Le giovani anatre mute stanno finalmente diventando subadulte e degli 8 nati di quest'estate 3 sembrano essere maschi e 5 invece femmine. Determinare il sesso delle anatre mute non è troppo difficile, e per aiutare chi non ha ancora maturato esperienza in tal senso ho pensato di realizzare un video sull'argomento, che pubblicherò nei prossimi giorni.
Come evitare sprechi alimentari?
E come ogni anno, in questa stagione, guardo ai giovani nati in primavera alla ricerca del futuro, valido riproduttore. Tra i galli ha diverse scelte, ma al momento il migliore sembra essere lui. Il ciuffo, per una volta, è totalmente in avanti; gli occhi sono perfettamente arancioni. Gli orecchioni sono bianchi, i tarsi verdi, la livrea ricca di riflessi scarabeo. La taglia è media, ma è comunque il secondo più grande travi maschi nati quest'anno. Il becco è al limite, la mandibola inferiore sembra troppo lunga, ma accoppiandolo con femmine non consanguinee dovrei eliminare il problema. Due cose non mi piacciono: la cresta a cornetti, che è davvero minuscola, e la struttura fisica, con spalle e groppone troppo stretti. Ma l'unico soggetto più largo e robusto sembra avere troppi difetti rispetto allo standard per poterlo usare.
Negli scorsi giorni è arrivato anche per noi il momento della vendemmia, una raccolta che assurge al ruolo di rito vero e proprio e quest'anno reso più povero dalla mancanza di una persona che non c'è più e che ne godeva immensamente.
Non è stato un bell'anno, per l'uva. I secchi faticavano a riempirsi, ogni grappolo andava mondato dagli acini rinsecchiti o marci, regalo sgradito delle grandinate estive. Ma il carretto continuava, seppure a rilento, a raccogliere le ceste e il loro carico. A poco a poco il grande carro si riempiva: un quintale, poi due, e così via.A vederle sul prato di un verde freddo e asettico le Polverara bianche sono un colpo d'occhio davvero notevole. Lo scorso anno avevo deciso di eliminare tutti i soggetti bianchi e di concentrarmi sulla selezione delle nere, per lavorare sui riflessi verdi che tale livrea deve comportare. Ma dopo pochi mesi è emersa, alla prima schiusa, una manciata di soggetti candidi dagli esemplari ebano. Cosa è successo quindi?
Una volta non si andava mai a letto soli, nelle fredde notti d'inverno: si era preceduti dalla presenza, ingombrante ma gradita, del "prete" e della "munega" (monaca). Il prete era un trabiccolo di legno che serviva a tenere sollevate le coperte e appunto posizionato sotto di esse. Al suo interno prendeva posto la munega, uno scaldino di metallo che, riempito di braci, avrebbe provveduto a riscaldare per ore il talamo gelido, togliendone nel contempo l'umidità assorbita durante la giornata. Il prete serviva appunto a far sì che la munega, col suo carico potenzialmente incendiario, non finisse a contatto stretto con le coperte, facilmente infiammabili. Nella mia famiglia ho sempre avuto ricordi di una munega che girava, come soprammobile, ormai inutilizzata da anni. Era un bell'oggetto in rame, col coperchio lavorato e traforato ad arte per lasciar passare il calore senza correre rischi. Ma a un mercatino dell'antiquariato ho da poco trovato quest'altra munega, molto più basilare e rustica, con una grossolana griglia a protezione delle braci, e mi ha colpito il suo parlare di mura fredde e di un veneto contadino povero che doveva ingegnarsi per sopravvivere al gelo dell'inverno. Così l'ho portata a casa, con gli altri miei oggetti di un mondo che fu, scomparso per sempre, ma vivo ancora nelle memorie di tanti.
La pioggerellina sottile di stamattina ha costellato il prato e le foglie degli alberi di migliaia di gocce d'acqua che rilucono come gioielli. I polli sono indifferenti, inzuppati ma tranquilli: molti infatti scelgono di prendere la pioggia, piuttosto che stare nel ricovero. Ma chi si gode davvero la giornata sono le anatre mute.
I giovani sono inzaccherati, con un'aria satolla e soddisfatta mentre si godono il fresco e l'acqua c
he ha riempito i contenitori presenti nel loro recinto. La madre è sempre all'erta, anche se ora ha accettato la mia presenza con più serenità e sembra non considerarmi più una minaccia per i suoi piccoli a meno che non mi avvicini a meno di un metro di distanza.
