L'antica casa padronale abbandonata. Foto Andrea Mangoni.

Sono in macchina, una strada di campagna stretta tra il mio paese e uno limitrofo, quando a una curva vedo un'enorme casa di contadini, bellissima, antica, abbandonata. Sembra una fortezza che abbia subito un assedio: le imposte aperte, le finestre come orbite vuote, le stanze vuote come spelonche. Sola, ma non del tutto. Di fronte a lei un gigante sembra stare di guardia: è un gigantesco ciliegio. Non ricordo di averne mai visto uno di simile. Il diametro alla base del tronco... quanto? Novanta centimetri? Un metro? I rami più bassi si incurvano e le loro punte svettano a tre metri d'altezza. Già, tre metri per le cime più basse, quasi tutte secche e morte. I rami superiori mostrano segni di gemme vitali.
Da quanto è lì, e soprattutto, fino a quanto rimarrà di guardia alla fortezza? Se passerò tra un mese, tra un anno, tra due... Lo troverò ancora?

Il gigantesco ciliegio. Foto Andrea Mangoni.
Parcheggio, scendo, mi avvicino. Prendo le cesoie, costruisco col ramo di un sanguinello un uncino e riesco a fatica ad abbassare un ramo con delle gemme ancora vive. Riesco a trattenerlo solo per pochi istanti, il tempo di allungare le cesoie ed è già sbalzato verso l'alto. Nelle mie mani restano solo due ramoscelli con poche gemme. Ma forse basteranno. Forse basteranno per fare un innesto, anche se il periodo migliore per innestare il ciliegio è già passato. Forse basteranno per portare anche nella mia campagna quel gigante risoluto. Forse basteranno poche gemme, per impedire che almeno uno dei due vegliardi, testimoni di un tempo antico in cui la campagna era vita, finisca col perdersi per sempre.

Due rametti... basteranno?
Non resta che attendere, per vedere se lo scrigno verde e rosso delle gemme si aprirà dando continuità all'esistenza di quell'immenso custode silente.

Le gemme nell'innesto iniziano a ingrossarsi... incrociamo le dita!

I fossati in campagna, ricchi d'acqua. Foto Andrea Mangoni.

Questo marzo, arrivato dopo un inverno caldo, è un marzo di lavori campestri. Orto, frutteto, pollaio:sembra che nessuno mi voglia lasciare tranquillo in poltrona. Ma è bellissimo lavorare in queste giornate di sole e vento, per quanto alcuni lavori possano essere pesanti. La campagna sta sprigionando tutta la sua bellezza, fatta di cieli tersi, del bianco profumato delle fioriture degli alberi da frutta, del canto dei galli e del verde tenero del grano. E allora, bando alle ciance e al lavoro!

Uno dei galli di Polverara del mio allevamento. Foto Andrea Mangoni.

Questa primavera sembra dedicata agli innesti. Negli scorsi anni sono nati parecchi franchi di ciliegio,e quest'anno ne ho approfittato per innestarvi delle marza di ciliegia bianca, dono di una mia studentessa, e altre di un antico e glorioso ciliegio trovato in un casolare abbandonato della mia zona. In più ho ricevuto da due anziani contadini marze di tre differenti varietà di pero, provenienti da alberi vecchi di un secolo e più. Non vedo l'ora di scoprire se avranno attecchito o meno.

Innesto a spacco di pero, con marze provenienti da una pianta di oltre un secolo di vita. Foto Andrea Mangoni.


In questi giorni una mia corsista, che seguiva il mio corso di Botanica e Giardinaggio, mi ha portato tre piante direttamente dal suo giardino. Due di esse - le vedete qui sotto, ai lati - sono cornioli (Cornus mas), riconoscibili dalla struttura "a croce" dei rami. Si tratta di una pianta
L'orto rappresenta IL caposaldo dell'autosufficienza alimentare.

Secondo appuntamento con questa nuova rubrica, e iniziamo immediatamente a entrare nel vivo della nostra lista. Non credo infatti esista nulla di più importante, per chi mira all'autosufficienza alimentare, di realizzare un orto in grado di fornire mese dopo mese ciò che la nostra tavola richiede.

