Gallo e galline Livorno del vecchio ceppo del 1920 portato in dote dalla nonna di Tiziano Gardi.


Il post di oggi è un po' particolare, perché racconta una storia vera di amore e di tradizione che sorpassa i decenni. È purtroppo anche una storia dal finale piuttosto amaro, ma non sempre si può sperare che le cose belle continuino per sempre. 

Correva l'anno 1920. Una giovane di buona famiglia, nata a Castiglione del Lago (PG) nel 1894, si era innamorata di uno dei mezzadri del padre. A nulla valsero le esortazioni della famiglia: il suo amore per quell'uomo più giovane di lei di quattro anni era troppo grande e troppo forte. Ma la
Superbo gallo di Croad Langshan, colorazione blu. Foto per cortesia di Debi Vanderlinden Valerga, allevatrice degli esemplari di queste immagini.

Quando, il 15 febbraio del 1872, i primi esponenti di questa straordinaria razza giunsero per la prima volta in Inghilterra destarono un vivo interesse. Erano giunti al maggiore Croad da una località del nord della Cina, e alla morte del maggiore fu un'altra nipote ad acclimatare la razza in Inghilterra. Il successo fu notevole, tanto che nel 1878 vennero importate in America, e nel 1879 in Germania. Gli splendidi animali si ambientarono molto bene e dettero origine a una discendenza diffusa, tanto che in certi casi si tocco nei loro confronti un entusiasmo davvero notevole, anche in Italia.

Gallo di langshan, da "Pollicoltura", di G. Trevisani, 1896.

La razza proveniva da una regione della Cina vicina a Nantong, nei pressi del fiume Yangtse-Kiang. Il nome Langshan deriva dal termine Lang-Shan, che significa "due colline", e che indicava la vallata posta tra due colline in cui questi polli erano stati selezionati per secoli. Gli animali di questa razza erano allevati specificatamente per fornire olocausti ai templi locali. Una volta giunti in
Una chioccia di Robusta Lionata al pascolo coi suoi pulcini. Foto di Susanna Paolillo per la pagina Facebook Avicoli che passione e... che stress!

Dopo un lungo stop, torna l'appuntamento con le "abilità" che il buon fattore moderno dovrebbe avere. Dopo aver visto come realizzare e gestire un pollaio, vediamo come popolarlo, ovverosia come far nascere da soli i nostri animali svincolandoci così dall'obbligo di acquistare regolarmente nuovi pulcini. Le due vie utilizzabili sono l'incubazione naturale, mediante una chioccia, e l'incubazione artificiale, attuata cioè con un'incubatrice. Iniziamo a vedere più da vicina la prima di queste due strade.

La chioccia è perfettamente in grado di badare con attenzione a tutti i pulcini affidatele. Foto di Susanna Paolillo per la pagina Facebook Avicoli che passione e... che stress!

Iniziamo col dirlo: in generale, la chioccia è la migliore incubatrice - e ha l'indubbio vantaggio di svincolarci dall'energia elettrica per la schiusa dei nostri animali. Nel blog abbiamo parlato diverse volte dell'incubazione naturale, e in particolar modo sono stati pubblicati alcuni articoli molto esaustivi sulle chiocce, la loro gestione e le problematiche ad esse correlate. Vi rimando quindi
Luna crescente. Clicca per ingrandire.

Anche quest'anno è trascorso, il 2015 è arrivato e come di consueto il nostro blog fa iniziare questo nuovo ciclo col calendario lunare per le incubate, oramai divenuto un appuntamento fisso. In passato abbiamo già parlato dei periodi migliori per far nascere i pulcini e dell'influsso della luna sulla schiusa delle uova. Sappiamo che i contadini di un tempo erano soliti mettere a incubare le uova in modo che i pulcini nascessero con la luna crescente, nella convinzione che questi sarebbero risultati più forti e robusti. La credenza in questione sembrava rafforzata dal fatto che molte chiocce si mettono a covare in modo da far schiudere i pulcini proprio in questo periodo. Molti allevatori hanno in effetti potuto constatare che i piccoli nati nel periodo compreso tra la luna nuova e la luna piena spesso sono davvero più forti e mostrano una crescita più veloce ed equilibrata. Per cui si può provare a programmare le nascite in maniera tale che avvengano in questo periodo, semplicemente mettendo ad incubare le uova da 20 giorni prima della luna nuova a 21 giorni prima della luna piena. Ovviamente per gli avicoli che non siano il pollo, dovrete modificare questo concetto sulla base della durata in giorni dell'incubazione per le singole specie. 
Eccovi quindi un calendario lunare per il 2015 con relativo periodo propizio all'incubazione. Per ogni sicurezza quest'ultimo è stato calcolato dal giorno successivo alla luna nuova al giorno della luna piena. 

