mercoledì 10 febbraio 2010

Agricoltura naturale: l'Italia sdogana gli OGM. Ma ne sentivamo davvero la mancanza?

Un campo di mais al tramonto. Foto di Andrea Mangoni.
La notizia è di pochi giorni fa. Il Governo Italiano, abbastanza in sordina, ha deciso di sdoganare la coltivazione degli OGM. Molte voci contrarie - tra queste il Ministro alle Politiche Agricole, Luca Zaia, e molte associazioni di coltivatori e di consumatori - e alcune voci favorevoli - specie quegli enti locali che vedranno creati dei fondi a loro favore. Ci attendono anni di "sperimentazione" per stabilire la convivenza tra colture OGM e tradizionali, convivenza che l'Unione Europea ha già bollato come impossibile. Che cosa pensare? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Gli OGM sono davvero il mostro biblico che viene prospettato da taluni, o rappresentano il luminoso futuro dell'agricoltura, come vorrebbero altri?
Non sono un esperto in materia, ma qualche considerazione la vorrei fare lo stesso. Innanzi tutto, vorrei specificare una cosa: io NON sono contrario per partito preso agli OGM. E allo stesso modo, non sono ad essi favorevole INCONDIZIONATAMENTE. Ritengo quindi importantissimo ragionare, guardando il più possibile a ciò che essi rappresentano e a ciò che possono portare.
Cos'è un OGM? Un Organismo Geneticamente Modificato. Per dirla in soldoni, prendiamo un essere vivente ed inseriamo nel suo genoma un pezzo di DNA proveniente da un altro tipo di organismo, che ha delle caratteristiche che a noi interessano. Ad esempio prendiamo il cotone (Gossypium sp.), e gli inseriamo il DNA del Bacillus thuringiensis, che produce una tossina letale per gli insetti. Otteniamo così una pianta di cotone che diventa difficilmente attaccabile dai parassiti e che abbisogna di minori pesticidi. In teoria.
Sottolineiamolo bene: IN TEORIA.
In pratica, qualunque osservazione riferibile ad un OGM, in bene o in male, pregio o difetto, è constatabile solo dopo aver avito riscontri pratici. Di nuovo, in soldoni: non si sa se funziona fino a che non si prova. Dire che sono un bene o un male è quindi una semplificazione troppo banalizzante, anche perché sotto il nome OGM includiamo piante, ortaggi, cereali, microorganismi totalmente differenti fra loro. Magari esisterà un grano OGM resistente alla siccità che sarà la benedizione per le terre in via di desertificazione, e da un'altra parte ci sarà una soia OGM che fa venire le bolle in faccia a chi ne mangia il seitan. La prima cosa da pensare, quindi, è NON GENERALIZZARE. MAI. Però, se da un lato non è giusto avere riguardo agli OGM delle pregiudiziali assolute, ci sono tutta una serie di considerazioni di altra natura che mi portano a dire che no, in Italia gli OGM io non ce li vorrei.
Innanzi tutto, gli OGM in campo agricolo sono in mano a poche multinazionali, che fanno il bello e cattivo tempo piegando letteralmente le economie di Paesi poveri e innescando reazioni a catena disastrose. Inoltre, l'OGM in agricoltura rischia di ledere un diritto fondamentale: e cioè il diritto di non volerlo nel proprio campo. Pensateci: mais, grano, avena, orzo, riso, tutti sono impollinati dal vento. Come si può far convivere fianco a fianco una coltura tradizionale con una coltura OGM? Basterà una folata più forte delle altre per ritrovarsi nel campo, l'anno successivo, solo semi OGM. Con anche delle possibili ripercussioni legali. In America non sono mancate le class action volte a chiedere risarcimento dei danni dovuti alle contaminazioni da OGM, e già la Bayer ha perduto una causa per aver inquinato geneticamente il riso di alcuni agricoltori a causa della vicinanza dei campi di questi ultimi con i campi di riso transgenico della multinazionale. Insomma, esiste un enorme pericolo di perdita della biodiversità agricola, che potrebbe vedersi azzerata dalla diffusione di questi organismi.