L'orto ci permetterà di godere di vere primizie per la nostra tavola.

Un buon orto parte con un'attenta progettazione: si analizzano esposizione, pendenza, caratteristiche del terreno, venti dominanti, stagionalità della nostra regione, e da qui si parte a progettare la divisione del terreno in parcelle, le varie tipologie di ortaggi da piantare, le tecniche di coltivazione delle singole specie, le possibili
Fiori di susina Goccia d'Oro. Foto Andrea Mangoni.

Iniziamo oggi una nuova rubrica del blog. Raccoglieremo in singoli post una serie di consigli relativi all'affrontare determinati aspetti della vita in campagna, aspetti legati all'autosufficienza alimentare (e non solo). Oggi iniziamo a parlare di potature e innesti per quel che riguarda gli alberi da frutto.

Entrambe queste pratiche devono essere ben acquisite da qualunque fattore che desideri puntare all'autosufficienza alimentare. Saper potare una pianta in modo da massimizzarne la produzione, o saper innestare un franco nato da seme per ottnere un albero da frutto della varietà desiderata fanno parte di quelle nozioni indispensabili alla vita contadina. La potatura degli alberi da frutto è estremamente importante, come pratica, perché permette di gestire la crescita della pianta ma anche di aumentarne la produttività. L'innesto invece
I contadini di un tempo, in grado di padroneggiare mille abilità.

Tempo fa ho trovato un articolo su The Prairie Homestead, in cui si elencavano le 121 buone doti che un moderno fattore dovrebbe avere. Occorre dire che per "modern homesteading" si intende qualcosa, in lingua anglosassone, che va oltre al nostro concetto comune di fattoria, e che comprende invece tutta una serie di pratiche che portano all'autosufficienza alimentare (e non solo) oltre che alla capacità di sfruttare al massimo l'ambiente naturale, tramite ad esempio caccia e pesca, per permettere la sopravvivenza del proprio nucleo familiare. Molte di queste doti erano un tempo appannaggio comune del sapere contadino, mentre oggi si sono fatte via via più rare. Vale la pena tornare a padroneggiarle? Certo, soprattutto in momenti come questi in cui tanto cercare di tornare ad avere una vita più vicina alla natura quanto riuscire a fare economia e risparmiare sono della massima importanza. Senza contare che l'autosufficienza alimentare non è un traguardo del tutto inarrivabile, se si hanno a disposizione del terreno e il bagaglio di competenze necessario a gestirlo.

Il pollame, fonte di cibo e di altre risorse per il contadino.

Ecco quindi nascere un nuovo appuntamento del blog: in questo post elencheremo le 101 abilità che un fattore moderno dovrebbe avere, abilità che vanno dal saper coltivare la terra all'allevare animali, dal riciclare un oggetto a cucinare il pesce o il bollito. Per ciascun punto
Fiori di pesco Lorenzino. Foto Andrea Mangoni.
Tra le operazioni da compiere nel frutteto in questa stagione, gli innesti occupano un posto particolare. tramite gli innesti, infatti, possiamo moltiplicare il numero di varietà in nostro possesso. In questo post vi proporrò una mini-guida passo passo all'innesto a spacco, che si utilizza per innestare tanto pomacee che drupacee, e che si attua proprio in questi mesi dell'anno. Maggiori informazioni su innesti e potature li troverete in un prossimo post, che rappresenterà una piccola sorpresa. Intanto andiamo ad iniziare, vedendo il caso di un innesto di susino su portainnesto di mirabolano. 

Prepariamo il portainnesto, ripulendo il tronco dai rametti laterali e tagliandolo all'altezza desiderata con delle forbici da potatura ben affilate. Se usate il seghetto rifinite il taglio poi col coltello da innesto.

Preparate il portainnesto (cliccare per ingrandire).

Alcuni centimetri sotto il taglio fatto, praticate una legatura sul tronco del portainnesto. Potete usare anche del buon nastro isolante. La legatura servirà a impedire
Scusa Jack! Mi dispiace averti fatto male!