  • GENNAIO 2015Luna nuova 20/1; Luna piena 3/2. Per far nascere in questo periodo, bisognava incubare dal 1/1 al 14/1.  
  • FEBBRAIO 2015Luna nuova 18/2; Luna piena 5/3. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 30/1 al 12/2.  
  • MARZO 2015 Luna nuova 20/3; Luna piena 4/4. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 1/3 al 14/3. 
  • APRILE 2015Luna nuova 18/4; Luna piena 4/5. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 31/3 al 13/4.
  • MAGGIO 2015Luna nuova 18/5; Luna piena 2/6. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 29/4 al 12/5.
  • GIUGNO 2015 - Luna nuova 16/6; Luna piena 2/7. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 28/5 al 11/6. 
  • LUGLIO 2015Luna nuova 16/7; Luna piena 31/7. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 27/6 al 10/7. 
  • AGOSTO 2015 - Luna nuova 14/8; Luna piena 29/8. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 26/7 al 9/8.
  • SETTEMBRE 2015 - Luna nuova 13/9; Luna piena 28/9. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 25/8 al 7/9.
  • OTTOBRE 2015Luna nuova 13/10; Luna piena 27/10. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 24/9 al 7/10.
  • NOVEMBRE 2015 - Luna nuova 11/11; Luna piena 25/11. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 23/10 al 4/11.
  • DICEMBRE 2015 - Luna nuova 11/12; Luna piena 25/12. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 22/11 al 4/12.
  • GENNAIO 2016 Luna nuova 10/1; Luna piena 24/1. Per far nascere in questo periodo, incubate dal 22/12 al 3/1.
Fin qui i periodi favorevoli SECONDO IL CICLO LUNARE. Io ammetto di essere molto possibilista in proposito, visto che in questi anni le incubate schiuse con la luna piena o crescente si sono rivelate robuste, con alti tassi di schiusa e bassissima se non nulla mortalità nelle prime settimane. Come sempre però mi raccomando, fate le vostre prove e verificate quanto di vero ci sia nelle vecchie tradizioni e nella saggezza contadina.
Nel frattempo vi auguro un 2015 ricco di soddisfazioni e di gioie nel vostro allevamento! Buon lavoro e alla prossima!

ALTRE LETTURE INTERESSANTI

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Un superbo gallo di razza Polverara della selezione dei coniugi Ongaretto. Foto Andrea Mangoni.

Questo è uno di quei post che non vorresti mai scrivere. Si tratta del mesto resoconto di uno dei tanti problemi che affliggono il nostro Paese, in tutti i campi: un triste, squallido, meschino campanilismo.

La Polverara è una razza che vive, ora come ora, un momento di crisi. A quasi quindici anni dalla sua rinascita, nella maggior parte degli allevamenti è andata incontro a una costante degenerazione di alcuni dei caratteri di razza. Ad esempio, gli orecchioni sono in
Le sàndane (Cornus sanguinea) e le scope che se ne ricavano.


Già in passato in questo blog abbiamo parlato di piante usate per la realizzazione di scope tradizionali e rustiche. In quella occasione avevo accennato a una particolare scopa realizzata con le sàndane, un arbusto locale; l'occasione per tornare a parlare di questo argomento mi viene data dall'incontro, durante,  una manifestazione rievocativa del mondo contadino del veneziano, con Dino Mancin, di Camponogara (VE), esperto realizzatore di scope vegetali con metodi tradizionali. 

Dino Mancin, di Camponogara (VE).

In seguito ho scoperto anche di essere imparentato col sig. Mancin, in quanto mia nonna Elvira era sua cugina. Un ulteriore legame, questo, col mondo contadino di cui tante volte vi ho già parlato. Ma andiamo a vedere nel dettaglio il vero soggetto di questo articolo. 


Scopa di sàndane (in basso) e di saggina (in alto).

