Novembre - diciamocelo - non è esattamente prodigo di fioriture. Poche sono le specie che si sono attardate così tanto da offrire i loro calici alle ultime giornate di sole, ma essendo arrivate tardi le prime gelate alcune piante ci stupiscono ancora con macchie di colore inattese, a volte da cercare col lumicino tra la vegetazione morente, altre volte invece fieramente svettanti sulle foglie secche. È il caso del ranuncolo comune (Ranunculus acris), che mostra i suoi fiori gialli incurante del fatto che la primavera e l'estate siano passati da un pezzo. I suoi piccoli frutti sono costituiti da acheni lisci ammassati a formare quella che sembra una minuscola pigna, prima verde e poi marrone. I fiori, di un giallo quasi fluorescente, sono piccoli e semplici, con 5 petali. Tutta la pianta è velenosa, e il bestiame tende ad evitarla. Ma in questa stagione i suoi fiori, quando presenti, lo fanno sembrare un piccolo re incoronato d'oro.
Totalmente diversi sono i fiori candidi della Silene alba, che in questa stagione nei miei campi sono davvero poco comuni. Questa pianta è conosciuta in dialetto come "réce de liègore", ovverosia "orecchie di lepre", nome col quale è ben conosciuta in quanto veniva attivamente ricercata a fini culinari. La Silene alba infatti è una stretta parente dei carletti o strigoli (Silene vulgaris), e come questi ultimi se ne consumano le foglie giovani, prima della fioritura, scottandole in padella con aglio, olio e sale, oppure utilizzandole in zuppe e minestre.
Ma per ora, passato il momento magico del raccolto, non resta che ammirarne gli ultimi candidi fiori.
Totalmente diversa per forma e portamento è l'erba morella (Solanum nigrum), una solanacee infestante che da tarda estate a tutto l'autunno sfoggia sulle foglie nerastre piccoli fiori bianchi e gialli che ricordano - non a caso - quelli di pomodori, patate e melanzane, suoi parenti prossimi. Al contrario di questi ultimi però l'erba morella sembra essere tossica, anche se in alcune parti del mondo pare ne siano presenti sottospecie commestibili le cui bacche nere sono regolarmente utilizzate. Ma non è il caso di provarci con la varietà presente nei nostri campi: potrebbe portare a una intossicazione più o meno grave. In compenso, pare che dall'incrocio di questa pianta con i pomodori si sia ottenuta una varietà di ciliegino neri ricchi in antociani. Insomma, in qualche maniera pare che abbiamo trovato modo di farne uso. In ogni caso, per ora, resta una delle ultime piante a ingentilire la campagna coi propri fiori.
Per un avicoltore la scelta dei riproduttori è il momento più delicato dell'anno, perché influenzerà tutto il lavoro dei 12 mesi successivi. Ma ancor più decisiva è la scelta del gallo, perché in una specie poligamica come il pollo ogni maschio andrà a fecondare anche fino a 10 femmine. Diventa importante dunque cercare di fare la scelta migliore fin da subito, o per lo meno la meno peggio.
Ecco, io a quest'ultima opzione sono ormai abbonato da anni: regolarmente tutti i soggetti migliori e più promettenti muoiono prima di entrare in riproduzione. Che sia un predatore o una malattia, un infarto o un incidente, potete scommettere che io mi troverò a lavorare quasi sempre con le mie seconde scelte. E anche quest'anno è andata - in parte - così.
Il gallo migliore tra i nati del 2020 era un soggetto bianco, con una testa superba, cresta bellissima, barba folta, mantello candido. Unica pecca, la pelle bianca e tarsi ardesia. Ma a questo avrei potuto rimediare perché in eterozigosi, nel suo patrimonio genetico, erano nascosti pelle gialla e tarsi verdi.
Beh, è morto. Da un giorno all'altro, all'improvviso, senza sintomi.
Andato.
Ho deciso quindi di valutare tra le possibili seconde scelte chi potesse essere il predestinato, e ho scelto lui, il soggetto della foto. Quello che mi ha fatto propendere per lui è stata la taglia: alto più dei fratelli nati prima di lui, è quello rimasto più indietro con lo sviluppo. Ovverosia, rispetto agli altri maturerà più tardi, ma diventerà - speranzosamente - più grosso e pesante.
Il ciuffo non posso dire mi piaccia: troppo aperto, sparpagliato, ma devo dargli tempo: le penne stanno ancora finendo di crescere. In compenso ha una barba e dei favoriti magnifici, e gli orecchioni sono candidi.
