domenica 4 luglio 2010

Il giardino naturale - Clerodendrum bungei, un fetido alleato nel butterfly gardening

Infiorescenza di Clerodendron boungei. Foto di Andrea Mangoni.

Arrivò nel giardino dei miei tanti anni fa, come germoglio di una pianta a sua volta nata da una talea rubacchiata in un parco da un'anziana signora. Lo si mise lì, in un angolino, sotto la siepe di lauroceraso, e finì con lo scomparire quasi, subissato dall'esuberanza di un fior di pesco.

Ma, in silenzio, resisteva. A tutto.

Veniva potato ogni anni a raso terra: ricresceva. Si cercava di sradicarlo: aveva già fatto polloni nascosti che lo riportavano in vita. E così per oltre vent'anni, forse anche trenta, fino a quando cioè io non mi interessai della sua sorte. Ne avevo visto una pianta molto simile, ma con foglie variegate di bianco, a casa di Bruno Rossetto; me l'aveva mostrata, indicandomi alcune sue caratteristiche. E avevo deciso quindi di provare a trarne anch'io qualcosa di buono, ma senza mai agire... fino a che l'anno scorso mio padre non si ripromise di estirpare ogni pollone della pianta in questione. E allora via, prendi una paletta, scava una zolla con un pollone abbastanza grandicello, e per finire portalo in terrazza nel nuovo appartamento...

I germogli violacei di Clerodendron boungei. Foto di Andrea Mangoni.

L'eroe della storia di oggi è un piccolo arbusto, il Clerodendrum bungei, una verbenacea molto interessante per il butterfly gardener. Appartenente ad un genere che ospita tra le sue fila dei veri e propri alberi, il C. bungei si caratterizza per una struttura esile, che può superare il metro d'altezza, per le foglie grandi e quasi cuoriformi, e per le infiorescenze arrotondate formate da miriadi di fiorellinei roseo-rossi, profumatissimi, che attraggono e sfamano numerose farfalle e falene. Questi sbocciano solo dopo l'inizio dell'estate, coadiuvando così tutte le altre piante - come la buddleja - che condividono col clerodendro questa caratteristica. In primavera i giovani germogli sono poi davvero bellissimi: di un verde scuro e lucente orlato di viola rossiccio.

Ma perchè l'appellativo "fetido" del titolo? E' presto detto: le foglie. Provate solo a sfiorarle, toccarle oppure - orrore! - romperle, e vi sembrerà di aver macinato con le mani nude una mezza dozzina di cimici. Irritante, non è vero? Eppure è un difetto - forse davvero l'unico - che la pianta si fa perdonare grazie alla propria bellezza ed all'utilità dei fiori come richiamo per le farfalle.

Gruppo  di Clerodendron boungei. Foto di Andrea Mangoni.

Torniamo alla pianticella che avevo portato a casa. In vaso, impiegò settimane ad attecchire, nonostante la grande zolla di terra presa. Pur annaffiandola tutti i giorni, ogni pomeriggio le sue foglie si lasciavano cadere come le braccia di una donzella ottocentesca svenuta, e non si rialzavano se non la sera. Era, come avrei capito in seguito, un problema di esposizione. Infatti quando decisi di piantarlo lungo il famoso corridoietto di terra sabbiosa e ghiaiosa esposto a nord est, iniziò a produrre foglie molto più grandi di quanto non avesse mai fatto, lunghe anche 20 cm e larghe 15. Inoltre non si fece ripetere due volte l'invito ed iniziò a produrre polloni, prima uno, poi due, e per la fine dell'estate era arrivato a sei. Fui costretto mio malgrado a toglierne qualcuno che avrebbe altrimenti minacciato la sopravvivenza di altre piante di mio interesse. Il clerodendro, pur se originario dell'Asia substropicale, preferisce infatti una sistemazione abbastanza fresca, con suolo ben drenato e umido ma non fradicio; se poi, come nel mio caso, riceve il primo sole del mattino, è letteralmente a posto.

Come moltiplicarlo? Appunto, tramite i famigerati polloni, che tendono ad invadere un po' tutto; si prelevano a fine estate o all'inizio della primavera, con un'abbondante zolla di terra. Non provate nemmeno a toglierli a radice nuda: morirebbero quasi di certo. In alternativa si può provare a moltiplicarli per margotta o talea semilegnosa in tarda primavera, o ancora tramite seme, quando alla fine dell'autunno i fiori hanno oramai da tempo lasciato il posto alle bacche. Coltivatelo in piena terra, dove la sua esuberanza non sarà mortificata dai limiti di un vaso, e vi ripagherà con meravigliose fioriture e con una vitalità sorprendenti. Ma attenti alle foglie!

Così ora ho il mio mini-boschetto di clerodenro in giardino, che si sta già allargando - nuove piante si aprono una via verso la conquista totale. E a casa dei miei? Estirpato del tutto, se non fosse che nascosto a tutti, dietro ad un fior di pesco, un pollone è riuscito ancora una volta a scampare al suo destino...

Fiori di Clerodendron boungei. Foto di Andrea Mangoni.

4 commenti:

Silvano Strobino ha detto...

........ bello.... anche una bellissima storia.

La Zia Artemisia ha detto...

Decisamente tenace il ragazzotto! mi è piaciuto moltissimo!!!!Ciao Andrea^^

la Zia Artemisia

valverde ha detto...

Ti manderò una foto dell'albero di clerodendro che ha mio sucoero in giardino, ma è un clerodendro trichotomum(spero di aver scritto giusto se no perdonami, vado a memoria).
Il buffo è che sta a Nord Est (proprio come il tuo) ed è un bell'alberone di vent'anni circa...potato più volte, fa fiorellini bianchi a grappoli profumatissimi che diventano una sorta di bacche cerose rosso violacee con pallini blu violetti scuri...e in luglio quando fiorisce attira dei farfalloni notturni buffissimi che hanno una lunga "proboscide arrotolata "che poi srotolano per succhiare il nettare -credo!- ...non siamo mai riusciti a fotografarli essendo di notte...
Tu saprai cosa sono immagino...:DD
Grazie per i tuoi post bellissimi. a presto, cari saluti
valverde
p.s. saluti anche alla famiglia...

Andrea ha detto...

@Valverde: le farfallone dalla lingua lunghissima sono le farfalle della famiglia delle sfingidi, che in effetti vengono attratte dagli alberi di questo genere. aspetto le foto!
@ La Zia: sì, un vero mastino verde! ciao!
@Silvano: grazie!!