sabato 18 marzo 2017

Procambarus clarkii, il gambero della Louisiana - Una tremenda minaccia per la biodiversità.

Procambarus clarkii, una tremenda minaccia per la biodiversità.

Oggi voglio parlarvi di una delle maggiori minacce alla biodiversità delle acque interne italiane che sia comparsa negli ultimi anni, e lo farò partendo da un punto di vista un po' particolare.
Quando ero bambino mi aggiravo, armato di un retino robusto dal lungo manico, lungo i fossati che si dipanavano tra i campi come un reticolato,  fossati protetti da quelle coltri di alberi note localmente col nome di rive. In quei fossi pescavo insetti e molluschi, animali di ogni genere che poi allevavo in acquario per qualche tempo, prima di riportarli in natura, in quegli scampoli di foresta planiziale che caratterizzavano la campagna  veneziana. La biodiversità di questi ambienti era elevatissima, e non mancavano mai delle piccole, grandi sorprese a solo guardar con attenzione ciò che accadeva.
Ecco, come naturalista, come biologo, come appassionato della Natura io sono nato letteralmente in - e da - quei fossati rigogliosi, fossati che hanno continuato ad ospitare questa florida abbondanza fino a 5 anni fa, fino a quando, cioè, non sono arrivati... loro.
I Procambarus clarkii, o gambero rossi della Louisiana.
Specie anche chiamata, con acutezza, gambero killer.

Maschio di Procambarus clarkii.

Procambarus clarkii è un crostaceo decapode diffuso in natura nelle regioni centro meridionali degli USA e nel Messico settentrionale. Si tratta di un grosso gambero legato alle acque dolci o lievemente salmastre, dal corpo nero-bruno con ampie zone degli arti e del carapace di un bel rosso brillante. Può raggiungere e superare una
dimensione di 12 cm di lunghezza, chele escluse, e un peso di 50 grammi. I maschi sono più grossi delle femmine, hanno chele più sviluppate e alla base dell'addome presentano due paia di pleopodi modificati per trasferire le spermatofore alla compagna durante l'atto riproduttivo. I gamberi della Louisiana sono sessualmente attivi, in condizioni ottimali, già dopo 3-5 mesi di vita. Ogni femmina può deporre fino a oltre 600 uova, che schiudono in poche settimane, a seconda della temperatura ambientale. 

Un dettaglio delle impressionanti chele di questo crostaceo.

Il Procambarus clarkii vive in quasi ogni genere di acque, tollerando bene anche quelle con basse percentuali di ossigeno disciolto, lievemente salmastre o inquinate. Sopporta temperature estreme e prosciugamento degli habitat vitali grazie a una peculiare caratteristica etologica: la tendenza a scavare gallerie, profonde fino a un metro e oltre, negli argini dei fiumi o dei canali in cui vive. In queste gallerie il gambero della Louisiana affronta i momenti più delicati della propria esistenza, come la muta o la deposizione delle uova, oltre a rifugiarvisi in caso di penuria idrica. Vista la dirompente esplosione demografica di cui si dimostra capace questa specie, immaginate l'effetto di migliaia e migliaia di queste gallerie sugli argini di fiumi e canali, specie di piccole dimensioni: il rischio di cedimenti e crolli non è assolutamente solo teorico.

Dettagli del carapace di Procambarus.

Il Procambarus clarkii si nutre, in maniera generalistica, di quasi ogni materiale organico. I giovani sembrano avere una dieta maggiormente proteica e caratterizzata da ampio apporto di cibo di origine animale; gli adulti tendono ad essere maggiormente fitofagi, e oltre alle piante acquatiche possono nutrirsi anche, in alcuni casi, di piante coltivate nelle immediate vicinanze dei corsi d'acqua. Tra le prede animali del gambero rosso ci sono pesci, piccoli rettili, anfibi e loro ovature, gasteropodi e anellidi, insetti e altri crostacei compresi esemplari della loro stessa specie: il cannibalismo infatti non è un'occorrenza rara.

Quando i corsi d'acqua che li ospitano risultano non più adeguati alla loro sopravvivenza, i gamberi della Louisiana li abbandonano e si spostano, anche per diverse centinaia di metri, muovendosi sulla terraferma. In questo modo, visto che possono resistere all'asciutto per alcune ore, possono spostarsi da un corso d'acqua all'altro, colonizzando così nuove aree a ritmi semplicemente vertiginosi.

Un Procambarus appena pescato in un fossato del Veneto.

