mercoledì 13 febbraio 2013

La mia campagna - Di acqua e di neve.

Ciclamini sotto la neve...

Scrivere forse porta bene. Poche settimane dopo questo post, infatti, le piogge hanno iniziato a scorrere, imbibendo la terra e fecondandola, riempiendo i fossati e restituendo la vita a corsi d'acque vuoti da due anni. E due giorni fa, a suggellare il matrimonio tra acqua e terra, è arrivata la neve, e come un talamo nuziale. ha coperto tutto, lasciando comunque che la vita potesse spuntare tra le sue coltri. 

Nel giardino, i ciclamini fioriti sembrano gocce di sangue che macchiano la neve candida. Sembra di tornare bambini e di riascoltare ancora le parole della maestra e la favola del sangue del cerbiatto, ferito dal cacciatore, che si trasforma in fiore. 

...come gocce di sangue sul manto candido.

Nella campagna la neve non è riuscita a coprire tutto. Le piante di grano sono nate da sole la scorsa estate, sfuggendo alla trebbiatura, quasi come un'evocazione
dell'Agricoltura Naturale di Fukuoka. Ora forano la coltre bianca come fiammelle verdi, erette, freddamente brucianti nella loro essenzialità.

Piante di grano nella neve.

In mezzo ad esse,  come la carcassa di una balena spiaggiata, affiora il tronco di un pioppo cipressino (Populus nigra var. italica), che si trasformerà presto in legna da ardere e finirà per scaldare, negli anni, i miei genitori. Il suo ceppo è pronto a germogliare, in primavera, e i suoi nuovi rami lo faranno tornare in vita, anche se probabilmente meno bello di prima. 

Il pioppo cipressino, gigante abbattuto.

Ma arrivo ai fossati, e sono pieni di acqua... meravigliosa, benedetta acqua. Non si vedono ancora creature acquatiche, ma è presto... dovremo aspettare marzo per scorgere le prime forme di vita. I salici capitozzati anche quest'anno hanno pagato il loro contributo sotto forma di rami lunghi e sottili, ottimi per legare le vigne, e ora somigliano a tante persone che abbiano avuto un violento alterco col parrucchiere.

I salici capitozzati, lungo il fossato pieno d'acqua....

...che scorre fino alla grande quercia e la supera, per irrigare altre terre.

Lungo la riva, la neve mostra una tana abbandonata di animale che durante l'anno mi era sfuggita. Chi l'avrà fatta? Sembra enorme... Che sia stata una nutria? O forse una volpe, una di quelle che a volte hanno insediato i  miei polli?

La tana misteriosa...

La grande farnia (Quercus robur) allunga i rami al cielo. le sue figlie stanno nascendo, e bucano la neve. Ma anche le sue  foglie morte fanno altrettanto, e ovunque siano cadute sono sprofondate, forando la neve come un coltello caldo taglierebbe il burro. 

La grande farnia...
Le foglie di farnia sembrano scavare profonde tane...
...trovando nella neve fresca fertile substrato.

Non solo le foglie di quercia scavano nella neve, anche i semi alati dell'uppio o acero campestre (Acer campestre) fanno altrettanto, e sembrano strani animaletti raggomitolati in una tana bianca.

I semi alati dell'acero campestre.

Nell'orto, tutto sembra svanire e i confini tra una gombina e l'altra non esistono più. Soli si ergono a segnare i sentieri le piante di radicchio rosso di Chioggia, sia che si presentino ancora avvolte su se stesse come una palla, sia che siano già state raccolte e che abbiano sviluppato lunghi germogli come alberelli di vino solido.

Radicchio rosso di Chioggia...
...qui trasformato in alberello...
...e qui ancora avvolto a palla nella neve.

Tra le piante rosse ne spiccano alcune di variegate, verde chiaro e rosa antico, che sembrano enormi boccioli di qualche strana varietà di rosa. Una rosa squisitamente commestibile!

Radicchio variegato, come un bocciolo di rosa nella neve.

Simili ad alberelli spaesati dalla neve, i broccoli calabresi sono l'unico ortaggio che si azzardi a crescere in altezza, in questo periodo dell'anno, nel nostro orto. 

I broccoli calabresi.

In pollaio, questa è la prima neve per molte delle galline. Esitano, tentennano, poi escono nella neve gelida e alla fine optano per tornare al sicuro dei loro ricoveri notturni, lasciando strade di orme nella coltre pallida. Ben presto il loro timore svanirà, e i loro recinti saranno trasformati in pantano. Sarà il turno delle anatre, allora, per godere della situazione. 

Le orme delle galline nella neve. 

La gallinella nana più giovane ha deciso invece di andarsene, svolazzando come un merlo di pollaio in pollaio, per cercare di rubare il minuzzolo più appetitoso o il cibo più succulento.  Unico problema, le sue scorribande nell'orto a caccia di radicchio, che rischiano di costarle... le ali. 

La chioccia nana che scappa da un recinto all'altro...

La bella femmina di Polverara nata lo scorso anno invece sembra indifferente al freddo e alla neve. si muove sicura, forte, senza temere alcunché.

Splendida femmina di Polverara nera.

Ed è proprio col suo sguardo, attento e vigile ai particolari, che vi saluto. Vi auguro di guardare le cose, soprattutto le più piccole, con la stessa attenzione. ciao!

Uno sguardo attento e  complesso sul mondo!

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