mercoledì 14 agosto 2013

Orto antico - Cadore, scrigno di biodiversità.

Mais di varietà locale appeso a seccare, in Cadore. Clicca per ingrandire. Foto Andrea Mangoni.

Amo il Cadore. E' una terra stupenda, ricca di fascino, tradizioni, leggende, biodiversità naturalistica. Ma il Cadore racchiude anche, come uno scrigno, un'ingente ricchezza in termini di biodiversità agronomica e zootecnica, e di fitoalimurgia. 


Lago di Centro Cadore. Foto Andrea Mangoni.


Qui potrete trovare ancora tante piante da frutta antiche, alberi di meli, peri e ciliegi dai tronchi contorti e secolari che svettano accanto ai vecchi tabià, i pagliai di un tempo; qui si possono trovare antiche fontane e lavatoi immersi in uno spettacolo mozzafiato, che donano al viandante un'acqua gelida e cristallina, buonissima; e qui si può ancora cercare biodiversità agronomica, sotto forma di vecchie varietà orticole e cerealicole, ed era proprio ciò che speravo di poter fare tornando per tre giorni in queste terre stupende. 

Il caso ha voluto che proprio a Calalzo, dove si trovava il nostro albergo, si svolgesse il giorno del nostro arrivo un mercatino del biologico. Speravo di trovare qualcosa di
tipico nel visitarlo, ma di certo non mi aspettavo che nel cuore del Cadore il primo tesoro di biodiversità ritrovato sarebbe stato... veneziano!

Mais Biancoperla ottofile, selezione coltivata a Cona (VE). Foto Andrea Mangoni.

Infatti, come si può vedere dalla foto sopra, sono riuscito a trovare una pannocchia di mais Biancoperla. Si tratta di una varietà di mais che ho già, ma questa pannocchia appartiene a una selezione locale di Cona, in provincia di Venezia, caratterizzata dall'essere un ottofile, ovverosia con otto file di semi per ogni spiga. Era da molto che desideravo procurarmene alcuni semi, e il fatto che quest'occasione si sia presentata proprio in Cadore è davvero curioso. La seconda piccola "scoperta" è stata invece una varietà di patata coltivata nel bellunese, nel trevigiano e nel vicentino: la patata Cornetta

Patate Cornette. Foto Andrea Mangoni.

Questa varietà presenta tuberi piccoli e allungati, a volte ricurvi, ed è caratterizzata da una buccia sottile che va mangiata assieme alla polpa: in effetti dopo essere state ben lavate le patate cornette possono essere cucinate in forno o in padella dopo aver aggiunto olio, sale, erbe aromatiche (e per chi lo desidera qualche ricciolo di burro). Il risultato - a detta di chi le ha provate - è strepitoso! L'anno prossimo proverò anch'io a coltivarle,  anche se parte di quelle acquistate finiranno nei nostri piatti... dovremo testare o no la loro effettiva bontà?

Nei giorni successivi, torno a cercare la biodiversità di questi luoghi, appena posso. 

Cammino per il paese nel pomeriggio fresco, e in un orto-giardino svettano splendide malvarose bianche, rosa, albicocca. La padrona dell'appezzamento, gentilissima, mi regala un sacco di semi. Anche questa è biodiversità, piante da fiore ormai in tanti lòuoghi desuete ma che qui sono ancora ben coltivate, come del resto lo sono i Phlox che si vedono ovunque. 

I giardini e gli orti qui non mancano. Si coltivano mais, zucchine, zucche, fagioli, piselli...I pomodori resistono e maturano solo sotto delle mezze serre costruite con bastoni e plastica trasparente.

E biodiversità e tradizione è anche sentire a cento metri dal centro del paese uno scampanellio e trovarsi di fronte, nel prato adiacente a una vecchia casa, alcune pecore, tra cui un bell'esemplare che sembra di razza Alpagota, vicina al suo piccolo. 


All'erta... Foto Andrea Mangoni.

Una bella pecora con agnellino, forse di razza Alpagota. Foto Andrea Mangoni.

La biodiversità in tavola, qui, è tante cose. Sono biodiversità allo stato puro i funghi, raccolti a stento quest'anno per via del tempo sfavorevole, ma che allettano il palato senza pietà, come i porcini della foto sotto... cucinati magari con l'aggiunta di origano selvatico, salvia campestre e mente locali, raccolte nei prati in cui crescono i funghi stessi...


