Biodiversità in campagna - Orchis purpurea e Hottonia palustris, ovverosia storie di (stra)ordinaria biodiversità a Camponogara

Hottonia palustris. Foto di Andrea Mangoni
Parecchio tempo fa, oramai, vi ho raccontato di come per caso individuai una delle ultimissime stazioni di Hottonia palustris presente nella zona della Riviera del Brenta, e di come assieme al circolo di Legambiente - Riviera del Brenta riuscimmo a salvarne qualche esemplare prima che inquinamento e gambero rosso ne facessero scempio, causandone l'estinzione nei fossati della nostra zona.
Quello che non vi ho più detto è ciò che è successo dopo: i pochi tralci raccolti iniziarono molto male le loro avventure, sparendo quasi del tutto nel corso del primo anno. In seguito però si ripresero così bene che andarono a colonizzare almeno 3 stagni differenti, dando luogo lo scorso anno a numerose fioriture. La cosa mi faceva ben sperare che quest'annoil meraviglioso spettacolo della fioritura si ripetesse. 
Arriviamo così a ieri pomeriggio, e alla passeggiata fatta assieme alla mia famiglia in centro al mio paese, Camponogara. Passando vicino alle scuole pubbliche mi fermo incantato ad osservare lo stagno artificiale che Gianni Pizzi, docente da lungo impegnato con Legambiente, ha costruito per promuovere la salvaguardia della biodiversità della acque dolci locali. Qui, tra tritoni e rane, nelle acque placide risplende il verde tenero di una colonia magnifica di Hottonia! decine di fusti esili emergono dall'acqua, carichi
di fiorellini bianchi sfumati di rosa. Un colpo d'occhio eccezionale che da la sensazione, meravigliosa, di essere davvero riuscito a intervenire in tempo affinché un piccolo pezzo dell'arazzo multicolore della biodiversità locale potesse salvarsi. Sapendo che lo stesso spettacolo ha vita in altri stagni come questo, possiamo dire di avercela fatta!

Hottonia palustris. Foto di Andrea Mangoni.

Sono così contento che torno a casa e prendo di corsa la macchina fotografica col mediotele, per poter immortalare lo spettacolo. Torno indietro verso il parco, e mentre passo vicino ad una casa dal giardino un po' trasandato l'occhio mi cade su un fiore rosa scuro in lontananza. Mi fermo perplesso, faccio uno scatto col mediotele, lo riguardo ingrandendolo e mi scappa letteralmente un urlo di gioia: è un'orchidea spontanea, e che orchidea! si tratta niente meno che di una bellissima Orchis purpurea, uno dei più grandi rappresentanti di questo generre presenti sul territorio nazionale ed una delle meno comuni orchidee della Provincia di Venezia!

Orchis purpurea. Foto di Andrea Mangoni
A questo punto non posso andarmene senza saperne di più e senza almeno un paio di scatti decenti. Così aspetto che una gentilissima signora residente nello stabile torni a casa, ed acconsenta di farmi entrare in giardino. Maledico di non essermi portato dietro il macro, ma oramai i giochi sono fatti, e mi arrangio con l'obiettivo che ho. La pianta è bellissima, e ci sono pochi dubbi che sia nata spontaneamente: le foglie infatti mostrano gli inequivocabili segni del tosaerba. Quest'ultimo deve però aver risparmiato il bocciolo, perchè la spiga di fiori si erge in tutta la sua bellezza.

Orchis purpurea. Foto di Andrea Mangoni.
Orchis purpurea (Hudson, 1762) è una delle più belle orchidee spontanee italiane. Alta fino a 70 cm, è diffusa in tutte le regioni italiane ed in veneto è stata ritrovata in numerose località, ma per quel che mi è dato sapere le uniche stazione note in Provincia di Venezia per questa specie si trovano a Fossalta di Piave e a Meolo. 
Dalle foglie della rosetta basale, verdi, lucide e ovaliformi, si erge un fusto rosso scuro che porta un'infiorescenza densa formata da tanti piccoli fiori dotati di un elmo porpora scuro e da un labello trilobato chiaro maculato di viola. Le infiorescenze, inizalmente coniche, col tempo tendono ad assumere una forma più tondeggiante. Fiorisce tra aprile e giugno, ed è diffusa sia in prati soleggiati che al limite delle boscaglie. Può anche ibridarsi facilmente con altre specie congeneri, come O. simia. Come le altre orchidee è protetta per legge in tutta la Regione Veneto. A volte emana una fragranza di vaniglia; viene impollinata da coleotteri ed imenotteri. 
Come ha fatto questo esemplare ad arrivare fino a qui? In fin dei conti siamo molto distanti da Meolo e Fossalta di Piave. Forse il suo apparato ipogeo si trovava mescolato alla terra da riporto con cui è stato fatto il giardino? O forse invece fa parte di una popolazione relitta da sempre presente in loco? Questo non mi è dato saperlo; certo è che nei prossimi giorni cercherò di tornare a fotografare questa pianta (e potete scommetere che ve la sorbirete in tutte le salse!) e magari anche a filmarla. Nel frattempo cercherò di parlare coi condomini per far capire quanto prezioso sia il piccolo rappresentante della flora italica che hanno in giardino, affinchè possa esserle risparmiato un altro passaggiod el tosaerba, perlomeno fino a quando non avrà prodotto i propri semi. E speriamo che il prossimo anno non sia sola, a fiorire nel prato in mezzo alle margherite e al tarassaco.
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Orchis purpurea. Foto di Andrea Mangoni.

2 commenti:

Vera ha detto...

Ciao Andrea, hai provato ad ingrandire molto le foto dell'orchidea? i puntolini purpurei sono ciuffi di peli. uno spettacolo.
Orchis purpurea deve essere una strana ragazza, con sua regale bellezza ama i luoghi malfamati. Anche sotto casa mia c'è un giardinetto trasandato e alcuni anni fa è nata li.
Ha uno strano comportamento irregolare, qualche anno spunta e fiorisce altri non si fa vedere per riapparire poi nell' identico posto (segnato per non disturbarla inavvertitamente durante le stagioni in cui non si vede)la primavera sucessiva. Talvolta è da sola talvolta in compagnia di un altro esemplare.
Qui nel riminese è molto frequente e proprio ieri ero lungo l'invaso del fiume conca dove in alcuni punti si contano a decine. Non conosco per niente l' Hottonia palustris bellissima davvero.

Andrea ha detto...

ciao vera, sì, sono ciuffetti di peli! Nelle macro che sono tornato a scattare ( e che presto posterò) si vedono benissimo. I cicli delle nostre orchidee sono molto strani, a volte la parte ipogea rimane inerte per alcuni anni, salvo poi svegliarsi di colpo. talvolta poi al posto di formare un tubero per l'anno successivo ne formano due... così ci si ritrova con due orchidee!
comunque sia, qui da noi purtroppo tutte le orchidee spontanee sono diventate una rarità, eccezion fatta per Neotinea tridentata che in certi luoghi eè relativamente comune. nel Trevisano invece le cose vanno molto meglio, così come sui colli euganei!
ciao!