Ecco due differenti scope. Mentre quella più in alto a destra, più ordinata e regolare, è fatta di saggina, quella più lunga e grezza è fatta di sàndane. Ma che cosa sono le sàndane?

Col nome di sàndane si intende nel dialetto locale la pianta del sanguinello (Cornus sanguinea), un arbusto flessibile e resistente che cresce - o meglio, cresceva -  regolarmente lungo le rive dei fossati. Si tratta di una

Oggi vedremo in questo breve video come costruire una pulcinaia d'emergenza in economia, partendo da materiali riciclati a costo zero. Questo contenitore d'allevamento vi potrà tornare utile in caso vi troviate a dover alloggiare dei pulcini derivanti da una nascita imprevista, da un regalo o simili situazioni. Utilizzare materiali semplici, come scatole di cartone e cassette per la frutta, vi permetterà di accedere a una buona quantità di materie prime gratuite, facilmente reperibili come sittoprodotti anche solo facendo la spesa al supermercato.
Come ho più volte sottolineato anche nel video, si tratta di una sistemazione d'emergenza che nella sua semplicità non può completamente sostituire una pulcinaia o allevatrice tradizionale. è importante soprattutto mantenere il contenitore pulito, cambiando i giornali o fogli di lettiera quotidianamente, e sostituire lo scatolone con altri più grandi mano a mano che gli animali crescono. Come sempre, il video è disponibile anche in HD, basta selezionare il comando apposito. Alla prossima!
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LETTURE IN TEMA

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Un pulcino di Gallina Polverara nato davvero per... miracolo.


Sono questi i momenti che più di ogni altro fanno piena la mia esperienza di allevatore. Sono le storie che non dovrebbero essere, che sono di per se stesse dei piccoli miracoli. Eventi che ti fanno pensare "E se non l'avessi fatto, ora cosa ne sarebbe?".

Questo pulcino infatti, a rigor di logica, non dovrebbe esserci. Il padre è un vecchio gallo di oltre 5 anni, divenuto zoppo per via degli speroni troppo lunghi; un difetto, la zoppia, che non gli permette di accoppiarsi bene con le galline. Pur sapendolo ho provato lo stesso a inserirlo nel piano delle riproduzioni di quest'anno. Ho rischiato, sperando che probabilmente sarebbe riuscito a fecondare pochissime uova. Poche settimane fa le femmine che erano con lui hanno iniziato a deporre, e una è divenuta chioccia. Dopo un numero imprecisato di giorni la poveretta ha abbandonato la cova... ho scoperto solo poi che il nido era stato invaso dai dermanissi. Quando ho trovato il nido abbandonato le uova erano ormai gelide... chi può dire da quanto non covasse più? 24, 36 ore?

Ho rischiato il tutto per tutto, portando le uova in incubatrice e dopo un giorno ho effettuato la speratura. Su 17 uova solo 5 erano state fecondate, ma in tutte queste ultime l'embrione era morto... in tutte, tranne in una. Un'ombra scura, piuttosto grandicella, ondeggiava nell'uovo. Ricordo l'emozione nel vedere quel piccolo corpo muoversi all'interno del guscio, su e giù. Non sapendo quanto fosse avanti la cova, ho sperato le uova ogni due giorni e quando mi è parso che fosse arrivato a fine sviluppo l'ho passato in schiusa. ieri la bella sorpresa: il piccolo ce l'ha fatta. Mi auguro di tutto cuore che si tratti di una bella femminuccia, per poter avere la certezza di poterla tenere con me. Ma ciò che più importa, è che la sua vita è qui, ora, prepotente nel reclamare il suo pezzetto di cielo. Il resto può attendere.
I Peri di San Pietro sono tra la prime varietà di pera a maturare.

In questo inizio d'estate si cominciano a raccogliere diversi tipi di frutta, ma a fare la parte del leone sono le drupacee. albicocche, pesche, susine, persino le ultime ciliege. Ma esistono anche alcune varietà di pere che maturano proprio in questo periodo, e in manienra particolare attorno al 29 giugno, data in cui la Chiesa Cattolica festeggia San Pietro: proprio per questo tali varietà sono chiamate di solito Peri di San Pietro o, come accade qui in Veneto, Peretti Sampieroi.

I singoli frutti sembrano piccoli gioielli arrotondati.