La cresta a cornetti è molto piccola, ma sembra regolare e perfetta: poiché quest'anno uno dei miei goal sarà quello di fare selezione proprio sulle creste, questa caratteristica me lo rende prezioso. Preferisco di solito galli con corna più sviluppate, ma mettendolo con le femmine giusto dovrebbe darmi animali di aspetto quasi luciferino.
La pelle è gialla, i tarsi verdi ma purtroppo troppo chiari. Pazienza, anche qui mi affiderò alle femmine che gli saranno compagne.
Io cerco sempre però, nei galli, un carattere selvatico e vitale, la capacità di vivere fuori e di sopportare i rigori della brutta stagione.
E lui, al momento, sembra cavarsela bene. Quando lo guardo correre, mi ricorda un Velociraptor, il collo proteso in avanti, la coda ancora incompleta rilevata, al vento, l'occhio feroce fisso davanti a sé.
Ecco, l'occhio.
Sto cercando di fissare gli occhi arancio come da standard nei miei animali.
Ma soprattutto, l'occhio di un gallo di Polverara dev'essere feroce e fiero. E per ora, questo giovane gallo sembra esserlo, entrambe le cose.
E questo lo rende per me di certo un degno candidato, alla fine, al ruolo di sultano del suo harem, come lo avrebbe chiamato a fine ottocento il buon vecchio Italo Mazzon.
Nella campagna di novembre sono pochi gli insetti che si mostrano ancora attivi. Tra questi sono certamente abbondanti delle creature nere, verdi e rosse a pois bianchi: sono le ninfe di Nezara viridula, una delle più comuni cimici verdi, cosmopolita. Singole o in piccole gruppi, si vedono su una quantità di denaro versi fiori e ramoscelli, dai vecchi boccioli della centaurea ai germogli di bambù, passando per le bacche di sanguinella.
Le ninfe impiegano con la bella stagione solo 35 giorni per divenire adulte, ma con le attuali temperature impiegheranno molto più tempo a passare i 5 stadi preimmaginali di cui si compone la loro "giovinezza".
Fino al quarto stadio, come i soggetti di questa serie di foto, esse non sono nemmeno così simili agli insetti adulti, e c'è chi li scambia per strane coccinelle visto il pattern e la livrea. Solo al quinto stadio inizieranno a prendere la colorazione che le accompagnerà anche da adulte.
L'adulto riuscirà a superare l'inverno, nascosto tra le foglie morte, sotto le cortecce staccate dei rami, o - più prosaicamente, con nostro sconforto - trovando rifugio in garage e cantine delle nostre abitazioni. In primavera torneranno a riprodursi, andando a causare anche danni di un certo rilievo ad alcune colture, come pomodori e soia. Ma per ora solo i giovani esemplari persistono sugli steli, intenti a nutrirsi e a crescere il più possibile, prima che il gelo arrivo e con esso una fine prematura.
L'allevamento al pascolo dei polli, come abbiamo più volte detto, è un toccasana per questi animali che ne guadagnano in salute, vigoria, resistenza alle malattie, minor stress. C'è comunque un particolare riguardante l'alimentazione che non va però sottovalutato: come fornire cibo ai polli al pascolo senza che questo si rovini con l'esposizione a pioggia, guazza, gelo e altre avversità atmosferiche?
In generale si può costruire una piccola tettoia in legno dove sistemare abbeveratoi e mangiatoie protetti dalle intemperie, in modo che gli animali possano però accedervi liberamente. Ma se non pensate di avere sufficienti abilità manuali per autocostruirvene una, ecco che da Novital arriva una interessante alternativa.
Come collaboratore dell'azienda ho potuto infatti testare in anteprima il nuovo modello di cavalletto con copertura antipioggia adatto a proteggere mangiatoie e abbeveratoi destinati ai polli al pascolo. Il cavalletto a tre gambe è equipaggiato con una copertura il plastica piramidale dotata di un'ampia apertura a zip su un lato, che permette la ricarica della mangiatoia senza problemi. La catena centrale permette di appendere la mangiatoia o l'abbeveratoio alla giusta altezza, che equivale di solito all'altezza media della testa dei polli che alleviamo. In questo modo gli animali sprecheranno molto meno cibo e per terra rimarrà poco per roditori e affini. Attenzione anche a posizionare la mangiatoia in modo che ma copertura sia sufficientemente vicina, in modo che non piova di stravento e che non si bagni quindi il cibo.