Campi di grano in Toscana. Presto tutti OGM?. Foto di Andrea Mangoni.In India, dove il cotone OGM doveva rappresentare una benedizione, si è rivelato un flop colossale: ha avuto bisogno di più pesticidi e di costi di gestione maggiori, e per di più ha dato raccolti scadenti. Come se non bastasse, la Natura ha fatto il suo corso: ecco comparire quindi un parassita del cotone, la Helicoverpa zea, che ha sviluppato in certe sue popolazioni una resistenza alle tossine del B. thuringiensis. Così dovranno essere utilizzati nuovi pesticidi, che - OH! - come per magia sono stati già preparati dalla multinazionale produttrice del cotone stesso. Negli USA pare sia aumentato invece, con l'utilizzo degli OGM, il consumo di pesticidi; in compenso è diminuita la produttività. Hanno già preannunciato che uno dei grandi vantaggi per l'agricoltura italiana sarà il minor numero di erbicidi adottati. Perchè? semplice: perchè le piante OGM saranno resistenti al Roundup, un erbicida molto potente a base di glifosate prodotto, chissa come mai ci stupisce poco, sempre dalla stessa ditta che produce i semi OGM, la Monsanto. L'idea è semplice: produco una pianta resistente al glifosate, così lo posso utilizzare sulle coltivazioni distruggendo le erbacce. E' vero che è molto potente, però usando solo quello diminuirò il numero di trattamenti e le quantità di altri erbicidi. Peccato che si facciano troppo spesso i conti senza l'oste, ovverosia la Natura... Come per la farfallina del cotone, cosa succederà se inizieranno a nascere erbacce resistenti al glifosate (cosa che puntualmente accadrà)? E che cosa ne direste se la colpa fosse proprio delle coltivazioni OGM? E' già successo infatti che la colza OGM si sia incrociata con piante di senape selvatica; esiste la concreta possibilità che l'impollinazione incrociata tra specie differenti trasferisca prima o poi a delle infestanti le capacità di resistenza al Roundup ed altri erbicidi proprie delle coltivazioni OGM, col risultato di dar vita ad organismi nocivi diffcilmente debellabili.
Altro problema: gli OGM faranno bene o male alla nostra salute? E' un tema piuttosto sentito e che preoccupa molti, e la risposta è sempre la stessa: non lo sapremo finchè non proveremo. Esistono nei dati concreti a riguardo di singoli casi, che mostrano soprattutto come certi effetti siano assolutamente imprevedibili. Ad esempio, i fagioli sono in grado di produrre una proteina che provoca la morte del tonchio, un piccolo coleottero fitofago che parassita i legumi. Si è quindi cercato di trasferire la stessa dote in un pisello, in maniera che questo divenisse resistente al coleottero. Purtroppo i cambiamenti nel genoma del pisello hanno causato un effetto imprevisto: la modifica della struttura di una proteina prodotta dai piselli stessi. Una piccolissima modifica strutturale, certo, che però è bastata a rendere la proteina stessa irritante per le cavie da laboratorio.
E ancora, recentemente, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli alimenti e la Nutrizione ha fatto rilevare come a fronte di una maggiore produttività in granella, il mais transgenico produce quantità di lignina quasi 4 volte più elevate rispetto a quello normale, il che rende il trinciato da esso derivato molto meno appetito dagli animali che se ne nutrono. Tutta da verificare invece un'altra notizia apparsa sui giornali, e cioè che topi nutriti con mais OGM avrebbero mostrato alterazioni del sistema immunitario.
Insomma, come si può capire, un argomento complesso. Soprattutto perchè, che lo si voglia o no, conviviamo con gli OGM da diversi anni. Mais e soia utilizzati per produrre i mangimi per gli animali sono infatti per buona parte OGM; e questi animali noi li mangiamo da tempo. Ed è presto per dire se vedremo effetti negativi o meno.
Nella mia totale innocenza, continuo a pensare che ci possano essere altre strade. Altre vie. Vie come quella intrapresa da Ken Street, che cerca nella ricchezza dell'antica biodiversità agricola mondiale la soluzione a molti problemi presenti. E' una strada che sento molto più mia, e che vorrei vedere più bella e splendente.
Sapete che vi dico? Quest'anno se posso mi pianto un paio di trini di buon mais biancoperla autoctono. In isolamento temporale. Alla faccia del mais BT OGM.
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