Com'è arrivato il gambero rosso della Louisiana in Italia? Tramite il rilascio in natura, volontario e non, di esemplari destinati al mercato ittico o a quello acquariofilo. Attualmente la specie è presente e in espansione attiva in Italia in quasi tutto il territorio nazionale, isole comprese. In che modo Procambarus clarkii rappresenta una minaccia REALE alla biodiversità? Vediamolo insieme.


  1. L'attività di predazione diretta su invertebrati, pesci e anfibi, che può essere molto spinta e arrivare ad estinguere (localmente e non) alcune specie. In Spagna pare che il gambero della Louisiana abbia portato all'estinzione i gasteropodi Lymnaea stagnalis e Lymnaea peregra.
  2. I grossi adulti si nutrono largamente di idrofite, facendo sparire intere comunità di piante acquatiche. La riduzione delle piante acquatiche si riflette in un cambiamento drammatico delle condizioni ambientali dei corsi d'acqua e con la scomparsa delle specie animali ad esse legate.
  3. Scavando gallerie negli argini, i gamberi rossi rovinano e danneggiano le radici delle piante palustri, causandone il deperimento; inoltre le attività di scavo liberano detriti nell'acqua, causandone l'intorbidimento e rendendo difficili le condizioni di sopravvivenza per le specie vegetali ancora presenti.
  4. Il gambero della Louisiana è portatore sano della peste del gambero, una malattia causata dal fungo Aphanomyces astaci che sta portando alla debàcle le specie autoctone di gamberi d'acqua dolce, come Austrapotamobius pallipes italicus.
L'eradicazione, a causa delle caratteristiche etologiche e fisiologiche della specie, risulta quasi impossibile. Il progetto Life+ Rarity, che aveva come scopo la lotta al gambero rosso e il sostegno alle popolazioni autoctone di gambero d'acqua dolce (Austrapotamobius pallipes italicus), indica come metodi di contrasto validi la caccia con esche trofiche, quella con feromoni artificiali, il rilascio di maschi sterilizzati, e l'uso di predatori come l'anguilla, apparentemente vorace predatrice di giovani gamberi. In verità altri predatori hanno iniziato a considerare gli alloctoni Procambarus come potenziali prede, e tra questi vi sono testuggini, volpi, ardeidi (come l'airone cenerino) e altri uccelli, ma i crostacei in questione hanno tassi riproduttivi tanto elevati da renderne esplosivo l'aumento numerico della popolazione. Anzi, pare che ad esempio gli uccelli si nutrano soprattutto di gamberi di taglia superiore alla maturità ma inferiore a quella massima dello sviluppo: la selezione risultante fa prevalere gli esemplari di gambero più grossi e in gradi di ottenere maggiori successi riproduttivi. 

Dettagli del carapace del gambero della Louisiana.

Ma torniamo per un attimo ai miei fossi, e all'arrivo del gambero della Louisiana. 
Avevo già notato questa specie molti anni prima, nel 1999, come presente nel fiume Brenta presso il paese di Dolo. Poi con gli anni si era espansa inarrestabile lungo tutte le acque interne, ma i miei fossati erano davvero abbastanza isolati da farmi ben sperare... così credevo, almeno, fino a che non ho trovato i primi esemplari anche qui. 
È stata la fine di tutto. Sparite decine di specie animali. Sparite numerose specie di piante acquatiche.
Ecco un elenco approssimativo delle specie che sono svanite dai nostri fossati in quattro anni.
QUATTRO ANNI, non quattro decenni.

ANFIBI
Tritone comune (Lissotriton vulgaris)
Tritone crestato (Triturus carnifex)
Raganella (Hyla intermedia)
Rana di Lataste (Rana latastei)
Rana verde (Pelophylax kl. esculentus)