Il risultato al momento è ottimo: gli animali si sono abituati al nuovo sistema di somministrazione del cibo in un paio di giorni, e al momento nonostante qualche pioggia e la guazza notturna il cibo si mantiene in ottime condizioni e la mangiatoia non si bagna. Io l'ho posizionata sotto un albero da frutta, e la copertura impedisce anche a foglie morte e detriti di finire dentro la mangiatoia. Vi lascio con un video in cui mostro montaggio e utilizzo di questa bella soluzione, pratica da utilizzare. Per maggiori informazioni sul prodotto potete inviare un messaggio privato agli account Facebook e Instagram di Novital. A presto!
Alla fine è arrivato l'autunno. Si è fatto preannunciare da giornate piovose, albe fredde, colori caldi e atmosfere rarefatte. Le zucche che quest'anno abbiamo piantato nell'orto si sono fatte enormi. Acquistate come zucche butternut, hanno assunto tutt'altre caratteristiche. Aspetteremo quindi il momento dell'assaggio per capire se siano buone o meno.
I melograni hanno fatto pochissimi frutti, che ora iniziano anche a spaccarsi, lasciando intravedere i semi come piccoli rubini rossi al loro interno.
Le mie galline di Polverara sono al momento al pascolo. Per me un ottimo modo di risparmiare sulla dieta e riuscire a non attrarre roditori, per loro una vita certamente più sana e con la possibilità di becchettare gli ultimi chicchi d'uva e i cachi caduti dagli alberi.
Già, i cachi. Mai come quest'anno essi sono stati vittime delle cimici asiatiche, che le hanno rovinate e che hanno aperto poi la strada agli attacchi di altri insetti, come cetonie e vespe. Sulle loro ferite banchettano poi mosche, vanesse Atalanta e vanesse Io, che nelle giornate di sole sembrano scuri fiori colorati tra le foglie scure.
Sul confine dell'orto i cespugli di Aster stanno mostrando tutta la bellezza delle loro fioriture viola e ciclamino. Talamo nuziale per farfalle e falene, terreno di caccia per formiche e opilioni, i settembrini presto verranno spostati, al termine dei lavori che vedranno l'orto completamente rinnovato.
Quest'anno ho piantato tardissimo il mais da pop-corn, perché avevo perso il sacchetto contenente i semi. Riusciranno a maturare le pannocchie? Le piante sono ancora per lo più ben verdi. Sarà il caso di costruire loro attorno una serra in tessuto non tessuto?
Da una pianta di melanzane spettatasi col vento è nata una splendida pianta di Solanum torvum, che ne era il portainesto e che ora mostra infiorescenze bianche e gialle di aspetto delicato, molto in contrasto con il vigore dell'arbusto ormai più alto di me. Lo proteggerò dal gelo e il prossimo anno lo reinnesterò in modo da avere più varietà di solanacee da una sola pianta.
Nell'orto le piante di pomodoro sono secche e avvizzite, ma alcune portano ancora le ultime bacche gialle e rosse, ormai avvizzite e rovinate. Non resta che toglierle, dando ai polli al pascolo gli ultimi frutti rossi da becchettare.
Tra l'erba alta sono spuntate delle piante di bieta, ricacci vigorosi di quelle che abbiamo tagliato e cucinato mesi fa. Poca cosa, certo, ma anche loro finiranno presto su una padella sfrigolante con aglio, olio e sale.
Infine, le due ultime piante a esser colte nell'orto saranno i porri. Saporiti, perfetti per soffritti e frittate, alla loro dipartita l'erba verrà tagliata, il terreno pulito e fresato, e l'orto infine resterà silente per tutto l'inverno. ne cambieremo infatti forma e dimensioni, per renderlo più adatto alle esigenze della nostra famiglia.
L'autunno è arrivato, e con esso tanti piccoli e grandi lavori da iniziare e da finire.
Quest'autunno, nell'orto, sta svettando un piccolo gigante. Ha foglie grandi e spine lungo tutti gli steli: si tratta di un esemplare di Solanum torvum, una solanacea che raggiunge dimensioni davvero ragguardevoli. E come ci è arrivata questa specie nell'orto? È presto detto: S. torvum è comunemente usato come portainnesto delle melanzane, cui conferisce vigore e una certa protezione contro le malattie delle radici. Nel caso specifico, una delle nostre piante di melanzana si è spezzata quasi alla base a causa del peso eccessivo dei frutti e da ciò che ne restava il portainnesto ha prodotto nuovi germogli vigorosi che hanno appunto fatto nascere la pianta che ora possiamo ammirare.
