sabato 15 settembre 2012

Appunti di Avicoltura - Barrata d'Italia? No, Plymouth Rock Barrata... forse!


Splendida coppia di Plymouth Rock Barrata. Esemplari di Marco Vezzoli.
Da quando, qualche anno fa, l'attenzione per la biodiversità avicola nazionale si è fatta più alta, abbiamo assistito a un susseguirsi di “miracolosi” recuperi di razze avicole credute scomparse, alcune più verosimili, altre un po' meno, non sempre però riconducibili a reali casi di salvaguardia della biodiversità.

Nelle ultime settimane ho ricevuto diverse mail che mi chiedono notizie riguardo ad una presunta razza italiana che viene commercializzata nell'ambito di un progetto portato avanti da una nota ditta di mangimi. La "razza" in questione è la "Barrata d'Italia" – o "Barrato d'Italia". Ma si tratta davvero di una razza autoctona? O meglio ancora, si tratta davvero di una
razza? Questo dubbio può porsi a chi ha una minima conoscenza della storia dell'Avicoltura italiana, in quanto una razza con questo nome non viene riportata da nessun autore avicolo degli scorsi due secoli. Vengono però segnalati, da più parti, ceppi locali a colorazione barrata o sparviero diffusi variamente in tutta Italia: dalla Foggese cucula alla Capparola padovana, dalla Leccese cucula alla Fior di fava siciliana. Tutti questi ceppi o razze sono però ormai da lungo tempo estinti o dispersi. Di che si tratta dunque?

Una delle persone che mi ha scritto, Stefano Traficante, mi ha gentilmente inviato anche la scheda descrittiva originale di queste “Barrate d'Italia”. Devo ammettere che si è trattato di una lettura illuminante, per certi versi...

Diciamolo subito: le foto e le descrizioni riportate si riferiscono alla Plymouth Rock barrata, una delle migliori razze americane a duplice attitudine. Peccato che in nessun punto di detta scheda si voglia chiamare questa magnifica razza col proprio nome, ma si preferisca affermare:

Questa razza, che soprannominiamo “Barrato d’Italia”, è da sempre conosciuta e apprezzata nel nostro paese.

La prima domanda che può sorgere è la seguente: in base a COSA si può decidere di soprannominare con un appellativo totalmente inadeguato e fuorviante una razza che ha più di un secolo e mezzo di storia alle spalle, e soprattuto una storia ben nota e conosciuta?

E poi, che cosa c'entra questa razza con l'Italia? Ben poco, ovviamente, se non il fatto che è stata importata a più riprese a partire dalla seconda metà del 19° secolo per fini commerciali. Nella scheda si è posto attenzione a non affermare MAI direttamente che si tratti di una razza italiana, ma solo di una razza diffusa in Italia. Una bella differenza, che non so quanti lettori abbiano potuto apprezzare. Ciononostante l'animale prende il nome di Barrato d'Italia. Misteri della semantica. Nella scheda tecnica si riportano i commenti dell'allevatore fiorentino Pochini, riportandone le – errate – convinzioni riguardo all'origine, instillando così nel lettore l'idea che essa sia stata originata dalla Valdarno cucula:

Il Pochini nel 1905 afferma che nella formazione di questa razza sono stati utilizzati soggetti di razza Valdarno dichiarando che “… il sangue della Valdarno cucula è tradito dal colore del becco e delle zampe, che sono di un bel giallo oro”.

Siccome però questo blog ha proposto e offre ancora per il libero download proprio quell'opera di Pochini (Pochini, L. (1905). Avicoltura pratica. Giovanni Fratini, Firenze) ecco qual'è il pezzo originale, comprensivo del nome della razza (lo trovate a pagina 92 della numerazione originale del volume):

Clicca sull'immagine per ingrandire

Se mai ci fossero stati dubbi, dovrebbero essere stati eliminati dalla lettura proprio della documentazione storica proposta in maniera incompleta nella scheda informativa. Scheda che, peraltro, afferma che questa razza veniva chiamata in altri modi. In realtà i nomi proposti sono quelli un tempo usati principalmente per designare le tipologie locali di polli di tipo mediterraneo a colorazione barrata o sparviero; per averne conferma basta accedere alle seguenti documentazioni storiche (che ovviamente vi do modo di consultare gratuitamente); come vedrete, quelle denominazioni si applicavano a polli molto diversi dalla Plymouth Rock barrata:

Mazzon, I. (1932). Pollicoltura padovana. Società Cooperativa Tipografica - Padova.

