PASQUALE DA ORYCTES.COM E MACROLIBRARSI!
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Fiore di Nigella damascena. Foto di Andrea Mangoni.
Lo ammetto, non conoscevo la delicatezza del fiore della nigella, i suoi petali azzurro cielo, la corolla che sembra intrappolata in un fitto merletto. O meglio, la conoscevo dalle pagine dei libri , ma non l'avevo ancora mai vista. Me l'ha portata una delle mie studentesse del Corso di Botanica e Giardinaggio dell'Università Popolare di Camponogara, un anno fa, in un mazzolino che includeva anche garofanini imperiali e altri fiori delicati e bellissimi. In seguito l'ho ritrovata in un cortile abbandonato a pochi chilometri da casa mia, e lì ho avuto modo di capire come essa si sia guadagnata il nome inglese di "love-in-a-mist", ovvero di "Amore in una nebbia": i fiorellini azzurri sembravano comparire e scomparire in una nebbia di brattee sottili come capelli. L'effetto di leggiadria era amplificato dai suoi compagni d'avventura in quella particolare location: equiseti sottili e rade graminacee con spighe dorate. 

Fiori, steli e boccioli di Nigella damascena. Foto di Andrea Mangoni.
La nigella (Nigella damascena) è una ranuncolacea annuale che può raggiungere i 50 cm d'altezza, anche se
Fiori di pesco Lorenzino. Foto Andrea Mangoni.
Finalmente, ieri, è arrivata. 
L'aspettavo con ansia, come si aspetta una vecchia amica al ritorno da un lungo viaggio, con la segreta speranza che porti con se qualche piccolo regalo. 
E la pioggia è giunta portando con sé foglie umide ricoperte di gocce scintillanti, il profumo della terra e dell'erba bagnate, il rumore soffice e soffuso dell'acqua sui tetti. 
Solo dieci giorni fa la primavera dava prova di sé con un sole caldo e battente e temperature quasi estive. E nella mia campagna tutto di muove.

I peschi Lorenzini in fiore. Foto Andrea Mangoni.

Gli alberi da frutto sono in piena fioritura: i peschi Lorenzini, le susine e le albicocche, così come le ciliege. Le fioriture intense e colorate, come nuvole bianche e rosee nel cielo terso, ora iniziano a lasciare il posto ai
Due pannocchie di mais Biancoperla. Foto Andrea Mangoni.

"Na volta el formenton nol jera za£eo, el jera so£o che bianco!"
"Una volta il granoturco non era giallo, era solo bianco!"
Anziano contadino Camponogarese

Quando i miei nonni o mia mamma raccontavano dei loro pasti poveri di un tempo, la polenta la faceva da padrona, accompagnando le portate più svariate o (più frequentemente) formando il corpo principlae del pranzo. E la polenta era, immancabilmente, bianca. Così come bianco era il mais che da sempre i miei nonni coltivavano, in questa zona della provincia di Venezia, per il proprio sostentamento. Un mais che era destinato però a cedere il passo alle moderne varietà ed ibridi maggiormente produttivi, ma che alcuni contadini hanno continuato a coltivare e a preservare dall'oblio: si tratta del bellissimo Biancoperla

Mais Biancoperla. Foto Andrea Mangoni.

In verità la presenza di mais bianchi in Veneto è
Bruno Rossetto, memoria storica dell'Avicoltura padovana. Foto A. Mangoni.

Anni fa ho avuto il piacere di conoscere un allevatore davvero eccezionale: il sig. Bruno Rossetto.

Questo straordinario allevatore, con decenni di esperienza alle spalle, è certamente l'ultima memoria storica dell'Avicoltura padovana. Bruno ha legato indissolubilmente il suo nome alla storia della Gallina di Polverara, in quanto iniziò ad allevarla nel lontano 1954 e in seguito nel periodo di tempo compreso tra la seconda metà degli anni '80  e la prima metà degli anni '90 del secolo scorso egli rimase il solo che continuasse ad allevarla. Fu poi grazie anche a 6 esemplari nati da uova donategli da Rossetto che il rag. Antonio Fernando Trivellato potè riuscire a ricostituire numericamente la razza, ma fu Bruno a conservarne il prezioso patrimonio genetico, impedendo che essa si estinguesse completamente nel suo periodo più buio.

In questa intervista il sig. Rossetto parla con dovizia di particolari delle sue esperienze con la Polverara, dei suoi ricordi della Boffa e di altre razze padovane e per finire si fa testimone delle tradizioni legate alla cura e all'allevamento dei pulcini secondo i metodi adottati per secoli dai contadini padovani. A breve pubblicherò anche il testo integrale dell'intervista con delle note aggiuntive. Un sentito grazie quindi al sig. Rossetto per la sua testimonianza e per il contributo dato all'Avicoltura padovana e nazionale.

Heliocopris bucephalus, scarabeide coprino di grosse dimensioni diffuso in Sud - Est Asiatico. Foto  Alexey Gnilenkov.
Disclaimer importante: questo post è altamente sconsigliato a chi vede nel gorgonzola piccante e nelle sue muffe la massima trasgressione culinaria possibile.