S. torvum può sopravvivere fino a 4-6 anni, riuscendo a tollerare temperature invernali attorno ai - 6°C. Quest'inverno quindi lo proteggerò dalle gelate abbondanti e in primavera proverò a reinnestarlo, piuttosto in alto, con nesti di varietà diverse di melanzana: lo scopo sarà quello di ottenere un vero e proprio alberello di S. torvum che produca ortaggi ad altezza d'uomo. È chiamato anche fico del diavolo o bacca turca, e in estremo Oriente pare che le sue bacche, amare, vengano utilizzate in cucina, così come i suoi germogli quando sono ancora privi di spine. Io ammetto che non nutro eccessivo desiderio di assaggiarlo, ma lo userò volentieri come portainnesto appunto, non solo per le melanzane ma anche per peperoni e pomodori se potrò.
Fare il compost in casa: ecco come procedere.
Come fare il compost in casa? Oggi torniamo a parlare delle abilità del buon fattore e vediamo insieme come ottenere un concime naturale, di ottima qualità,
sfruttando il materiale di scarto proveniente dal giardino, dall'orto
e – perché no? - anche dalla nostra cucina.
Iniziamo a fare chiarezza intanto su
alcuni termini, e cerchiamo di capire cosa è il compost. Il compost
è il risultato di un processo di umificazione che coinvolge
microrganismi e invertebrati di varie specie, in particolari
condizioni di ossigenazione dei materiali, di umidità e di rapporti
tra elementi chimici. Ne risulta un humus omogeneo, ricco di sostanze
nutritive, di color bruno scuro; tale prodotto influenza le proprietà
chimico-fisiche del suolo, ed è un ottimo ammendante praticamente
per ogni tipo di terreno.
100 Kg di materiale compostato
correttamente daranno alla fine 10 Kg di materiale organico, mentre
un'uguale quantità di letame fornirà alla fine solo 4 kg di
materiale organico. Tale differenza è dovuta al maggiore equilibrio
nella composizione del primo e alla sua minore percentuale d'acqua
iniziale complessiva.
Le materie organiche da noi fornite
verranno decomposte più o meno lentamente da micro e macro
organismi, di decine di specie diverse, ognuno dei quali interverrà
ad un ben preciso stadio della maturazione del compost. Affinché
queste creature prosperino, il materiale dovrà avere una certa
umidità, essere in grado di ricevere una certa quantità d'aria e
infine avere un corretto rapporto tra materiale ricco in carbonio e
materiale ricco in azoto. Il rapporto tra questi due elementi chimici
(C/N) andrà ad influenzare le caratteristiche finali del compost.
Per fare il compost in casa
inizialmente si va a preparare la miscela mescolando materiali
organici ricchi in carbonio con materiali ricchi in azoto. Come si
può riconoscere i primi dai secondi? Esiste una regola empirica
molto semplice. I materiali organici secchi in cui prevalgono i
colori giallo e marrone sono ricchi in carbonio (corteccia, ramaglie,
foglie secche), mentre i materiali umidi di colore verde (sfalcio del
prato, foglie fresche, avanzi di cucina) sono generalmente ricchi in
azoto. Nel cumulo del compost, un buon rapporto C/N ha valori
compresi tra 25 e 35.
I lombrichi, tra i principali alleati nella realizzazione del compost
La prima fase che possiamo riscontrare
nel fare il compost in casa è quella di biossidazione: insetti e
altri invertebrati sminuzzano il materiale di partenza, quindi la
frazione organica più facilmente assimilabile viene attaccata dai
microrganismi, che consumano aminoacidi e zuccheri producendo Co2,
H2O e sali minerali. Questa fase è importantissima, perché le
trasformazioni chimiche operate dai microrganismi determinano un
'innalzamento della temperatura nel cumulo che può arrivare a
55-60°C che comporta una sorta di sterilizzazione naturale del
materiale organico: vengono infatti ad essere inattivati patogeni
pericolosi e i semi di molte piante infestanti. Inoltre sono eliminati anche molti microrganismi non termofili che avevano
dato origine alle prime fasi della decomposizione.
La seconda fase è detta di
maturazione. In essa la temperatura cala fino a quasi 45°C, e
iniziano a prendere il sopravvento diversi microrganismi, funghi (che
con le loro ife iniziano a decomporre lignina e cellulosa) e infine
altri invertebrati capaci di nutrirsi della frazione lignea più
resistente. È in questa fase, che può richiedere dai 4 ai 12 mesi,
che avviene la vera umificazione della sostanza organica.
Nel compostaggio un ruolo fondamentale è giocato dai funghi.