Mazzon, I. (1934). Pollicoltura padovana. Storia monografia delle razze padovane. Tipografia Antoniana - Padova.

Mazzon, I. (1937). "Galline Italiane" in La Rivista degli Allevatori, Vol. V, n° 7.

Bene, riassumendo, si è rinominata una razza americana notissima ed eccellente sotto tutti i punti di vista, offrendo delle documentazioni storiche che slegate dal contesto più ampio delle opere da cui sono tratte possono indurre a credere che questi polli siano di origine italiana, cosa che così non è. La situazione non è esattamente nuova, già in passato si è cercato di far passare come ceppi locali (Grisa della Lessinia) dei polli di razza Plymouth Rock Barrata.

Plymouth Rock Barrata. Foto Marco Vezzoli.
Ma sarebbe poi una cattiva scelta la Plymouth Rock Barrata come razza da acquistare per l'allevamento rurale? No, assolutamente!  

La Plymouth Rock barrata è stata selezionata negli Stati Uniti prima del 1849, dal dott. Bennett (una seconda versione delle sue origini la vede selezionata da mr. Upham, nel 1869) a partire dalle razze Dominicana, Java, Cocincina e Brahma. Il suo nome deriva dalla roccia di Plymouth, in Pennsylvania, dove sarebbero sbarcati i pellegrini del Mayflower. Quali sono le sue principali caratteristiche? Innanzitutto un'ottima produzione di carne saporita, elevata rusticità e capacità di sfruttare al meglio il pascolo. La livrea è di solito barrata, ma esistono altre varietà come la bianca, la nera e la coulmbia. È una delle razze maggiormente utilizzate per la formazione di linee di ibridi comemrciali a duplice attitudine. Produce in media 180 uova l'anno, dal guscio rosato, i galli si attestano sui 3,4 Kg e le femmine sui 2,5 Kg. Detto questo, è facile capire che a prescindere dal nome indebitamente assegnatole sarebbe un'ottimo acquisto per l'allevatore desideroso di avere una razza dalle buone caratteristiche produttive, se non che...

Se non che, assieme alla scheda della “Barrata d'Italia” ho ricevuto pure delle foto di esemplari venduti sotto questo nome... e non corrispondono alla Plymouth Rock!

Questi polli erano venduti come "Barrato d'Italia". Non si tratta di Plymouth Rock ma solo di ibridi. Foto di Stefano Traficante.
Vediamo le prime immagini. La foto sopra mostra due galli le cui caratteristiche rivelano un'origine meticcia. La forma del corpo, quella della coda, il portamento della testa e la cresta, ed il colore degli orecchioni (rossi con striature biancastre) fanno pensare ad un incrocio tra Plymouth Rock barrata e una razza di tipologia mediterranea, forse un'Italiener tedesca, razza commercializzata da anni come Italiana Comune Locale. Il tipo di barratura e l'ampia presenza di aree nere fanno pensare poi che la colorazione sia dovuta all'incrocio di un animale barrato con un animale a colorazione nera.

Gallo venduto come "Barrato d'Italia". Si notino i tarsi rosei! Foto ed esemplare di Francesco Gustinelli.


Vediamo al secondo caso, segnalatomi da Francesco Gustinelli. Qui il gallo in questione mostra tarsi rosei, segno di un colore bianco della pelle. Queste caratteristiche genetiche unite alla forma potrebbero far pensare ad un meticciamento con razze come l'Australorp, dotate di pelle bianca.

