martedì 11 dicembre 2012

Avicoltura - La Polverara? Non solo bianca o nera, ma anche bianca e nera.

Un gallo di Polverara con colorazione Bianca picchiettata di nero. Foto Andrea Mangoni.

Alcuni mesi fa vi ho segnalato l'esistenza di una superba femmina di Polverara di circa 3 Kg di peso, proveniente dalle linee di sangue di Bruno Rossetto. Ebbene, come si poteva osservare dalle foto che pubblicai allora, l'esemplare mostrava qualche piccola macchia bianca sulle piume della testa e del ciuffo. A volte può capitare, nei polli a piumaggio nero, specie se una penna ricresce dopo esser stata strappata. Ma a quanto pare non era questo il caso...

Primo piano della gallina picchiettata. Foto Andrea Mangoni.

Sì, perché tra la prole ottenuta lo scorso anno da questo esemplare ci sono almeno due capi che presentano una
notevole estensione delle macchie bianche su tutto il corpo. Una giovane gallina presenta delle perlature bianche al termine di diverse penne e piume, ma maggiormente evidente sul capo dell'animale; un gallo invece presenta ampie regioni bianche, soprattutto su ciuffo, mantellina, coda. Non un disegno mottled (picchiettato) ben definito come nell'Ancona, ma certamente una livrea molto particolare e affascinante. Certo non sono esemplari perfetti, e molto sforzo selettivo dovrà esser profuso per selezionarne la prole, ma sono certo due capi degni di nota, che mi hanno portato a pensare ancora una volta (specie dopo una lunga chiacchierata che riferirò in un altro post) ad un fatto forse sottovalutato: ma la Polverara dev'essere per forza solo nera o bianca? Non potrebbe essere di altri colori?

La coppia di Polverara nera picchiettata bianca. Foto Andrea Mangoni.

Ebbene, seppur storicamente si sia portati a credere che il colore principale della Polverara fosse il nero, e in misura minore il bianco, non mancano testimonianze a riguardo di altre colorazioni. Da segnalazioni di fine '800 - inizi '900 riguardanti le colorazioni sparviero, tortora, dorata e argentata, fino a scendere attraverso i secoli fino alla rappresentazione grafica del "Gallus Patavinus" di Aldrovandi dell'inizio del '600, che ci mostra una sorta di Polverara ancestrale con livra nera, ciuffo biancastro, ampie zone bianche nella mantellina e coda, tarsi giallastri... Insomma, un animale che ricorda molto da vicino l'esemplare moderno delle foto che qui potete vedere.

Il Gallus Patavinus di Aldrovandi.

C'è da dire che il gallo immortalato da Aldrovandi era probbailmente un animale nero eterozigote per l'argentato, in cui geni modificatori potevano far trasparire tracce bianche nel piumaggio, mentre gli animali di questo articolo mostrano una colorazione basata probabilmente sul gene mottled
Il punto però è un altro. Ha senso impegnarsi, ora come ora, nel tentativo di selezionare altre varietà di colorazione per questa razza? Già la Polverara nera e bianca mostrano tanti problemi di selezione, ha senso cercare di fissare altre varietà?

Il gallo picchiettato. Si notino gli orecchioni candidi. Foto Andrea Mangoni.

Non c'è una risposta universale, ma credo che sì, abbia senso. Credo che nel perseguire un ideale estetico proprio l'allevatore possa riuscire a ottenere risultati migliori di quanto non potrebbe sperare lavorando su una colorazione che non "sente" sua. Credo che valga la pena tentare di ottenere un buon risultato, e che per perseguirlo possano esser necessari anni... ma che alla fine ogni risultato ripaghi gli sforzi profusi.

Particolare della testa del gallo. Il ciuffo è troppo abbondante e la cresta molto piccola, ma la testa ha una bellissima forma. Foto Andrea Mangoni.

Per questo, ho chiesto al proprietario di questi animali di tenermi da parte le uova che questa gallina sta iniziando a deporre... nella speranza che tramite adeguata selezione si possa ottenere da essi un nuovo ceppo contraddistinto da una meravigliosa livrea picchiettata. Non solo Polverara bianca o nera, insomma, ma anche una Polverara bianca e nera.Sperando che altre livree si aggiungano presto a quelle note.

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E' USCITO "IL POLLAIO PER TUTTI", IL NUOVO LIBRO DI ANDREA MANGONI!
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