Affinché tali fasi possano compiersi
occorre che il materiale organico abbia una corretta umidità, pari a
circa il 55%, e il giusto apporto di ossigeno: se quest'ultimo fosse
basso infatti andremmo incontro alla formazione di processi
putrefattivi in grado di sprigionare cattivi odori.
FARE IL COMPOST IN CASA: QUALI
MATERIALI IMPIEGARE?
Vediamo ora una serie di materiali che
possiamo impiegare nel compost e quali, invece, sarebbero da evitare.
Materiali ricchi in carbonio: paglia,
fieno, foglie secche, ramaglie sottili, cartone non trattato,
segatura, cippato secco, tessuti organici non trattati (lana, cotone,
eccetera), canne secche di bambù.
Materiali ricchi in azoto: sfalcio del
prato, scarti dell'orto, avanzi di cucina, foglie fresche, letame e
deiezioni di animali domestici.
In generale, andrebbero evitati alcuni scarti
di cucina, ad esempio quelli di natura animale: tendono infatti a produrre cattivi odori
e richiamano inoltre roditori di varia specie, che divengono presto
un problema. Meglio fare a meno di inserirli quando dobbiamo fare il
compost in casa, specie se la compostiera è situata in giardino o
vicino alle abitazioni.
Nel fare il compost in casa alterniamo strati di materiali ricchi in azoto con materiali ricchi in carbonio.
Partendo dal suolo, per garantire fin
da subito un adeguata quantità di ossigeno agli strati più bassi
del cumulo, iniziamo con uno strato di ramoscelli e canne. Quindi
aggiungiamo uno strato di materiale ricco in azoto (erba, scarti di
cucina), poi uno strato di materiale ricco in carbonio (foglie
secche, paglia), e continuiamo fino ad ottenere un cumulo di circa un
metro di altezza. Il cumulo andrà periodicamente
rivoltato, in modo da riattivare le varie fasi del processo di
compostaggio.
Fate attenzione con le deiezioni degli animali da cortile: oltre ad attirare molte mosche e insetti, possono - se troppo concentrati o poco decomposti - finire per danneggiare l'apparato radicale delle piante (questo vale soprattutto per la pollina. Mescolate sempre il letame con segatura o foglie secche, e fate attenzione a lasciar passare molti mesi (10-12) prima di usare il compost da esso ottenuto.
LA COMPOSTIERA
Per fare il compost in casa, se gli
spazi in giardino ci sono limitati, avremo bisogno di una
compostiera. Questa potrà essere acquistata oppure costruita in
autonomia, seguendo poche indicazioni.
Per prima cosa, assicuratevi che i regolamenti comunali non dettino dei vincoli specifici per la realizzazione di compostiere o concimaie; in particolar modo controllate se sia obbligatorio o meno la presenza di un fondo cementato, determinate distanze dalle abitazioni, eccetera.
Compostiere semplici ma efficaci possono essere costruite in casa.
Una volta capito i termini per cui, nel vostro paese, è lecito costruire una compostiera, potrete scegliere tra i molti modelli in commercio oppure decidere di autocostruirne una da soli.
Un modello molto semplice di compostiera è costituito da un cassone in legno senza fondo, con le assi che costituiscono le pareti laterali distanziate tra loro di un paio di cm. La mancanza di fondo aiuterà lombrichi e altri invertebrati a colonizzarla mentre le fessure sui lati permetteranno la necessaria ossigenazione a tutti i livelli.
Nella compostiera le pareti dovrebbero permettere sempre una corretta areazione.
Per fare il compost in casa si può anche realizzare una compostiera molto semplice costruendo una sorta di gabbia in rete metallica zincata robusta, con maglie di circa 1 x 1 cm. Esternamente la gabbia dovrà essere rivestita con un telo ombreggiante, come quello usato nei cantieri. Questo tipo di compostiera ha il vantaggio, se ben realizzata, di tenere lontani i roditori pur mantenendo possibile l'ingresso agli invertebrati utili.
Qualunque tipologia di compostiera sarebbe bene che fosse dotata di un coperchio adeguato, in modo da impedire il dilavamento da parte delle piogge e l'eccessiva disidratazione. Anche il coperchio potrebbe essere realizzato in rete zincata a maglie strette coperto con telo ombreggiante. Risulta importante la presenza di un'apertura nella zona bassa del contenitore, dalla quale andremo ad estrarre il compost finito al termine del processo. Il primo materiale che avremo inserito infatti si sarà trasformato - dopo 8 o 10 mesi - in un ottimo concime, e togliendolo faremo scendere gli strati soprastanti che saranno poi i prossimi ad essere degradati.