In questi casi mi è stato assicurato dai proprietari degli animali che comunque gli esemplari una volta finiti... in tavola hanno dimostrato di avere carni fini, saporite e succulente, certo molto migliori dei comuni ibridi commerciali come i Kabir.

Riassumendo, quindi, in tre battute:

-La “Barrata d'Italia” è una razza italiana?
-No, si tratta (se tutto va bene) della Plymouth Rock barrata, razza americana ben nota. Chi vuole una razza italiana deve rivolgersi verso altri lidi!

-La Plymouth Rock barrata è una buona razza per l'allevamento rurale?
-Sì, certo, eccellente! Si tratta di una splendida razza a duplice attitudine. Ci sono però stati casi in cui col nome "Barrata d'Italia" non sono stati venduti animali puri ma ibridi; occorre fare molta attenzione a ciò che si acquista.

-Consiglieresti l'acquisto di questi animali?
-Solo a chi è interessato ad avere animali dalle ottime caratteristiche organolettiche, ma senza pretese di mettere in pollaio una razza italiana - e a volte nemmeno una razza pura. Questi animali daranno sicuramente grandi soddisfazioni all'hobby farmer che voglia metter in tavola carni genuine e saporite, mantenendo nel contempo una buona produzione di uova; vale la pena però ricordare che l'Italia vanta numerose razze pure dalle caratteristiche altrettanto notevoli, dalle Robuste (Lionata e Maculata), alla Valdarnese, all'Ermellinata di Rovigo, eccetera. 

Cerchiamo quindi di dare maggior spazio nei nostri pollai alle vere razze autoctone e restituiamo alle gloriose razze di altre nazioni la loro vera identità.

Questi polli erano venduti come "Barrato d'Italia". Non si tratta di Plymouth Rock ma solo di ibridi. Foto di Stefano Traficante.


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E' USCITO "IL POLLAIO PER TUTTI", IL NUOVO LIBRO DI ANDREA MANGONI!
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6 commenti:

manu' ha detto...

Ciao Andrea,ho appena aperto il mio blog,mi farebbe molto piacere se passassi a farmi visita!!

manuelapanzeri.blogspot.com
ciao

Andrea Mangoni ha detto...

Ciao manù, ma che bei salvadanai!! Sono allegrissimi. complimenti, cercherò di fare pubblicità alle tue creazioni!

manu' ha detto...

Ciao Andrea,grazie sei molto gentile!!Ho trovato delle uova attaccate ad una tenda,le ho fotografate,posso mandarti una foto per sapere a quale insetto appartengono?muoio dalla curiosita'!
Sai che sei il mio terzo mito dopo gli Angela padre e figlio!!Non mi sono scordata dei semi di digitale,penso di spedirteli questo lunedi!!!Ciao

Andrea Mangoni ha detto...

ciao Manù, certo, manda le foto a info@oryctes.com.
dai, mi metti in imbarazzo! non mi sento decisamente così... neanche un po'. per i semi devo fare ammenda, ho avuto un anno complicato. adesso guardo anch'io cosa posso mandarti. a presto!!

manu' ha detto...

Hihihi :P !!ok ti mando la foto!Ciao,non preoccuparti per i semi,anche questa primavera ne ho presi di nuovi e non sono ancora riuscita a piantarli!!Me ne piacciono troppi e l'impostazione del giardino che c'e' ora non mi permette di metterne molti,ma so' gia' come modificare tutto!! Proprio oggi pensavo a che pianta grande ma non troppo mettere nel mezzo,nella parte che ora e' a prato e dove ho solo l'edgeworthia!Mi piacerebbe un ciliegio ornamentale,con quei fiori a pon pon rosa!!!Poi ho scoperto che anche l'erba cipollina fa dei fiori...la voglio mettere vicino a salvia e rosmarino dove da poco ho messo una gaura lindheimeri!!E sto pensando a come separare lo spazio della pattumiera dove avevo un alloro che e' morto,e pensavo a una forsizia sempre e solo che la fioritura sia seguente e non coincidente alla EdG...ambisco a un giardino selva!!!

manu' ha detto...

Ciao Andrea,ti e' arrivata la busta con i semi?