mercoledì 4 gennaio 2017

La mia campagna - Sotto un manto di ghiaccio sottile.

Foglia di roverella (Quercus pubescens) bloccata nel ghiaccio. 
Inverno, finalmente. Troppo caldo nei mesi scorsi. Troppo innaturale calore, su queste campagne in cui ricordo inverni bianchi e soffici di nevi che coprivano come una coperta le giovani messi. 
Ora la neve non è ancora giunta, ma c'è il freddo, ci sono il ghiaccio e l'acqua trasformata in un blocco traslucido in ogni contenitore, ci sono le piante che si adornano di elaborate foreste lillipuziane di cristalli candidi. 

L'insalata coperta da una foresta di ghiaccio.

Nell'orto le verdure sembrano filigrane. Le foglie dei cavoli e dell'insalata sono imbellettate di ghiaccio e brillano nella luce del mattino. 

Uno dei cavoli rimasti.

Su ciò che resta delle piante di pomodoro spiccano quelle che sembrano strane lanterne arancioni oblunghe: sono gli ultimi frutti non raccolti, che perdendo la polpa e l'acqua somigliano ora a strane luminarie orientali, ripiene solo di semi.

Gli ultimi pomodori.

Esco, la campagna è immersa in una luce bianca e opaca, le nuvole ora non lasciano far capolino al sole pallido. Tra le viti immobili in una foresta di tralci e gli ultimi fiori di tarassaco gelati, avanzo verso il fossato

Alberi e viti immersi nella foschia del mattino.

Passo vicino alle roverelle (Quercus pubescens) che ho trapiantato anni fa. Le loro foglie secche formano un meraviglioso tappeto castano chiaro ai miei piedi, che scricchiola leggermente sotto le scarpe. 

Il tappeto di foglie di roverella (Quercus pubescens).

Le pianticelle nate quest'anno hanno sfoggiano una coroncina di foglioline lobate, in qualche caso ancora verdi. Le roverelle sono le ultime piante a perdere le foglie, in queste campagne, e questo le rende facili da riconoscere. Dove trapiantare queste piantine? Dove spostarle per evitare che vengano falciate? Troveremo un posto da qualche parte, in giardino o lungo il fossato, almeno per qualcuna di loro? 

Le giovani pianticelle di roverella (Quercus pubescens). 

Ogni albero, ogni essenza ha qualche tesoro da mostrare. I semi alati dell'òppio o acero campestre (Acer campestre), quelli che perlomeno si sono attardati sui rami senza staccarsi dal picciolo per gettarsi nel vuoto roteando, sembrano cesellati d'argento. 

I semi di òppio (Acer campestre)

Qualcuna delle pianticelle che da essi nasceranno, il prossimo anno, le prenderò e le destinerò a sostenere le viti, come un tempo si usava fare. Ma per ora li lascio dormire sereni sotto la coltre di ghiaccio, nell'abbraccio dei rami da cui pendono.

Semi di òppio (Acer campestre)

Il fossato ha poca acqua, ma meglio di niente. Trasformata di un unico, lustro blocco di ghiaccio, ha catturato foglie e steli sulla sua superficie in un gelido abbraccio. Mi sporgo per una foto, e il ghiaccio sostiene persino il mio peso. Da quanto tempo non succedeva!

Il fossato ghiacciato.

Torno verso casa. Nei pollai il terreno è gelido e freddo. Per questo ho disseminato i recinti di posatoi e rami su cui gli animali possono riposare, scaldandosi i piedi senza troppo patire il gelo sui tarsi nudi.

Pollastra ibrida a collo nudo. 

E infine mi fermo ad ammirare le mie Polverara. La volpe, il mese scorso, ha lasciato numerose, profonde ferite nel mio allevamento. Quattro linee di sangue estinte su dieci. Il numero di riproduttori per il 2017 quasi dimezzato rispetto lo scorso anno. Anni di selezione e fatica al vento. 

Pollastra di Polverara.

Ma lei è ancora qui, unica pollastra degna di nota dello scorso anno. Mi ricorda perché devo continuare, mi ricorda cosa ho fatto di buono e quali traguardi ci sono ancora da raggiungere, mi ricorda che ho margini per migliorare e per arrivare dove vorrei. 

Il vento è freddo e sferzante. L'inverno è tornato, ma la mente vola già a primavera, ai nuovi nati, agli innesti, alla mia campagna, alle piante e agli animali. L'inverno è tornato, per tornare a farmi concentrare su ciò che accadrà alla sua fine e su quanto dovrò fare in sua presenza. Vi ho già detto che lo amo? Sì, decisamente. Amo l'inverno. 

PS. Questo post è condiviso con gioia con tutti voi, ma è scritto per me, per ricordarmi chi sono, chi ero e chi voglio essere. Non mi aspetto che la cosa possa esservi completamente chiara, ma l'importante, questa volta, è che lo sia per me. A presto. 



6 commenti:

Vitamina ha detto...

Questo post è molto bello, per la descrizione dell'inverno, e anche perché si sente bene che l'hai scritto in sintonia con te stesso. Mai come quest'anno abbiamo visto tante volpi in giro, perfino una in giardino, ma non abbiamo volatili e le galline del vicino sono protette da un recinto per ora impenetrabile. Invece è venuto un airone a mangiarmi i pesci del laghetto, pesci di sette o otto anni, come parenti... buon anno.

Vera ha detto...

Sempre belle le tue foto.

Anonimo ha detto...

Bel post e ottime foto! E l'inverno è il tempo del riposo e dei progetti per chi ha un minimo di campagna. Ovviamente la società che abbiamo creato ha dimenticato le stagioni, è sempre tutto uguale indipendentemente da tutto, dal freddo e dal caldo, dal sole e dalla pioggia, vivi in ufficio e fuori il mondo va. Manco te ne accorgi. Le tue parole sono un promemoria per te, ma anche per chiunque le abbia lette e ti segue con passione (ho messo su il mio piccolo pollaio familiare partendo dal tuo libro e dai ricordi dell'infanzia dietro alla nonna...)

Saluti e buon inverno!

Andrea

Andrea Mangoni ha detto...

grazie a tutti! sono felice di aver condiviso con voi questo momento.

Lev ha detto...

Ho lavorato per qualche anno in un luogo stupendo, lontano da casa. Un luogo dove l'acqua scorre giù dai monti e diventa ruscello. Ma quando tornavo a casa, e vedevo la bruma salire dai campi, quando vedevo l'acqua che invece di scorrere via ristagnava scura nei fossi, ecco, per me era quello il posto più bello del mondo. Ora sono tornato, ho un pezzetto di terra. Io sono finalmente diventato me stesso, e l'inverno invece la chioccia che cova tutte le mie trepide attese.
Ciao, e grazie per il tempo che ci dedichi.

Andrea Mangoni ha detto...

ti ringrazio di cuore per la tua stupenda testimonianza. A presto!