La compostiera dovrà essere posizionata in un angolo almeno parzialmente ombreggiato, in modo da evitare che si disidrati troppo in fretta. Piuttosto potrebbe essere necessario, in caso il materiale al suo interno si secchi eccessivamente, bagnare regolarmente il cumulo. La posizione ideale è sotto un albero che perda le foglie d'inverno: resterà così più fresca in estate e risulterà scaldata dal sole in inverno.
Il soffice e ricco humus scuro si ottiene dopo alcuni mesi di maturazione.
COMPOSTAGGIO SUL BALCONE
Entro certi limiti, anche in città è possibile fare il compost in casa, o per la precisione sul balcone.
Occorrerà un contenitore, di capienza variabile tra i 5 e i 100 litri. Chiaramente, più il contenitore sarà piccolo meno sarà facile instaurare una comunità stabile di microrganismi in grado di trasformare gli scarti vegetali in humus. In commercio esistono numerosissimi modelli di compostiere da balcone; quelli più piccoli spesso sono dotati di filtri al carbone attivo per ridurre gli odori provenienti dal contenitore. Vanno posizionati all'ombra, in modo che non si surriscaldino. A seconda del modello o del tipo di realizzazione artigianale potrebbe esser necessario predisporre un sottovaso in cui raccogliere i liquidi che percolano dal fondo. Ricordate infatti che il compost "d'appartamento", spesso troppo ricco di materiale umido, può produrre liquami. Le compostiere da balcone possono essere "innescate" con qualche manciata di terriccio proveniente da una compostiera ben avviata, in modo da introdurre lombrichi e microrganismi. Massima attenzione va posta ad eventuali odori molesti, che potrebbero attirare roditori o comunque rendere difficili i rapporti col vicinato.
Gli onischi sono crostacei che si nutrono di vegetali in decomposizione.
QUALI ORGANISMI POTREMO TROVARE?
All'interno delle compostiere scoprirete che saranno moltissimi gli organismi che vi aiuteranno a fare il compost in casa. Gli invertebrati la faranno da padrone, ma ognuno di loro avrà un ruolo differente e interverrà a stadi differenti di maturazione del cumulo. I lombrichi sono i più noti tra gli organismi in grado di trasformare gli scarti vegetali in humus. Sono degli anellidi, animali segmentati che hanno conquistato innumerevoli habitat marini e terrestri. Molte specie trascinano nottetempo i detriti vegetali nelle loro gallerie sotterranee, sminuzzandoli e favorendone così il consumo da parte di altri organismi. Inoltre migliorano la struttura del suolo, scavando gallerie che arieggiano e drenano il substrato. Tra i crostacei, gli onischi (come Porcellio scaber e Armadillium vulgare) sono i più comuni decompositori dei giardini che possiamo rinvenire anche nelle compostiere. Si nutrono di materia organica già attaccata da funghi e batteri, e richiedono una certa quantità di umidità ambientale per vivere. I ditteri, come mosche e moscerini, contribuiscono alla realizzazione del compost grazie alle loro larve, comunemente chiamate bigattini: animaletti bianchi simili a vermi che colonizzano in poco tempo gli scarti di frutta e verdura cotta che finiscono nella concimaia. Tra tutte le specie vale la pena ricordare le drosofile, o moscerini della frutta, e le mosche soldato Hermetia illucens, le cui larve sono eccezionali decompositrici di materiale organico vario, dagli escrementi agli scarti di cucina. Sempre tra gli artropodi, i minuscoli collemboli si nutrono di detriti vegetali, alghe e microbi. Una menzione speciale va alle larve dei coleotteri cetonini, come Cetonia aurata e Protatia cuprea: bianche, carnose e incurvate spesso a "C", vengono spessissimo confuse con le larve dei maggiolini, con cui a parte la forma hanno poco a che fare: infatti sono utilissime decompositrici, che tra l'altro aiutano in una fase importantissima della realizzazione del compost, ovverosia quella della distruzione del materiale ligneo (come rametti e pezzi di tronchi), grazie alla presenza nel loro apparato digerente di batteri in grado di digerire la cellulosa.
Le larve dei cetonini possono digerire anche il materiale ligneo.
Quest'anno, durante il lockdown, le notti di Camponogara risuonavano del canto monotono e leggermente lugubre del più piccolo gufo italiano, l'assiolo (Otus scops). I nostri nonni lo chiamavano, qui nel Veneziano, "El ciò", e gli avevano dedicato una breve filastrocca: "Ciò, Ciò, no xè pì ora de 'ndare filò".