Si tratta di differenti antiche varietà diffuse lungo la penisola e che sembrano avere diversi punti in comune tra
Giovane maschio di Polverara tortora. Allevatrice D. O., foto A. Mangoni.

Pochi giorni fa ho avuto la fortuna di far visita a una cara amica allevatrice di Polverara, razze che seleziona da molti anni con ottimi risultati. Ad un tratto, mentre osservavo un gruppo di giovani Polverara bianche, l'occhio mi è caduto su un esemplare dalla livrea differente. Appena più scuro, con una livrea che virava quasi al marrone-grigiastro, e penne ben delineate con tinte marroni sul groppone e sul collo. Era un giovane galletto dai tarsi verde oliva, che sfoggiava inequivocabilmente le caratteristiche di una vecchia e oramai data per scomparsa colorazione nota in passato per la Polverara: la colorazione tortora, oggi conosciuta come caki.

Tracce di questa colorazione nella Polverara sembrano essere davvero antiche. In un quadro di Vincenzo Campi realizzato attorno al 1580 si notano in un angolo due galli appesi, entrambi con caratteristiche facilmente riconducibili all'antica Polverara. Uno dei due sembra essere bianco, mentre l'altro mostra una livrea tortora.

Particolare del quadro "La Pollivendola" di Vincenzo Campi.

In seguito in un vecchio catalogo della ditta Lyon dato alle stampe nel 1893 si legge che tra le livree la Polverara può annoverare anche la colorazione tortora. Dopo questa citazione occorrerà veder passare un secolo prima di ritrovare questa caratteristica nella Polverara.
Dobbiamo infatti arrivare alla fine del XX secolo, quando
Abbiamo spesso parlato di pulcini che nascono, di uova da incubare... ma avete mai visto il momento esatto in cui un pulcino? In questo breve video ecco la schiusa di un uovo di Polverara. Godetevi il piccolo magico momento di questa nascita. A presto!



La trinarola, antico strumento agricolo. Foto Andrea Mangoni.

Capita, durante una ristrutturazione, di trovare qualche oggetto che ci parli direttamente del passato e delle nostre famiglie. Nel mio caso, durante alcuni lavori è emersa dai meandri di un ripostiglio una vecchia trinarola.

Che cos'era la trinarola? Oggi non si usa più, ma un tempo trovava applicaėzione nella coltivazione, ad esempio, del mais. Per quello che mi è stato spiegato da un contadino del posto, veniva impiegata per rivoltare e sollevare il terreno ricoprendo la base delle piante di mais, facendo passare l'attrezzo nello spazio compreso tra due file, o trini appunto, di granoturco; da qui il suo nome. Era un lavoro duro che contemplava due attori principali: l'duomo, che spingeva i manubri nella parte posteriore, e il cavallo, che tirava, davanti, legato al gancio anteriore.

Oggi la trinarola non potrebbe essere più usata, a causa dei diversi sistemi di impianto del mais e delle diverse tecniche colturali, ma assume un valore simbolico, la rappresentazione del cibo ottenuto dai nostri nonno con fatica e sudore, in un lavoro corale che univa duomo e animali come parti integranti di un sistema di agricoltura certo meno redditizia ma altrettanto sicuramente più rispettosa dell'ambiente.

Ancora un dettaglio della trinarola. Foto Andrea Mangoni.
Una gallina cova in un nido fatto con cassette della frutta.

Le galline, in fatto di nidi, sarebbero per loro natura piuttosto esigenti. Che poi si adattino a quallo che noi proponiamo loro, è un altro discorso... ma se dipendesse da loro scegliere, avrebbero idee molto chiare sulle caratteristiche che un nido deve avere. Innanzitutto, deve farle sentire sicure: pareti alte, possibilità di sentirsi riparate e nascoste alla vista, buona areazione, tutte caratteristiche che un buon nido dovrebbe avere. A molti allevatori è capitato di trovare galline in deposizione dentro secchi di plastica, sacchi del mangime, dietro tavolati di legno o nello spazio tra due balle di paglia.

Chioccia che cova in un secchio. Foto di Andrea Mangoni.

In effetti, uno dei nidi migliori può essere realizzato semplicemente con un secchio di plastica, sul cui fondo disporre un paio di zolle di terra sminuzzate e coperte con