Porcini appena raccolti e pronti per la pentola. Foto Andrea Mangoni.

Passo tre giorni tra Calalzo, Domegge, Grea, luoghi speciali che ho vissuto profondamente per anni come una seconda casa. Un pomeriggio mentre sono in giro vedo una vecchia casa con appese ad un bastone una serie di vecchie pannocchie di mais. Le inquadro col teleobbiettivo, non sembrano di qualche varietà commerciale. Provo quindi a rintracciare il padrone di casa, ma niente. Nessuno risponde al campanello. Torno più tardi, riprovo... stesso risultato. 

Antica casa su cui spiccano, all'ultimo piano, alcune pannocchie messe a seccare. Foto Andrea Mangoni.

Poi, dopo un giorno, prima di partire per tornare nel veneziano, decido di ritentare e la fortuna vuole che veda uscire dal cancello proprio il padrone dell'abitazione. Lo fermo, gli chiedo informazioni, gli spiego la mia passione per le vecchie varietà di ortaggi e cereali, e alla fine mi da due pannocchie, dicendomi che sono appese da un paio d'anni e che sono di una varietà locale di cinquantino. Saranno ancora buone? Germineranno i semi? Lo scoprirò di certo il prossimo anno. Nel frattempo cercherò di capire di che varietà si possa trattare. Una delle due pannocchie, quella più lunga, è caratterizzata da 8 file di semi, l'altra da 10, ed è più corta. Sarà semplice variabilità, sarà l'effetto di incroci indesiderati? Non mi rimarrà che seminare e vedere. 

Mais cinquantino locale, apparentemente un ottofile. Foto Andrea Mangoni.

Ma non è finita qui. Il gentilissimo signore in questione mi chiede se mi possono interessare dei fagioli, e mi dice che sono fagioli di trenta o quarant'anni fa. Gli dico che certo, mi interessano, e penso fra me che deve trattarsi di fagioli coltivati nella stessa famiglia da almeno tre decenni. 
Mi sbaglio.
I fagioli in questione hanno DAVVERO quarant'anni. Li ha trovati nella soffitta di una vecchia casa, disabitata da molti lustri. Ne ha riempito un secchio, che mi mostra, e me ne dona alcune manciate. Sembrano appartenere ad almeno 6 varietà differenti. In mezzo al mucchio si trova anche un seme di zucca. 

I fagioli vecchi di 40 anni (clicca sull'immagine per ingrandire). Chi conosce queste varietà? Foto Andrea Mangoni. 

Ed eccoci ora qui, ad ammirare questi fagioli ultradecennali. Qualcuno li riconosce? Proverò a chiedere il parere di un gruppo del Bellunese che si occupa di recupero di varietà locali, Coltivare Condividendo. Ma se qualcuno li riconoscesse può lasciare un commento qui sul blog o contattarmi a info@oryctes.com. Esiste la remota possibilità che germoglino ancora? Nel dubbio, proverò a seminarne qualcuno subito, anche se la stagione sarebbe troppo avanzata... Ma come resistere alla tentazione? Speriamo di potervi mostrare prossimamente qualche pianticella carica di storia e di tradizioni. Alla prossima!

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3 commenti:

luca de carlo ha detto...

Ciao Andrea , ho letto adesso con colpevole ritardo il tuo post .....io sono il proprietario di quelle due pecore oltre che il sindaco proprio di Calalzo. Essendo un grandissimo appassionato di galline ed animali in genere, seguo sempre il tuo blog

Andrea Mangoni ha detto...

Ciao luca, mi fa molto piacere che tu mi segua!
Mi reputo cadorino d'adozione, avendo passato oltre 15 estati della mia vita a Grea... alcuni dei miei più cari amici sono proprio a Calalzo, Grea e Domegge.
Quest'anno dovrei far avere a una ragazza di Vallesella alcuni animali delle razze che allevo, se dovessi essere interessato a delle polverara fammi sapere e quando verrò a Calalzo quest'anno te le porterò.
ciao!

Andrea Mangoni ha detto...

ps ma le pecore sono davvero alpagote come sospettavo?