E a furia di cantarla, questa filastrocca deve aver fatto effetto: l'assiolo infatti è ora piuttosto raro e localizzato, ed non è così comune incontrarlo. Eppure laddove persistono alberi cavi e vetusti, e parchi ben strutturati, può capitare ancora di sentirlo: il suo canto ad esempio si può ancora udire a Venezia, città molto più verde di quanto si crederebbe.
Immobile, sarebbe scambiato per un ceppo... se non avesse gli occhi!
E anche a Camponogara a quanto pare è tornato, visti i noiosi concerti notturni di questa primavera. Non solo, l'assiolo ha pure nidificato, come dimostra questo pullo rinvenuto oggi da alcuni ragazzi in pieno centro città. Il giovane rapace non aveva però bisogno di aiuto: era caduto a terra nel corso dei primi tentativi di volo tipici di questa specie. Ho quindi provveduto a costruire una cassettina in legno in cui adagiarlo, cassetta che poi ho posizionato su un lato riparato del tronco dell'enorme Pioppo che probabilmente ne ha ospitato il nido. I genitori potranno così continuare a nutrirlo, e lui, sempre più abile e forte, presto si involerà definitivamente, pronto a lanciare il proprio stridulo richiamo nelle notti estive.
Meraviglia.
Immobile lungo lo stelo di una pianta di finocchio, il giovane bruco di macaone (Papilio machaon) attende di fare la muta che gli permetterà di cambiare livrea. Un tempo era facile vederli negli orti, dove si cibavano di foglie di ombrellifera (come le carote, il prezzemolo e - appunto - il finocchio) senza del resto arrecare comunque danni rilevanti. Ora incontrarli è diventato più raro ma certamente restano uno degli ospiti selvatici più belli e affascinanti che i nostri orti possano ospitare. Se volete aumentare le possibilità di vederlo, piantate ruta, carote e finocchietto in qualche angolo del giardino, e se sarete fortunati qualche macaone potrebbe decidere di deporvi le uova.
Nel giardino della casa dei nonni di mia moglie, per una trentina di anni o più, questa pianta di erba luisa (Aloysia citriodora) aveva continuato a crescere. Incurante dell'abbandono della casa da parte dei proprietari, rischiava però di essere sommersa da erbacce e rampicanti. Così, alcuni anni fa, decisi di trapiantarne l'enorme (per la specie) fusto in un grande vaso e di tentare di portarla con noi, per evitare che questa eredità dei nonni di mia moglie venisse a mancare. Le sue foglie, sottili come quelle del salice ma dal verde tenero acceso, al solo venir urtate rilasciano un profumo intensissimo di limone. Una vera meraviglia per i sensi. Quest'anno vorrei provare da un lato a riprodurla per talea, e dall'altro a ricavarne un liquore o aromatizzare una grappa, usi per cui questa pianta è famosa. Ma ne farò seccare anche alcune cime fiorite e foglie, per usarle in decotti questo prossimo inverno, ai primi segni di malattie respiratorie. Insomma, una pianta antica, preziosa eredità vivente di una delle nostre famiglie d'origine.
Immobile sul tronco di un ulivo, una grossa falena, un nottua (Noctua comes), resta perfettamente immobile, confidando nell'eccellente mimetismo che la rende pressoché invisibile sulla corteccia. Ma se venisse disturbata, offrirebbe all'aggressore uno spettacolo insolito: spiccando il volo infatti mostrerebbe le ali inferiori, di un bel giallo ocra adorno di una striscia nera, che la renderebbero simile a una strana fiammella a intermittenza. Il suo bruco può causare danni negli orti, essendo polifago e nutrendosi di una gran quantità di piante. Gli adulti sono attratti dalle sostanza zuccherine e non è raro trovarli, assieme ad altri congeneri e a vari coleotteri, sui tronchi feriti degli alberi trasudanti linfa zuccherina.
Da anni non ne vedevo uno. Eppure quest'anno a Venezia ho visto ben tre meravigliosi maschi di maggiolino (Melolontha melolontha). Un tempo questo coleottero era estremamente diffuso e al suo sfarfallare in maggio (spesso con cadenze triennali, seguendo il lungo ciclo vitale dell'animale) gli agricoltori si mettevano le mani nei capelli, temendo la devastazione defogliante con le ali che tali animali rappresentavano. I danni causati erano ingenti, e ad essi si aggiungevano quelli che le larve, radicicole, provocavano negli orti e nei campi coltivati. Ora, causa i cambiamenti nei metodi di coltivazione e l'inquinamento, i maggiolini sono fortemente rarefatti e incontrarli non è più così comune. Ma ai miei occhi hanno sempre lo stesso fascino, squadrato e vagamente robotico, che avevano quando, da bambino, in maggio ne aspettavo l'arrivo.