Ho sbagliato.
Niente da dire, ho sbagliato e l'ho fatto alla grande.
La scorsa settimana ho pubblicato sul blog un post che parlava di come accorciare gli speroni nei galli quando queste appendici crescono troppo, ferendo le galline negli accoppiamenti e impedendo al gallo di camminare bene. 
Avevo pubblicato una sequenza fotografica e un video a riguardo trovato su youtube; un amico, che devo sinceramente rigraziare (il dott. Alessio Zanon), mi ha fatto notare privatamente che la pratica da me proposta era dolorosa per gli animali in quanto non avevo compreso la presenza di un passaggio fondamentale, che impediva all'animale di soffrire. Il risultato era una fonte di dolore non indifferente per l'animale, anche se all'atto pratico quest'ultimo non lo manifestava affatto (e questo mi aveva indotto in errore). 
Ho provveduto a cancellare il post, ma nel frattempo aveva ricevuto già 68 visite.
Mi dispiace, non intendevo insegnare una pratica che potesse causare dolore inutile a un animale né intendevo in effetti metterla in atto io stesso. Mi dispiace soprattutto per il gallo delle foto, Jack, che non aveva battuto ciglio ma che aveva evidentemente sofferto.
Mi scuso con tutti i lettori del blog per l'accaduto, ma soprattutto con lui, che ne ha subito direttamente le conseguenze.

Come si presenta un uovo fecondo verso il 6° giorno di incubazione. Foto Andrea Mangoni.

Della speratura abbiamo già parlato in passato, anche con un video esplicativo. Si tratta in pratica di indirizzare un fascio di luce nel polo ottuso dell'uovo allo scopo di capire se sia presente o meno un embrione. Viene effettuata a partire dal 4° giorno di incubazione nelle uova a guscio bianco o chiaro, e a partire dal 6°-8° giorno in quelle a guscio roseo intenso, allo scopo di individuare le uova non fecondate e quelle con embrioni morti, e di rimuoverle dall'incubatrice. Ma come interpretare le situazioni che possiamo riscontrare? Vediamolo in questa brevissima mini-guida fotografica. 
Nella foto sopra si vede come si presenta un uovo fecondato dopo 6 giorni di incubazione. Si nota una forte differenza di colorazione tra la calottina chiara, la camera d'aria, e il resto dell'uovo. Si notano anche numerose vene e capillari. Se l'embrione è vicino al guscio, se ne possono notare i movimenti e si presenta come un punto scuro evidente circondato di vene rosse.
Nella foto sotto invece ecco come si presenta un uovo fecondato a 8-9 giorni dall'incubazione. La differenza con la camera d'aria appare più marcata e le vene si notano molto meno.

Embrione fecondato a 8-9 giorni di incubazione. Foto Andrea Mangoni.

L'uovo qui sotto appare ancora differente. Presenta infatti una camera d'aria anomala, spostata di lato (a destra), e molto più ampia del dovuto. L'embrione, la massa scura al centro, è circondato dalle vene e sembra essere più
Un pratico abbeveratoio a sifone? Fatelo riciclando le bottiglie di plastica!

Tempo di nascite, tempo di pulcini, e tempo di spolverare le vecchie attrezzature. A volte però ci servirebbe un abbeveratoio piccino per una schiusa di pulcini poco numerosa, o per dei piccoli che ci sono arrivati inaspettatamente. In queste occasioni vale la pena pensare di riciclare creativamente le vecchie bottiglie dell'acqua minerale, per costruire un pratico abbeveratoio a sifone a costo zero! Vediamo insieme cosa ci serve per iniziare. 

Il materiale occorrente (clicca per ingrandire).

Per costruire il nostro abbeveratoio ci occorrono una bottiglia di grandi dimensioni che fungerà da sostegno (A), una bottiglia di diametro nettamente inferiore alla prima che sarà il serbatoio d'acqua principale (2), e un cutter o taglierino (C). 
Se usiamo come bottiglia principale una bottiglia da un litro e mezzo, procuriamoci come sostegno una bottiglia da due litri. Seguendo le indicazioni della figura sottostante, pratichiamo dei tagli col cutter in

Nel fagiano argentato (Lophura nychtemera) il maschio presenta una colorazione molto più appariscente rispetto alla femmina.  È un segnale onesto? Foto Andrea Mangoni.