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Di recente una mia amica, Susanna Paolillo, ha trascorso una splendida vacanza in Myanmar (Birmania), terra dal fascino insistente e sottile come il profumo dei fiori tropicali. Certo, le usanze alimentari dei suoi abitanti sembrerebbero probabilmente meno suadenti ai nostri sensi, sebbene immagino che sapori e "profumi" (meglio forse odori?) siano altrettanto intensi. 

In particolar modo, mentre stava attraversando il mercato cittadino di Thandwe, nello stato del Rakhaing, l'attenzione della mia amica Susanna è stata catturata da una venditrice che proponeva come mercanzia delle curiose sfere di terra di parecchi cm di diametro, grandi come una grossa arancia.

La venditrice di gustose pietanze in Myanmar. Foto Susanna Paolillo.

Incuriosita, Susanna ha chiesto maggiori informazioni. Per tutta risposta, la venditrice ne ha apertre alcune sotto ai suoi occhi...
Pollaio sui trampoli, Mirano (VE) 1931. Foto Scheuermeier, fonte "Il Veneto dei Contadini. 1921-1932".

Quando, da bambino, sentivo i nonni chiacchierare a proposito della loro infanzia o di quella dei miei genitori, i loro racconti a volte mi stupivano al punto da farmi rimanere incredulo di fronte alle loro parole. Ad esempio, quando raccontavano di pollai costruiti sugli alberi mi sembrava quasi impossibile che potesse esser vero: le grasse galline ibride che popolavano il nostro pollaio mi sembravano tutto fuorchè capaci di svolazzare a dormire tra i rami più alti di un albero.
Quando poi ho intrapreso la strada della passione per l'Avicoltura, le loro parole mi sono tornate alla mente più volte, così come oggi sorrido della mia incredulità di allora.

Molte delle razze rustiche di un tempo, infatti, erano
I miei zii e mia madre (la più piccola!) in campagna a Camponogara, nel 1948, quando era ancora usanza andare a batter Marso

Arrivo in ritardo di qualche giorno – ma arrivo! - per segnalare che quest'anno il comune di Fossò (VE) ha deciso di organizzare la sera del primo Marzo un'uscita per le strade per “batter Marso” (battere Marzo). Sarebbe bello che più Comuni decidessero di imitare questa scelta, sensibilizzando magari le nuove generazioni a ricordare le vecchie tradizioni e a snobbare magari un po' di più quelle anglosassoni come Halloween, che invece stanno prendendo sempre più piede. Credo sia giusto spiegare però, per chi non ne ha mai sentito parlare, in cosa consistesse questa che era un'usanza tipica delle campagne della nostra zona (anche qui a Camponogara) in provincia di Venezia: il batter Marso.

Tanti anni fa, quando arrivava il primo di Marzo, i ragazzini si intrufolavano nelle cucine o nei magazzini alla

Oggi vi voglio proporre un video davvero interessante, realizzato da DjSandoors, sulla costruzione di un pollaio a partire da materiale riciclato. Certo, occorrono una certa dose di abilità e qualche strumento in più rispetto a quelli che usualmente ci ritroviamo in garage, ma questo video è uno dei pochi che ho trovato (nella marea di filmati sulla costruzione di un pollaio) ad avere dei risvolti pratici interessanti, ovverosia uno dei pochi che possa essere realmente utile per l'hobbista. 

Sandor ha realizzato il suo pollaio in 27 ore, usando solo materiali riciclati. le sue spese sono state limitate a circa 65 US$, ovverosia circa 48,3 €! Considerato il risultato finito, direi che è notevolissimo: le sue 5 Orpington hanno di che star contente. Unico appunto, una finestra di dimensioni maggiori avrebbe garantito un'assai migliore illuminazione, e si sa che la luce è importantissima per i polli.
Vi lascio al video, per gli altri filmati di Sandor ecco il suo canale youtube:


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E' USCITO "IL POLLAIO PER TUTTI", IL NUOVO LIBRO DI ANDREA MANGONI!
Il pollaio per tutti, Andrea Mangoni, Vallardi Editore
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COSTRUIRE POLLAI: LIBRI IN INGLESE

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Il modello di produzione proposto da A. Ford. Fonte: WIRED

Quando le ho viste, sul sito di Wired, mi sono seriamente chiesto se si trattasse di uno scherzo oppure se fosse l'incubo materializzato di un appassionato un po' folle della saga di Matrix

E invece no, pare sia vero: Andrè Ford, sudente di architettura, ha proposto uno scioccante sistema di allevamento dei polli in verticale, in strutture degne di un film di fantascenza, dove ogni animale è imbragato ed intubato per massimizzarne l'alimentazione, la somministrazione di farmaci, la raccolta delle deiezioni. Ma come ottenere la "collaborazione" dell'animale a questo infame e perverso sistema di esistenza? Semplice: rimuovendone la corteccia cerebrale. 

Si, lo so, pare assurdo... ma avete capito bene. 

Secondo Ford, rimuovendo la corteccia cerebrale dei