***
Nella fretta di tutti i giorni, negli impegni lavorativi, nelle attenzioni che voglio dedicare alla mia famiglia perdo sempre più la possibilità di scrivere e creare contenuti per questo blog. Ma in queste pagine è racchiusa tanta della mia storia personale, e per questo sono deciso a continuare in qualche modo a portarlo avanti. Per questo, in attesa di poter realizzare articoli più lunghi e complessi, inizierò a pubblicare qui con una certa regolarità i contenuti presenti sul mio account Instagram (https://www.instagram.com/andrea.mangoni/), in modo da continuare a mantenere comunque con chi mi seguiva qui un legame ed un dialogo. A presto e buona vita!
31 dicembre. Dopo mesi riesco a prendermi il tempo per fare due passi in campagna con la macchina fotografica. Niente lavori da fare. Niente corse. Un'ora di pace. Una sola compagna, Diana, sempre al mio fianco. Dopo l'incidente dello scorso anno, in cui una macchina l'ha investita, si è ripresa a meraviglia nonostante l'età. E si, non si chiama più Virgola. Ha vinto mio papà, e lei lo idolatra.
Prima di varcare il cancello l'occhio cade sulla cassetta nido fissata all'albero di caki. Questa primavera, dopo tanti anni passati in attesa, la cassetta è stata abitata da una coppia di cinciallegre e dalla loro prole. Era un mio desiderio, piccolo ma antico, e vederlo realizzato è stata una gioia imprevista in un anno avaro di soddisfazioni agresti.
L'erba è bagnata e profumata. Qua e la svettano gli ultimi pappi del tarassaco, fittamente imperlinati di brina disciolta. Il passaggio di Diana, imperterrita, li piega e ne disperde tra gli steli i candidi semi bagnati e appesantiti.
Trai rami degli alberi, in lontananza, spiccano i nidi abbandonati delle gazze. Non se ne erano mai visti negli ultimi vent'anni. Ora ci sono loro, ma sono spariti quelli dei merli, un tempo comuni tra le vigne.
Già, le vigne. Che dormono serene in attesa di un traumatico febbraio, quando saranno potate e legate. Le vigne di Merlot che speravo di reinnastare con la Curbinea, senza successo. Le vigne di mio nonno, ogni anno decrepite, ogni anno giovani e fresche.
Mi avvicino ai fossati. I vecchi fossati della mia terra. Sono pieni d'acqua, ma per quanto durerà? Quest'anno riusciranno a mantenere il loro prezioso contenuto per tutta la primavera?
I salici capitozzati si rispecchiano sulle acque ferme. I loro rami spogli sembrano radici che sprofondano e si ancorano in un cielo azzurro. Tra poche settimane metteranno foglie tenere e luminose, delicate e prorompenti. Non vedo l'ora di rivederle scintillare argentee al sole.
Le foglie delle roverelle e i semi degli aceri campestri, rimaste appese ai rami nudi, brillano controsole, mostrando i più fini dettagli della loro struttura. Mi fermo alla concimaia, delimitata da vecchie travi. Ne sposto una per rimetterla dritta, e scopro sotto di essa un lucido e brunito rospo smeraldino (Bufotes viridis) accovacciato in una tonda cavità, immerso in un profondo letargo. Sogna? E cosa? Rimetto al suo posto la trave. Fai buon riposo, e torna a rallegrare la campagna coi tuoi cori, in primavera.
Torno verso casa. Lungo la carreggiata, controsole, le gocce sugli steli delle erbe riflettono un mondo capovolto. Ondeggiano al vento, e quando Diana urta l'erba quei minuscoli mondi esplodono in una miriade di sprazzi di luce.
Chiudo il cancello della campagna. Sul muretto un microscopico mondo sembra illuminato dalle gocce. Gli sporangi dei muschi sembrano minuscoli, curiosi alieni.
Buon anno. Buon anno dai mondi capovolti, da quelli addormentati, da quelli minuscoli e da quelli alieni. Buon anno dalla mia campagna antica che ogni anno decide di rinnovarsi. Buon anno anche da me, che spero di esser degno di queste meraviglie e della vostra compagnia.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
Tutto il materiale contenuto nel sito, testi e foto, ed il logo Oryctes.com sono opera del lavoro di Andrea Mangoni salvo ove altrimenti riportato. Ne è vietata la riproduzione, parziale e/o totale, e l'utilizzo senza l'autorizzazione degli autori.