Le bacheche di Facebook si stanno intasando: il 14 febbraio si avvicina, e amici e conoscenti si danno da fare per farci capire, che lo vogliamo o no, cosa ne pensano loro di San Valentino. La festa degli innamorati, tra romanticismi e speculazioni commerciali, non lascia indifferenti ma di certo è vero che aumentano nelle nostre bacheche gli stati depressi riguardanti le sfortune in amore. Ma ne vale la pena? Suvvia, ridimensioniamo le nostre pene amorose; c'è chi sta messo peggio. Non ci credete? Beh, oggi è il Darwin Day, e chi meglio del buon vecchio Charles poteva ispirarci per un bel post etologico-evolutivo? E allora via, si inizi a parlare di selezione e conflitto sessuale!


Betta splendens, una specie di pesce in cui è la femmina a scegliere. Foto Andrea Mangoni.

"Io credo che quando i maschi e le femmine di una specie animale hanno le stesse abitudini generali di vita, ma differiscono nella struttura, nel colore e negli ornamenti, tali differenze derivano principalmente dall'elezione sessuale". Così, oltre 100 anni fa, Darwin affrontava il tema della selezione sessuale negli animali, partendo dall'osservazione che in alcune specie, sessualmente dimorfiche, in cui i maschi presentavano ornamenti o livree particolarmente appariscenti rispetto a quelli delle compagne, questi dovevano essersi evoluti in
Magnifico gallo di Millefiori di Lonigo. Allevatore Luca Rizzini, foto Andrea Mangoni. Clicca sulla foto per ingrandire.

Oggi voglio tornare a parlare più diffusamente in questo blog della bellissima Millefiori di Lonigo o Millefiori Veneta, dopo l'accenno fatto anni or sono.  L'occasione per farlo mi viene da una recente visita a Luca Rizzini, selezionatore della razza, presso la cui abitazione ho potuto scattare le foto che accompagnano quest'articolo; ma vengo spinto a parlare di questa razza soprattutto perché negli ultimi anni alcuni privati (e non solo...) hanno continuato a propagandare un'idea deleteria, ovverosia che la Millefiori di Lonigo sia semplicemente l'Italiener Millefiori, venduta in Italia anche col nome di Italiana Comune Locale Millefiori, col risultato che oggi molti vendono la seconda per la prima. Questo "scambio di identità", qualunque sia il motivo del suo essere, è totalmente inappropriato, e ce lo dicono la storia e le caratteristiche genetiche stesse delle due razze. 

Gallina di Millefiori di Lonigo. Allevatore Luca Rizzini, foto Andrea Mangoni. Clicca sulla foto per ingrandire.

La Millefiori di Lonigo è una stupenda razza a duplice attitudine, i cui galli possono arrivare a pesare dai 2,8 ai 3,5 kg (negli esemplari più grossi e vecchi) mentre le femmine possono superare i 2,5 Kg. Può deporre fino a
Giovani polli al pascolo, in dicembre. Anche con il freddo, questi animali se la caveranno egregiamente. Foto Andrea Mangoni.

Con l'inverno si ripropone all'avicoltore un dubbio: conviene allevare i propri polli all'aperto o al chiuso? Ovverosia, qual'è il modo migliore per far trascorrere questa stagione ai nostri animali? 

In generale, i polli sono animali fatti per stare all'aperto. Amano scorrazzare per la campagna, spesso incuranti del freddo, della pioggia e del gelo. Molte razze amano anzi stare sempre all'aperto, dormendo sugli alberi se ne hanno la possibilità. Ho visto interi gruppi di polli dormire sui rami di un frutteto, incuranti di pioggia e neve, rimanendo sempre sani e forti. Le galline spesso cessano di produrre durante le giornate più fredde e rispetto agli animali allevati al chiuso iniziano a deporre più tardi, ma ne guadagnano di solito in robustezza e capacità di sopportare le avversità. 

La pioggia provoca la formazione nei recinti di uno spesso strato di fango, che può essere nocivo agli animali. Foto Andrea Mangoni.

Ma cosa succede se i polli non sono allevati al pascolo, ma in recinti? Per quanto si limiti il numero di animali, di norma la presenza dei polli in un terreno recintato comporta la scomparsa di qualsivoglia filo d'erba. La