venerdì 20 maggio 2011

Rose Antiche - Il fascino selvaggio della Omar Khayam.

Il fiore della rosa Omar Khayam. Foto di Andrea Mangoni.
L'Iram è, in fede, svanita con tutte le sue rose, la sette volte inanellata coppa di Jamshid nessuno più può trovare; ma ancora il vino si accende di rubino, ancora il giardino rifiorisce dove scorre l'acqua.
La mia tomba sarà in un luogo tale, che ad ogni primavera il vento del nord farà piovere fiori sulla terra del corpo mio.
Omar Khayam rappresentava una figura estremamente complessa nel pur arabescato mondo mediorientale della Persia del XII secolo. Astronomo, matematico, esperto di musica, poeta; uomo di scienza e di lettere, dotato di uno stile intriso di malinconia e dolce rabbia per un disegno della Creazione che gli appariva forse, in ragione della morte, troppo effimero per essere appieno gustato. Le sue quartine vennero tradotte in occidente dallo scrittore inglese Edward Fitzgerald, e da qui
ebbero un notevole successo, oscurandone la fama di geniale matematico.
Alla sua morte venne sepolto a Nashipur, e quando nel 1884 William Simpson ne visitò la tomba non la trovò, come era accaduto secoli prima a Badi' oz Zaman Khorasani, ricoperta solo di petali di pero ed albicocco; era invece ornata anche di una magnifica rosa damascena, molto profumata. Simpson ne raccolse i cinorrodi, ne seminò i semi, e trapiantò una delle piante più vigorose così ottenute sulla tomba di Fitzgerald, a perenne ricordo del legame tra i due uomini di poesia. Da quella pianta, le cui eredi sono ancora presenti sulla tomba dell'inglese, derivò la magnifica rosa damascena che oggi chiamiamo in onore del poeta e matematico arabo proprio Omar Khayam.

Particolare del fiore e del bocciolo di una Omar Khayam. Foto di Andrea Mangoni.
 Diciamolo subito, la Omar Khayam non è semplicemente una rosa nordafricana o mediorientale: l'Omar Khayam E' il Medioriente, bella e selvaggia come solo queste terre possono essere. I suoi steli sono sottili e scarni, spinosissimi, le foglie piccole, allungate, d'un magnifico verde chiaro acceso; i suoi fiori, dalla bellezza particolarissima, con petali stropicciati e quasi disordinati, emanano un profumo intensissimo, una quintessenza di rosa, penetrante e dolcissimo.
I suoi boccioli, lasciati praticamente nudi dai sepali lunghi e sottili, sono particolarmente appuntiti e somigliano a tante piccole fiammelle rosa quando compaiono sugli steli; i rami, lunghi e flessuosi, ben si prestano al pegging down, ovvero alla pratica di fissare al suolo le estremità dei rami per garantire una maggiore fioritura estiva. Ovviamente sarà necessario poi ripagare la pianta con abbondanti concimazioni organiche... ma per questo ci sarà tempo in autunno e primavera.
Nel frattempo, io non posso che godermi la sua bellezza ed il suo profumo... prima che, come per la Ville de Bruxelles, finisca per poi lasciarmi un altro anno in attesa del nuovo sbocciare di questi gioielli meravigliosi.

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I fusti spinosissimi e le piccole foglie della Omar Khayam. Foto di Andrea Mangoni.


3 commenti:

Vitamina ha detto...

Che bel post! Non conosco questo personaggio, neanche la rosa , tutto bello, anche la poesia. GRazie!!

Andrea ha detto...

ciao Vitamina, è una delle rose che preferisco in assoluto. l'anno prossimo voglio immergerla tra nuvole di margherite di campo, visto che fa steli sottili e fiori piccoli credo che si possa trattare di un bel matrimonio.
ciao!

un Persiano di Iran ha detto...

escusa, Omar Khayam era Persiano, i suoi quatrini sono in Persiano
lui era un matematico Persiano,
gentilmente cancelli le informazioni falsi