È sera, in campagna. Il sole è sceso, la luce cala sempre di più e io sto tornando a casa. Ma un movimento verde, "strano", attira la mia attenzione sui fiori dell'erba di San Pietro. L'insetto che l'ha provocato è una minuscola mantide religiosa, per la precisione una femminuccia adulta di Ameles spallanzania. Si tratta di una specie di mantide caratterizzata da uno spiccato dimorfismo sessuale: le femmine, più grandi (raggiungono i 3 cm), hanno solo ali vestigiali e sono più grosse e robuste dei maschi, che invece sono piccoli, sottili e con ali ben sviluppate. Non erano certo diffuse da noi negli scorsi decenni, ma da qualche anno sembrano essere arrivate anche qui ed essere sempre più frequenti. È stato un'espansione lenta e graduale, apparentemente naturale.
Dal suo angolino la femminuccia che ho davanti, col ventre carico di uova ricurvo sul dorso, sembra osservarmi con giusto sospetto. Si irrigidisce posizionando le zampe anteriori davanti a sé, immobile, ondeggiando al minimo alito di vento. Una locusta le si posa di fronte, ma è grande quasi quanto lei: l'attacco non avviene. Forse perché troppo grossa, forse perché l'Ameles non ha fame, la locusta riesce a sfuggire.
Il pollaio in questa stagione è sempre affollato dei giovani nati in primavera. Quest'anno le sorprese non sono mancate e gli animali che sono nati mi hanno mostrato quali vie seguire nel prossimo lustro almeno.
La cosa più evidente è stata la manifestazione di una serie di problemi dovuti alla consanguineità. Dopo anni senza aver mai inserito nuovo sangue, e dopo 5 anni di impossibilità di praticare lo spiral mating, quest'anno sono sia comparse livree che credevo perdute sia si sono presentati per la prima volta dei problemi fisici totalmente nuovi.Dal punto di vista delle colorazioni sono ricomparse la mottled (almeno in apparenza), la bianca recessiva e una nuova livrea grigia, molto particolare.
Ma il soggetto (a destra nella prima foto) mostra un difetto congenito, una malformazione delle ossa del cranio che porta il becco a incrociarsi, causando difficoltà nell'afferrare qualcosa col becco. Sebbene l'animale riesca a nutrirsi regolarmente, non potrò probabilmente riprodurlo. Problema certo legato alla consanguineità, dovuta anche alla morte di alcune femmine adulte a causa di un predatore, nei mesi scorsi, cosa questa che ha diminuito la variabilità genetica del gruppo dei riproduttori.
Sono nati poi diversi soggetti con ciuffi troppo grandi: bellissimi, ma fuori standard. Non potrò certo tenerli come riproduttori, per cui di fatto sono a disposizione di chi voglia dei polli vivaci e affascinanti.
Di Boffe ne sono nate solo 4, ma le femmine in effetti avevano fatto davvero pochissime uova.
Un anno ricco? Certamente, ma che getta anche pesanti ipoteche: per rimediare alla morte delle riproduttrici dovrò cercare qualche femmina in allevamento diversi dal mio, inserendo per la prima volta dal 2010 nuovo sangue nel mio allevamento.
Ma questa sarà una avventura totalmente nuova, e la racconteremo un'altra volta.
- Nel caldo di agosto alcune piante di lavanda mostrano ancora i loro fiori cerulei, attirando api, bombi e farfalle che si nutrono e accoppiano freneticamente sulle loro corolle. In giardino ne ho diverse varietà, tutte coltivate in vaso, e regolarmente mi ritrovo ad ammirare il via vai di insetti che usufruiscono dei loro servigi. In questo caso a usarla come mensa prima e come letto nuziale poi è stato un gruppo di cavolaie minori (Pieris rapae), prima di spostarsi sulla rucola in vaso sulla quale hanno deposto le uova. La lavanda è una pianta splendida, e il contrasto tra il viola dei fiori e il verde salvia delle foglie conferisce alle bordure in cui è presente un fascino unico. Si può usare anche in cucina, ad esempio per aromatizzare lo zucchero o per conferire un gusto speciale a biscotti e dolci fatti in casa. Possiamo usufruirne felicemente quindi anche noi, proprio come gli insetti del nostro giardino, e godere appieno del suo profumo intenso e persistente.
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