Rana latastei, una specie stupenda purtroppo scomparsa dai miei fossati in solo quattro anni dopo l'arrivo dei Procambarus.
INSETTI
Dytiscus marginalis
Dytiscus dimidiatus
Acilius sulcatus
Agabus sp.
Altre specie di Dytiscidae di piccola taglia.
Hydrocara caraboides
Nepa cinerea
Notonecta glauca
Una specie di Corixidae
Naucorys cimicoides
Hidrometra stagnorum
Aeschna cyanea
4 specie di Sympetrum
3 specie di Zygoptera
MOLLUSCHI
Planorbarius corneus
Lymnaea stagnalis
ANELLIDI
Haemopis sanguisuga
Altre due specie di Hyrudinea
ARACNIDI
Dolomedes plantarius
In un vicino canale in cui l'acqua è sempre presente, è sparita anche Argyroneta acquatica, il ragno palombaro. Sempre in questi fossati sono sparite Potamogeton  e Hottonia, due idrofite.
Questo è un elenco incompleto (non ho mai catalogato molte delle altre specie incontrate) ma da l'idea della perdita incredibile che c'è stata in pochi anni. Tutti i fossi e i canali vicini sono nella medesima situazione. In un fossato resiste un'unica specie di invertebrato di grosse dimensioni, una chiocciola acquatica del genere Viviparus. Poi il vuoto assoluto.

Maschio di Procambarus.

Cosa possono fare i privati nel loro piccolo per arginare questo terrificante devastatore della biodiversità delle acque interne italiane? Ecco un paio di considerazioni utili.

  1. Realizzate un laghetto artificiale. I laghetti o stagni dei nostri giardini possono essere validi surrogati degli ambienti acquatici per moltissime specie di macroinvertebrati. Risulta ESTREMAMENTE importante che nessun gambero della Louisiana possa raggiungere queste strutture, per cui esse vanno isolate da corsi d'acqua o stagni in cui siano presenti i Procambarus. Gli stagni artificiali dovrebbero essere realizzati con teli plastici o con vasche preformate: se mai un gambero della Louisiana vi dovesse malauguratamente arrivare, infatti, in simili bacini non riuscirebbe a scavare le gallerie così importanti nelle fasi delicate della sua sopravvivenza, e finirebbe probabilmente per morire o essere predato. Inoltre andrebbe evitata la presenza di pesci, per garantire una relativa tranquillità alle comunità di molluschi, insetti e piccoli crostacei che vi si verranno a formare.
  2. Non spostate i gamberi della Louisiana da un canale all'altro, non liberateli nei fiumi, non allevateli in un laghetto da giardino. Ogni gambero che arriva in un nuovo habitat equivale probabilmente a un habitat in meno e centinaia di vite animali e vegetali svanite.  
  3. Ricordate che a livello legale il Regolamento (UE) n. 1143/2014 del Parlamento europeo sul contenimento alle specie invasive vieta il trasporto, allevamento, detenzione, scambio, vendita, rilascio in natura di questa specie (e di molte altre). 
Mi piacerebbe - e molto - potervi raccontare un finale migliore per questa storia. Ma non c'è. Ci sono la fatica e l'impegno che DEVE erre richiesto a tutti perché questa specie sia fermata e perché altri casi simili non debbano né possano avvenire più. Mi riferisco anche ai CATTIVI esempi forniti da sedicenti vip animalisti che nei scorsi mesi hanno rilasciato in natura (davanti ai loro pubblici estasiati ma ben poco informati sulle conseguenze) specie alloctone di uccelli e crostacei. 
Non ne abbiamo bisogno. Non abbiamo bisogno di chi si dice amico degli animali e poi rischia di creare scompensi ambientali enormi. 
Intanto, la lotta al gambero rosso della Louisiana continua. Speriamo di poterne frenare l'avanzata. 

BIBLIOGRAFIA

3 commenti:

Vera ha detto...

Il bel bacino del fiume Conca (Cattolica prov. Rimini) ne è letteralmente invaso anche se devo ammettere che mi pare che in questi ultimi anni sia un poco diminuito.
Gli aironi banchettano e lungo le rive sabbiose si trovano centinaia di spoglie svuotate.
Credo siano buoni da mangiara, perchè non favorirne la cattura per scopi alimentari? Chissà se diventasse di moda forse un po' lo si potrebbe contenere.

http://terre-basse.blogspot.it/2011/11/appetitosi-alieni-valle-del-conca-2.html

Anonimo ha detto...

Proprio una brutta notizia... Purtroppo però da che mondo è mondo sono i più forti a sopravvivere, e in un'epoca come la nostra esseri particolarmente adattabili alla siccità, all'inquinamento ecc... come i gamberi della Louisiana potrebbero essere l'unica possibilità in un futuro

Andrea Mangoni ha detto...

ciao Vera, purtroppo hanno la straordinaria capacità di concentrare nei propri tessuti i metalli pesanti e altri inquinanti presente nel loro ambiente. Per cui se il fiume è anche di poco inquinato, loro sarebbero decisamente improponibili come alimento. Peccato perché pare siano ottimi!